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Quanto le macchine capiscono della realtà. “State of the Net”, due giorni di convegno a Trieste

3 Novembre 2016 alle 06:17

Quanto le macchine capiscono della realtà. “State of the Net”, due giorni di convegno a Trieste

Venerdì 28 e sabato 29 ottobre, a Trieste, si è tenuta State of the Net, la conferenza che ogni anno indaga lo stato dell’arte di internet nel mondo, considerando l’impatto che provoca sulla nostra società. Fatti, informazione e disinformazione in rete era il tema di quest’edizione. Anche davanti ai fatti ci sono opinioni diverse e ognuno suppone di avere la visione “giusta”, come suggerisce il dibattito messo in evidenza dai social media. D’altro canto, lo sviluppo tecnologico e le macchine potranno fornire un supporto decisivo per migliorare l’analisi della realtà in tempo reale. L’intelligenza artificiale è nei progetti dei grandi colossi tecnologici. Google, Ibm, Yahoo, Twitter, Intel, Apple sono in gara per acquisire le start up del settore. Secondo i dati di CB insights, negli ultimi sei trimestri i suffissi in .ai dei domini sono esplosi soprattutto tra le start up. Nel secondo trimestre del 2016, l’ammontare di finanziamenti a start up nel campo dell’intelligenza artificiale (più di un miliardo di dollari) ha toccato vette mai raggiunte prima. Questo grazie a tre grandi giri d’investimento da più di 100 milioni di dollari: 154 milioni per la start up cinese in campo sanitario iCarbonX, 100 milioni per Fractal Analytics del New Jersey e altri 100 milioni per Cylance, start up di cybersecurity californiana. Il 70 per cento degli investimenti è andato a start up americane. La maggior parte dei fondi raccolti dalle start up ricade nella fase iniziale, quando il prodotto è ancora in fase di prototipazione.

 

Mark Zuckerberg ha dichiarato che lo sviluppo dell’IA (Intelligenza artificiale) sarà al centro degli obiettivi per i prossimi dieci anni. Proprio Facebook ha donato un server dal valore di 50 mila euro, capace di elaborare una grande vastità di dati (sull’ordine dei petabyte) all’ImageLab, laboratorio di ricerca del dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia. ImageLab è anche unità di ricerca del Centro di Ricerca Interdipartimentale in Ict per le imprese: Softech-Ict del Technopolo di Modena. La ricerca di ImageLab copre i temi di Computer Vision, Pattern Recognition e Machine Learning e multimedia applicata a immagini e video ottiche come dati da diversi sensori. Rita Cucchiara, direttrice di ImageLab, ha illustrato le potenzialità dell’intelligenza artificiale come speaker di State of the Net, illustrando come le macchine analizzino e comprendano la realtà. Cucchiara ha cominciato il suo discorso dicendo che “dando per scontato la parte dell’hardware (computer) che oggi è facilmente disponibile, ora l’intelligenza artificiale è solo un problema di software. Il computer può solo eseguire gli ordini del programmatore”.

 

Il sistema creato con l’IA compete ampiamente con il cervello umano, data la capacità di calcolo delle macchine e la velocità di risposta. Può giungere al risultato in tempi brevissimi, non essendo disturbato da stimolazioni esterne. Il software può anche tenere conto di moltissime stimolazioni ed eliminarle se non competenti con l’obiettivo che l’intelligenza deve raggiungere. Il risultato finale può essere determinante quando si è chiamati a prendere una decisione. Durante la presentazione, Cucchiara ha mostrato video illustrativi sulle tecniche di riconoscimento semantico dei contenuti video, di come le macchine riescano a individuare l’interazione tra varie persone che passeggiano, riuscendo anche a comprendere il tipo di relazione tra le persone stesse. La discussione si è sviluppata anche sul fatto che le macchine possano essere autonome senza il bisogno della presenza dell’uomo. Cucchiara afferma che “solo se si considera il computer con il suo software una specie di cervello aggiuntivo se ne potrà trarre beneficio senza subirne l’influenza, e per fare ciò bisogna continuare a lavorare anche con il proprio cervello”. Bisogna guardare a questa nuova tecnologia come a un modo per migliorare e raggiungere una maggiore efficienza, benché faccia parte dell’uomo trovare nuovi modi per innovare, come disse Max More: “Per gli esseri umani è naturale superare continuamente i propri limiti. La spinta a trasformare se stesso e il proprio ambiente fa parte dell’essenza dell’uomo”.

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