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I salvatori delle vecchie pellicole in 8 mm sono a Livorno. Il progetto per conservare la memoria

6 Ottobre 2016 alle 06:18

I salvatori delle vecchie pellicole  in 8 mm sono a Livorno. Il progetto per conservare la memoria

Recuperare, restaurare e digitalizzare le vecchie pellicole in 8 mm: è questo lo scopo per cui è nata 8mmezzo, associazione culturale e al contempo anche start up livornese. Sta infatti correndo per la finale di NatiPer: un premio da 50 mila euro per idee innovative, per cui si può votare online fino a domani, e che è indetto da Axa Assicurazioni. Il coordinatore del progetto è Michele Lezza, regista e documentarista. Con lui ci sono Francesco Pacini (responsabile del laboratorio), Sarah Bovani (che si occupa dell’archivio), e Giorgio Trumpy che ha il ruolo di ricercatore: età media, 35 anni. La vittoria darebbe a 8mmezzo il primo finanziamento, a poco più di un anno dalla partenza. Nel premio è compreso un periodo di formazione presso Impact Hub Milano, “Incubatore Certificato di Startup Innovative” e, a scelta, un Investor Tour presso quattro sedi europee di Impact Hub per presentare il proprio progetto a un pubblico di investitori o l’acquisto di strumentazione specifica per portare a termine il proprio progetto.

 

Il problema per rispondere al quale 8mmezzo è nata si inserisce in quello più generale dei supporti tecnologici che diventano sempre più rapidamente obsoleti. E’ vero, ad esempio, che i dischi in vinile stanno tornando di moda: peraltro, molti dei giradischi oggi in vendita contengono comunque un apparato di registrazione per tradurre rapidamente i 33 e 45 giri in formato digitale. Le audiocassette, però, le produce ormai solo la National Audio Company Inc. di Springfield, e quanto alle videocassette lo scorso luglio ha chiuso la Funai Electric, società giapponese che era rimasta l’ultimo produttore di videoregistratori sul pianeta. In realtà, il mercato c’era ancora, come dimostrano i 750 mil “pezzi” venduti nell’ultimo anno di attività. Ma più dei collezionisti ancora vogliosi di visionare i loro vecchi nastri, ha potuto la mancanza di componenti da assemblare.

 

Lo stesso era successo molto prima ai cilindri fonografici in cera, che dopo essere stati superati in diffusione dai dischi attorno al 1910 cessarono di essere prodotti nel 1929. Le case discografiche avevano però fatto in tempo a fare copie, e a ogni modo musei e università possiedono tuttora i lettori per ascoltare ad esempio le famose, pionieristiche registrazioni etnomusicologhe su cera di Béla Bartók. E poi, tra l’altro, si trattava di una diffusione ancora di nicchia. Adesso invece il progresso rende rapidamente inutilizzabili supporti che si erano diffusi a livello di massa, riempiendo le case e le soffitte di vhs, floppy disk e vecchi programmi per computer ormai inutilizzabili. E’ paradossalmente amaro che lo storico del prossimo futuro avrà la possibilità di leggere senza problemi i documenti fissati migliaia di anni fa su pietra, papiro o pergamena, ma di problemi ne avrà in abbondanza per consultare ciò che si pensava di registrare per sempre in un’epoca di tecnologia avanzata.

 

Pure l’8 mm, formato inventato nel 1932 e che negli anni Cinquanta e Sessanta era lo strumento principe per filmati familiari, oggi sarebbe condannato a giacere inutilizzato: se non addirittura a rovinarsi, quando è custodito in luoghi inadeguati. Tuttavia lo si può recuperare, utilizzando  un particolare chip in Full Hd realizzato in Germania che migliora la qualità delle immagini. Inoltre, gli startupper di 8mmezzo hanno anche lanciato la campagna “scova in soffitta”: tutti sono invitati a frugare negli scatoloni alla ricerca di vecchie bobine, da far restaurare e digitalizzare gratuitamente. Chi porta le proprie bobine riceve in cambio una versione digitalizzata su supporto dvd, previa semplice cessione dei diritti. Unica proponente di un progetto innovativo a tema culturale non solo tra gli otto finalisti di NatPer ma tra tutti i 400 concorrenti, dalla sua nascita, la 8mmezzo è riuscita già a recuperare più di 20 mila metri di pellicola, da cui sono stati tratti più di 6 mila gigabyte di materiale, con immagini storiche delle famiglie livornesi e di altre realtà italiane dagli anni Trenta agli anni Ottanta. Obiettivo: creare  un archivio online dove custodire la memoria visiva collettiva.

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