Come si fa ad avere successo su internet? Lo spiega la star di YouTube Scott Bradlee

Dal momento che molto dibattito revisionista pare in corso attorno all’idea di postmoderno e alle responsabilità attribuibili a questo volatile concetto, oggi portiamo un contributo.

17 Settembre 2013 alle 14:03

Dal momento che molto dibattito revisionista pare in corso attorno all’idea di postmoderno e alle responsabilità attribuibili a questo volatile concetto, oggi portiamo un contributo, raccontando una piccola parabola che narra di una banale applicazione, non tanto dei principi del postmoderno (per caso, ne esiste qualcuno sintentizzabile in una definizione?) ma piuttosto frutto dell’atmosfera, delle opportunità e dei linguaggi che hanno infine trasformato il postmoderno, più che altro, in un inconsapevole “lifestyle”.
La vicenda è quella di uno sconosciuto pianista del Queens, tale Scott Bradlee, della sua idea che l’ha trasformato in una celebrità della rete e quindi del blog su cui tiene il diario della propria ascesa. Il blog si chiama “Postmodern Jukebox” e là potrete approfondire la sua conoscenza, ascoltare la sua musica e soprattutto vedere i suoi minimalistici videoclip, che sono il veicolo del suo modesto trionfo. Quindi, raccontato in prima persona, potrete leggere il post nel quale Scott decide di condividere con chi lo legga, e magari si trovi ad affrontare le medesime traversie in nome della stessa passione, le sue regole per farcela, i trucchi per venire a galla in un mercato completamente nuovo, com’è adesso quello dello showbiz ad alto quoziente digitale. L’idea artistica di partenza di Bradlee in effetti è commercialmente buona, seppure non di un’originalità travolgente: rielaborare in chiave ragtime – che di volta in volta ribattezza “vintage”, oppure “stile del nonno” – alcuni recenti successi pop, come “Only Girl” di Rihanna o “Thrift Shop” di Macklemore. Ma diamo la parola all’intraprendente Bradlee, che spiega agli adepti come ottenere un milione di visite su YouTube al costo di due felafel (i milioni, nel frattempo, sono diventati tre): “Quattro anni fa ho cominciato a pubblicare la mia musica sotto forma di video autorealizzati su YouTube. Adesso ho dieci milioni di visite, sono il direttore musicale di uno spettacolo teatrale di successo, tengo conferenze Ted, ho scritto le musiche di un videogioco e sono nelle classifiche di Billboard. E tutto è accaduto attraverso i social media. Per riconoscenza vi presento le mie personali cinque regole che dovrete tenere in mente se volete essere i titolari del prossimo video virale in circolazione”. Regola numero 1: il valore del contenuto surclassa la qualità della confezione. E qui Bradlee si dilunga a spiegare come su YouTube il parametro qualitativo sia un X Factor particolare. Il video di “Thrift Shop”, con cui lui ha sfondato, è stato girato con una videocamera da cento dollari, in un’unica sequenza, nel soggiorno di casa sua. Costo: due panini con felafel. In scena lui, i suoi due musicisti e la sua valorosa vocalist. Il fatto è che l’idea era buona, chiara e gradevole. Chi passeggia per YouTube non cerca nuovi Spielberg, vuole divertirsi, scoprire qualcosa di nuovo, condividerlo, scrive Scott. La semplicità (come il convertire una canzone hip hop in una old style) aiuta la comunicazione. Regola numero 2: se devi scegliere tra suono professionale e video professionale, scegli il suono. Un’esibizione visualmente diligente ma dal suono “pro” surclassa delle immagini ambiziose a sostegno di una musica risibile. Difficile dissentire. Regola numero 3: fate qualcosa che possa piacere a un vasto pubblico, ma focalizzatevi su un obiettivo vostro. Bradlee spiega che di ricerche di mercato ne ha fatte poche, ma sufficienti: “Thrift Shop” è una canzone popolarissima, le cover delle canzoni popolari tendono a funzionare su YouTube e la sua cover era concepita bene. Stop. E’ bastato. Regola numero 4: “Se volete essere visti tanto e in fretta, fate video che parlino di attualità e di trend del momento”. La sua idea è che la rete si autoalimenti e che, per esempio, la galassia dei blog che parlano di attualità e trend siano sempre a caccia di nuovi soggetti. Il suo consiglio è di entrare nel mirino di questi cacciatori, seducendoli, assecondandoli. Regola numero 5, la più antica del mondo: promuovete attivamente il vostro video, ma senza diventare noiosi. La pubblicità è l’anima del commercio, asserisce il nostro neobanale di successo, ma poi scende nei particolari. “Evitate d’essere insistenti, o di mostrarvi disperatamente in cerca d’attenzione. Postate il video sui social media non più di una volta al giorno e mandatelo agli amici. Speditelo ai blog che contano. Sostenetelo con un blog personale, aggiornato”. Ma ricordate che non si può imporre un video alla rete. Virali si diventa, non si nasce. Se non funziona ricominciate da capo. Seminate e aspettate il raccolto. Correggete gli errori. In sostanza, sapete una cosa? La musica di Bradlee non è male, è divertente e un po’ innervosente. Ma i suoi ragionamenti, apparentemente semplicistici, parlano di un mondo nuovo che si sta autoregolando e che è radicalmente diverso da quello dorato, glorioso e sparito del passato. Si può ostentare superiorità, ma fino a un certo punto. Rifletteteci. Prima di rimettervi ad ascoltare Frank Zappa.

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