Se amate Nick Drake, chiedete di lui a sua mamma Molly

E’ il momento della commozione. Capita a volte, quando dopo anni di dubbi e ricerche attorno a un oggetto venerato, tante cose si ricompongono e assumono la loro forma naturale.

26 Marzo 2013 alle 00:00

E’ il momento della commozione. Capita a volte, quando dopo anni di dubbi e ricerche attorno a un oggetto venerato, tante cose si ricompongono e assumono la loro forma naturale. Qui bisogna partire da un’ossessione sepolta nel tempo e nelle storie. Quella per un mirabile cantautore britannico che produsse solo tre album nel giro di 4 anni, non ebbe alcun successo e morì suicida a 26 anni, nel ’74, nella casa dei genitori, in circostanze mai chiarite, se fu un tremendo incidente o una netta volontà autodistruttiva. Parliamo di Nick Drake, che d’altronde abita in questa rubrica come il più permanente degli amici, attorno a cui poi tanto s’è scritto e detto, promuovendolo maestro postumo, modello di eserciti di epigoni, facendo scivolare il suo cognome come comodo lasciapassare al momento dei confronti, delle citazioni, delle assonanze. Tutto al passato, come la leggenda che oggi lo circonda, magari un po’ sottile di spessore, un filo sommaria, eppure pressoché universale, oggi ricorrente in modi perfino innervosenti, nelle pubblicità o nelle colonne sonore – pensare come lui s’era consumato, addolorato, amareggiato a vedersi negare il talento, ad assistere all’indifferenza che circondò le sue opere, a vedersi abbandonare dal suo pigmalione, quel Joe Boyd che è perno della scena musicale londinese a cavallo tra 60 e 70, talent scout, produttore geniale, ma anche svelto businessman, che mentre Drake si consumava, volò a L.A., dove, all’epoca, tutto sembrava veramente accadere. Così, 40 anni dopo, una cifra di tempo assurda per un artista produttivo per non più di un lustro, quindi in una concezione di passato assoluto, capita che perfino questi distacchi finiscano, a velocità infinitesimale, per pacificarsi. E se sei stato posseduto dai tre album di Nick, dalla sua vicenda eroica, dalle visite a Far Leys, l’indimenticabile casa di famiglia a Tanworth, dove Drake si rifugiò, respinto e offeso da Londra, se hai collezionato le innumerevoli antologie e raccolte di ritagli musicali che hanno accompagnato l’edificazione del suo mito, poi, senza accorgertene, hai lasciato che la polvere si posasse su quei dischi, quelle storie e quelle meravigliose figure. Cassetti chiusi. Che quando s’incappa in una minuscola notizia, si riaprono e lasciano uscir fuori una frotta di emozioni. Succede quando emerge la notizia che l’organizzazione che gestisce le opere di Nick, diretta da un altro personaggio notevole, sua sorella Gabrielle, l’attrice, la confidente, la coinquilina di Drake nelle ruggenti stagioni di Belsize fine Sessanta, dia alle stampe un cd accompagnato da un libretto. Sono 19 canzoni cantate da Molly Drake, la madre di Nick, che si accompagna al pianoforte, mentre nel libretto trovano posto le sue composizioni poetiche e qualche foto. E’ il tassello mancante per chi ha esaurito la fantasia e la curiosità sulle tracce di “Five Leaves left”, di “Bryter Layter” e di “Pink Moon”. E l’origine di un’ispirazione. Molly era una signora riservata e perbene della tremebonda Inghilterra postbellica. Rientrata col marito dalla Birmania dove Nick era venuto al mondo, aveva scelto una tranquilla residenza di campagna e un’esistenza benestante. Che le aveva permesso d’inseguire la sua natura romantica, sofisticata e innamorata della bellezza. E di suonare il pianoforte di casa, dove comporre canzoni che solo i familiari e gli amici avevano la fortuna di ascoltare.  Erano anni diversi, i 50 e i 60. Non era dato che una madre di buona famiglia s’inoltrasse nel misterioso mondo dello spettacolo. Però mantenere viva una passione e darle forma, era consentito e incoraggiato, ad esempio da Rodney, il marito di Molly, che si preoccupava di registrare le ballate intonate con voce educata e sensuale dall’adorata compagna. Qui è cresciuto Nick, queste sono le note che hanno risuonato nella sua testa di bambino. Ma i giri armonici e i toni sono quelli. La poetica Molly nutrì l’immaginazione di Nick e gli mostrò la strada su cui la sua creatività smagliante avrebbe galoppato. Prima in quel remoto angolo di bucolico splendore inglese, poi nell’infervorata Cambridge universitaria e infine nell’esplosiva Londra del ’68, centro del mondo e rampa da cui Drake sognava di decollare verso le stelle. Le cose non sarebbero andate così. Ma il tempo è passato, giustizia è stata fatta e in coda alla storia spunta questo cd a dirci di più, a raccontarci un altro pezzetto di normale, lucente verità. Se amate Nick, chiedete di lui a mamma Molly. Le casse del computer vi sussurreranno dolci risposte, nate nelle primavere e negli autunni del Warwickshire.

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