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Lo spoglio alla festa dell’unità californiana, agli startuppari de’ sinistra si è gelato il sangue

Al Soma StrEat Food Park erano tutti giovani, moderatamente hipster, guardavamo le proiezioni della Cnn su un maxischermo, in una sera di fine estate, qui, in questa bolla anche geografica fatta di matrimoni gay, ecologia canaglia, tutto organic e sustainable.

10 Novembre 2016 alle 06:15

Lo spoglio alla festa dell’unità californiana, agli startuppari de’ sinistra si è gelato il sangue

Foto LaPresse

Better call Stephanie. I dubbi c’erano. Non può essere, non può essere. Però. Il risveglio il giorno dopo nello Startup Basecamp, la casa del Grande Fratello startupparo, è amaro. Abbiamo seguito lo spoglio al Soma StrEat Food Park, una specie di festa dell’unità sotto un ponte in una zona ex industriale, abbiamo mangiato dai food trucks, siamo arrivati moderatamente ottimisti. Erano tutti giovani, moderatamente hipster, guardavamo le proiezioni della Cnn su un maxischermo, in una sera di fine estate, qui, in questa bolla anche geografica fatta di matrimoni gay, ecologia canaglia, tutto organic e sustainable. Certo c’era la profezia di Stephanie, ragazzona americana della Casa, partita nei giorni scorsi per tornare dai suoi a votare, nell’America profonda.
Alla domanda, col sorriso sulle labbra, di noi startuppari de’ sinistra, “e quindi voti Trump?”, lei aveva risposto, seria, “non so ancora”, e a noi si era gelato il sangue, e lei però aveva spiegato che insomma da dove viene lei non ha mai votato per qualche elezione nazionale, solo per cose locali, dunque amici di famiglia, ma adesso era proprio indecisa, perché Hillary proprio no, quella è una bugiarda. Ma Stephanie poi era partita, e qui lo startupper anziano cioè chi scrive si era ricordato esattamente cosa facevano i suoi compagni di scuola a Brescia negli Novanta, “non so”, dicevano, poi la Lega prendeva il 30 per cento, e “non so” dicevano i democristiani loro genitori. Intanto aspettiamo Stephanie, vogliamo interrogarla, capire. La usiamo un po’ come Kevin, il fratello conservatore di Maureen Dowd, che la celebre editorialista del New York Times usa per spiegare Trump. Anche per Kevin, Trump non è “né la prima né la seconda scelta”, però “quella bugiarda proprio no”. Intanto, mentre il faccione di Trump con delle labbra luminose come di un lucidalabbra cangiante appariva nelle schermate Cnn sotto il pannello luminoso di una ditta di materassi, nella nostra festa dell’unità californiana tutti facevamo “booh”, e cresceva la paura e l’umidità. Qualcuno faceva lo spiritoso: andiamo a farci una canna (ieri è passato il referendum sulla marijuana libera, qui). Ma i più seri tra noi aspettavano il ritorno di Stephanie, per capire.

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