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I sei minuti di tv più divertenti dell’estate li trovate su YouTube alla voce “Miley Cyrus Hot”

Coppie: gioia e dolore della musica moderna! Un lui e una lei, accoppiati sulla scena o in una sala di registrazione possono partorire capolavori e schifezze, ma difficilmente passano inosservati, tanto più se poi ci si mette il personale e al tandem artistico se ne intreccia uno amoroso.

10 Settembre 2013 alle 16:55

Coppie: gioia e dolore della musica moderna! Un lui e una lei, accoppiati sulla scena o in una sala di registrazione possono partorire capolavori e schifezze, ma difficilmente passano inosservati, tanto più se poi ci si mette il personale e al tandem artistico se ne intreccia uno amoroso. Che non pare per niente il caso della coppia più improbabile e divertente vista negli ultimi tempi, sul palco degli Mtv Awards: quella assortita dalla ex baby star Miley Cyrus e da Robin Thicke. Una roba finta, costruita, inventata chissà da quale scostumato designer in un perverso brainstorming con agenti, produttori & co., ma il cui risultato sono i sei minuti di tv più divertenti dell’estate (su YouTube: “Miley Cyrus Hot”). Dentro ci hanno messo tutto, per non sbagliare. Prima Miley che esce da un orsacchiotto gigante, poi che fa un balletto con una ventina di orsacchiottini dall’aria stonata sul motivo del suo ultimo successo. Poi si spoglia, resta in bikini e, su note assai familiari vede entrare, sculettando come Freddie Mercury, l’alato Thicke per la spettacolare versione a due voci di “Blurred Lines”, lui in completo bianconero Juventus, Miley in una smorfiosissima dirty dancing che avrà sollevato “oohh” di sgomento nelle migliori case d’America, ripensando ad Hannah Montana. Puro intrattenimento, vedere Miley stuzzicare le parti intime di Robin col ditone di spugna e lui rispolverare mossette da commesso in libera uscita. Quindi finalone rap con 2 Chainz, Kendrick Lamar e un esercito di breakdancer, un sottomarino bianco e dei finti Picasso. Magari la tv fosse sempre così, pruriginosa e scaltra, con queste improbabili abbinate prese a celebrare il loro effimero momento d’oro. Anche se adesso, dieci giorni dopo, Miley fa le interviste vestita come Lady D con collana di perle e sospirando dice che sì, effettivamente con la sua performance ha fatto la Storia, ma che lei l’ha interpretata in modo del tutto artistico, anche quando sculettava facendo linguacce in quella posizione sconveniente per una ex starlette di Disney Channel (indicibile ricettacolo di peccatori, se pure Lindsay Lohan e Britney Spears sono transitate dal quelle parti). Inutile aggiungere che siamo rimasti di nuovo folgorati dal buon Thicke, con quel tanto di sopravvissuto che porta con sé, le mossette da gaucho e il merito di aver fatto la canzone, il video e adesso anche il cameo tv, più divertente dell’anno. George Michael ha trovato un degno erede, smart e cafone quanto basta. E se la musica deve farci divertire, lui è l’ospite fisso alla nostra trasmissione.
Coppie d’altro genere. Per esempio quella composta fino a un paio d’anni fa da Josh e Dawn. Lui, 36enne, è Josh Ritter, nativo dell’Idaho. Glen Hansard è il suo pigmalione, un lungo soggiorno in Irlanda gli garantisce gli approfondimenti folk necessari e il risultato è un fior fiore di cantautore, raffinato, acuto, capace di padroneggiare con classe esecuzioni e arrangiamenti e di pubblicare album che lo mettono bene in luce sulla mappa della nuova canzone americana. Lei è Dawn Landes, 31enne del Kentucky trapiantata a Brooklyn, bellissima, con una voce notevole che ricorda Feist o perfino Joni, e amici che contano nei giri giusti a partire da Philip Glass fino a Will Oldham. Poi l’incontro con Ritter e con il suo talento e la scintilla: la coppia è amorosa e artistica e i risultati non tardano a vedersi, soprattutto per come Josh sa mettere le mani nel materiale di Dawn permettendole di realizzare un album d’esordio, “Dawn’s music”, che resterà poi il suo migliore: scarno, emotivo, con momenti di ispirazione cristallina. Ritter e la Landes girano il mondo insieme, si sostengono a vicenda, provano a far decollare le rispettive carriere. Inaspettatamente va meglio a lui che a lei: per Ritter è pronta la qualifica di notabile del songwriting newyorchese, ricercato come autore e titolare di dischi adorati dalla critica. Dawn fatica ma non emerge, perché la concorrenza è spietata, la sua vena è troppo intimista, i suoi dischi sono troppo materia da metrosexual. Ci va di mezzo la vita sentimentale: divorzio, di quelli dolorosi, Ritter finisce ramengo, beve, dà segni d’esaurimento. Poi il tempo lenisce le ferite. Adesso Josh torna con un album che è una delle migliori sorprese di questa fine d’estate, “The Beast in Its Tracks”, nel quale si conferma una reincarnazione di Paul Simon, in possesso di una scrittura di qualità, oggi spogliata dalle ricchezze strumentali di una volta, resa essenziale e, anche per questo, estremamente sofisticata. La bella Dawn invece si è persa: il suo quinto album è uno scombinato pastiche di canzoni francesi, “Mal Habillée”, che cercano la stravaganza a tutti i costi nella vana speranza di fare breccia tra i fighetti newyorchesi. Ritter dice che il divorzio per lui è stato un colpo durissimo e che ha dovuto sopportare una disintossicazione emotiva prima di tornare a scrivere canzoni che non fossero di recriminazione. Poi ha trovato una nuova fidanzata. E si sa come va, quando chiodo scaccia chiodo.

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