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Sta cambiando tutto, meglio mettersi pancia a terra. Consigli da uno che ne sa, Alec Ross

8 Ottobre 2015 alle 06:18

Il titolo della colonna di questa settimana potrebbe essere: consigli di lettura e appunti per aspiranti startupper, investitori e disruptor in divenire. E parte dalla biografia di un personaggio notevole. Perché quando sei stato nel Digital Power Index Top 100 di Newsweek, nei Top Global Thinker di Foreign Policy, hai vinto un Disruptive Innovation Award al TriBeCa Film Festival, Politico ti ha indicato fra i dieci game changer della politica americana e Wikipedia ti definisce semplicemente un “innovatore”, vuol dire che qualcosa, in termini di innovazione tecnologica applicata ai campi più svariati, hai combinato. Al netto delle classifiche, il talento in questo campo di Alec Ross è dimostrato dalla sua carriera: è stato consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton durante il suo incarico di segretario di stato, nonché suo “Tech Guru”, e prima ancora, nella fortunata campagna elettorale del 2008, ha coordinato la task force tecnologica a servizio dell’allora senatore e candidato presidente Barack Obama, rivelatasi poi fondamentale per la sua elezione. Non male a quarantatré anni. Dal 2013 Ross non lavora più per il governo americano; lui stesso aveva motivato la sua scelta affermando che si sarebbe focalizzato sulla scrittura di due libri e sull’attività di consulenza per corporation, investitori e istituzioni, “per far loro comprendere meglio l’implicazione di macrofattori emergenti all’incrocio fra geopolitica, mercati e il crescente network della disruption tecnologica”. Traduzione: sta cambiando tutto, non solo la politica, ma anche il mercato, le aziende, il lavoro, ed è meglio mettersi pancia a terra per accompagnare questo cambiamento su più fronti.
Ma veniamo ai consigli di lettura: una delle due lungamente anticipate fatiche letterarie di Ross è infatti quasi pronta, ne è stata annunciata l’uscita americana per il febbraio del 2016; si intitolerà “The Industries of the future”, è già uno dei libri più prenotati di Amazon, e promette di essere uno scritto importante per gli esperti e gli appassionati del settore. Ross, nel libro, cercherà di tracciare una mappa per i prossimi dieci anni, mettendo sul tavolo quelle che secondo lui saranno le questioni dirimenti per chi si occupa di questi temi. Per citarne alcune: il cybercrime e la cyber security, la commercializzazione della genomica, il prossimo passo nell’epopea dei big data, l’impatto crescente della tecnologia digitale sui soldi, sui pagamenti e sui mercati. E ancora: come ci adatteremo alla nuova natura mutante del lavoro nell’èra della sharing economy? Come possono i paesi emergenti creare la loro peculiare Silicon Valley? Quest’ultimo, per esempio, è un tema che a Ross sta molto a cuore: ogni nazione deve costruire il proprio hub e la propria declinazione dell’innovazione tecnologica seguendo il disegno del proprio Dna. Anche l’Italia.

 

La cosa che l’Italia sa fare meglio

 

Ross è convinto, ed è un convincimento che ci ha confermato di persona recentemente. La vera chiave per fare business innovativo nel nostro paese è quello di concentrare gli sforzi sull’aggiornare software e hardware dei cavalli di battaglia che ci hanno reso celebri nel mondo: il turismo, il cibo, la moda, il design. Il ragionamento di Ross è che lui per esempio, da americano, se dovesse scegliere quale app per i pagamenti online scaricarsi, fra una creata da una start up italiana e una della Silicon Valley, sceglierebbe di sicuro la seconda. Ma magari, invece, fra le app dedicate al design, o al vino, sceglierebbe quella made in Italy. Non è un caso che uno degli innovatori italiani più citati, anche da Ross, sia quel Federico Marchetti che lunedì scorso, fra molte celebrazioni, ha fatto debuttare in Borsa, dopo la recente fusione col colosso Net-a-Porter, la nuova versione della sua creatura, Yoox. E cosa fa in fondo Yoox se non aggiornare una cosa che noi italiani sappiamo fare bene da svariati anni, cioè vendere al mondo la moda, il lusso, il design? Le industrie del futuro, istruzioni per l’uso.

 

 

Federico Sarica è Direttore di Rivista Studio

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