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La nuova leggenda dell’R & B si chiama Frank Ocean

Del collettivo losangelino Odd Future vi abbiamo parlato mesi fa, impressionati dalla qualità – musicale, letteraria, descrittiva – degli album solisti dei loro leader, due teenager che si fanno chiamare Earl Sweatshirt e Tyler The Creator.

18 Luglio 2012 alle 00:00

Del collettivo losangelino Odd Future vi abbiamo parlato mesi fa, impressionati dalla qualità – musicale, letteraria, descrittiva – degli album solisti dei loro leader, due teenager che si fanno chiamare Earl Sweatshirt e Tyler The Creator, e dalla travolgente intensità dei loro videoclip, realizzati a costo zero negli angoli bui della metropoli, capaci di raccontare, con la partecipazione di tutta la posse, la storia e l’estetica di gioventù trascorse in branco, lontano dalle famiglie, ma senza l’angoscia sottoproletaria dei poeti del ghetto (questi, infatti, sono ragazzini qualsiasi, della middle class e con un futuro possibile). Adesso la vicenda s’arricchisce di un nuovo capitolo inatteso. Il protagonista è Frank Ocean, 24 anni e trascorsi artistici sconcertanti come autore ombra per il fenomeno adolescenziale Justin Bieber. Ciò non toglie che Frank sia a tutti gli effetti membro della community Odd Future, anche se il meno convenzionale, con assai meno vocazione per il rap che non per le forme più sofisticate di new soul music. Del resto la sua storia è bizzarra: nato a New Orleans, Frank (il cui nome vero è Christopher Breaux) lascia la sua città dopo che Katrina la devasta nel 2005 e approda a Los Angeles, dove stringe amicizia con alcuni membri del collettivo OFWGKTA, da cui nasceranno gli Odd Future. Il suo talento è subito evidente: firma un contratto con la Def Jam, collabora con la rap star Nas, le sue canzoni vengono presto scelte da John Legend, Beyoncé, Brandy e il divetto Bieber. A vent’anni Ocean è già una firma di successo e Rolling Stone parla di lui come del miglior talento espresso dall’avanguardia R & B. Nel giugno dello scorso anno addirittura Kanye West e Jay-Z lo coinvolgono nel loro progetto comune “Watch the Throne”, dove Frank appare come interprete e autore in due brani. Il bello è che tutte queste opportunità non distolgono Ocean dalla militanza con gli Odd Future, coi quali continua a partecipare a festival e concerti, mentre la fama della sigla si va diffondendo a macchia d’olio. A inizio 2012 cominciano le manovre per il debutto solista di Frank, anticipato da un singolo e finalmente arrivato nei negozi in questi giorni: un album dalla copertina arancione, coerentemente intitolato “Channel Orange”: semplicemente una bomba, il miglior disco di soul dai tempi di Prince, una ventina d’anni addietro. La critica grida al miracolo, le vendite s’impennano, i Coldplay invitano Ocean ad aprire i loro concerti e, a tutti gli effetti è nata una stella, splendente di pura luce propria e contemporanea per quel suo oscillare tra le attività vagotoniche della crew Odd Future, col suo stile punk rap e la sua vera vocazione musicale, che risuona di parabole classiche – Stevie Wonder, per esempio. Ocean declina meravigliosamente nella scaletta di “Channel Orange”, la versione postmoderna e aggiornata di cosa possa essere la musica dell’anima all’altezza degli anni Dieci, concepita nel pentolone rovente di Los Angeles. E alcune canzoni di questo album hanno la statura per essere memorabili, per esempio “Super Rich Kids”, cantata con Earl Sweatshirt, che echeggia “Bennie and the Jets” di Elton John col suo pulsare electro soul. O quando, in “Sweet Life” si domanda “Perché vedere il mondo / quando me ne posso andare in spiaggia?”. O nei dieci minuti di “Pyramids”, un taglio trasversale nella condizione femminile, dall’antico Egitto agli strip club di Hollywood: “Mi piace raccontare storie”, dice Ocean nel lungo articolo che il New York Times gli ha dedicato. Gli piace evocare la L. A. noir anni 70-80 di cui ha sentito solo parlare, gli piace dare a una canzone il titolo “Forrest Gump” e giocare coi cliché locali, allestendo una colonna sonora per la nuova California meridionale, scrivendo canzoni che sembrano cortometraggi indie e testi nei quali vola più in alto degli uccelli e resta ipnotizzato dal sole che tramonta dietro le palme. Poi Frank va agli Eastwest Studios, gli stessi dove registrarono Frank Sinatra e i Beach Boys, e grazie all’equipaggiamento tecnico d’annata, registra un album sensazionale che di colpo lo trasforma nel più dotato autore della sua generazione. Ah: infine, per scuotere ulteriormente i tradizionalismi nel mondo R & B del XXI secolo, confessa che il suo primo amore è stato un uomo. Perciò, con “Channel Orange”, grande sorpresa di luglio: Frank Ocean è arrivato per restare e la sua musica sarà la soul soundtrack dei prossimi anni.

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