La virtualità del mondo discografico cambia la struttura di Internet, YouTube compreso

Ci siamo? Forse. Perlomeno un altro strappo arriverà da questa nuova idea. Il soggetto è il ripensare radicalmente l’industria musicale e riorganizzarne gli sbocchi commerciali, l’offerta di prodotti e le regole di circolazione, una volta che la discografia ormai è ufficialmente deceduta e, le sue logiche, le sue modalità e le sue pretese appartengono a un passato remoto che non solo è estraneo alla maggioranza dei nuovi consumatori, ma a loro è addirittura sconosciuta.

30 Luglio 2013 alle 09:38

Ci siamo? Forse. Perlomeno un altro strappo arriverà da questa nuova idea. Il soggetto è il ripensare radicalmente l’industria musicale e riorganizzarne gli sbocchi commerciali, l’offerta di prodotti e le regole di circolazione, una volta che la discografia ormai è ufficialmente deceduta e, le sue logiche, le sue modalità e le sue pretese appartengono a un passato remoto che non solo è estraneo alla maggioranza dei nuovi consumatori, ma a loro è addirittura sconosciuta. Il nuovo mondo della musica – in permanente, veloce metamorfosi – è quello del download a pagamento o irregolare, dell’“all access” modello Spotify & co, della cultura-Shazam, della morte delle riviste, del collezionismo-nicchia, della valorizzazione del vintage, del concerto come perenne momento di aggregazione. Un ridisegno a cui aderisce con entusiasmo il settore delle agenzie di spettacolo, che eccita la creatività e i business plan delle start up a caccia dell’ultimo hype per la rete, ma che lascia perplessi gli artisti e i loro commercialisti e che spinge al prepensionamento le major, accerchiate come sono da dinamiche di mercato a cui non appartengono. A meno che. A meno che una serie di radicali modificazioni non sopravvenga a cambiare la geografia e la filosofia del settore. Per esempio mettendo fine alla battaglia stra-persa contro gli onnipotenti new media e contro il diverso consumismo che hanno generato. Avviando sinergie e proposte di nuovo in sintonia con ciò che capita attorno. Come nel progetto appena annunciato da un uomo che conosce questi dintorni come pochi. Lui è Russell Simmons, cofondatore dell’etichetta-madre del rap, la Def Jam, attivista sociale e una delle voci più ascoltate e rispettate della comunità afroamericana, senza smettere d’essere uno dei businessman più in gamba della scena, lanciando per esempio con successo anche un marchio di abbigliamento, la Phat Farm, o uno di marketing digitale, Narrative. Ora Simmons rilancia, associandosi con il regista Brian Robbins e col manager musicale Steve Rifkind (la mente dietro il Wu Tang Clan), sotto l’egida della corporation Universal. L’idea è siglata Adm, All Def Music, label interamente dedicata al lancio e alla promozione di artisti attraverso lo strumento unico di YouTube. “La crescita esponenziale del formato video-internet ha creto una potente piattaforma per la musica. Il lancio di Adm fa parte di una più ampia strategia di alleanza con i migliori marchi della tecnologia dedicata alla comunicazione e punta a sviluppare personaggi e contenuti direttamente concepiti nell’ambito di questo medium”, dice Simmons. Il management dell’Adm ha già messo sotto contratto alcuni personaggi, come il comico-rapper Spoken Reasons, una specie di post Eddie Murphy, e lo stravagante rapper bianco Asher Roth, un Eminem redento. Una visita sul canale Adm di YouTube permette di vedere, oltre agli spot di lancio dell’iniziativa e agli statement di Simmons, una serie di promo di alcuni dei prossimi nomi che allargheranno l’offerta della casa.

Un mondo dei suoni alternativo
In sostanza un singolo canale YouTube diviene il corrispondente delle vecchie etichette: lo si sceglie sulla base della sintonia coi suoi prodotti e lo si frequenta con continuità, abbonandosi (se gratis o a pagamento è da stabilire, con ogni probabilità senza sborsare nulla, ma entrando a far parte del bacino delle campagne pubblicitarie infilate nella programmazione), stabilendo un rapporto interattivo a vari livelli – di frequenza, di approvazione, di giudizio, di richiesta, di commento, di proposta. Il fatto che YouTube abbia ormai indirizzato in questa direzione la sua strategia di sviluppo – attraverso la proposizione di un bouquet sempre più ampio di canali “tematici” e personalizzati – e che businessman di primo piano connessi allo showbiz americano come Jay-Z e Shaquille O’Neal stiano seguendo l’esempio di Simmons, designa YouTube come il nuovo mondo parallelo (un “Second Life” più solido e promettente) nel quale la musica riuscirà a delineare nuovamente il proprio ciclo produttivo. Interessante osservare, nel contempo, come i pionieri di questa mossa, che in un anno o due potrebbe diventare decisiva nella soluzione del problema, siano afroamericani, tutti ugualmente intenzionati a imporre prodotti dai connotati che vanno ben oltre il fattore razziale. YouTube, infine, fa sapere che all’apertura di questi canali americani seguirà subito la presentazione dei primi canali dedicati europei. Miliardi di consumatori di YouTube su computer, cellulari e tablet, stanno per essere investiti da una produzione che, di colpo, mette al passato la discografia, i video e perfino la tv d’intrattenimento. Una miriade di canali specializzati e firmati renderanno accessibili, 24 ore al giorno e on demand, canzoni, album, concerti, videoclip, doc, comicità, fiction, giochi e quant’altro ruoti attorno al mondo dei suoni. Sarà questo il più grande gioco in città dell’immediato futuro? E allora, la vogliamo chiamare, finalmente, la tanto sospirata rivoluzione?

di Stefano Pistolini

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