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Trattare e investire in tv. L’esperienza americana e quella italiana di “Shark tank”

Una volta definita l’idea del business, si presenta il problema dei finanziamenti

9 Luglio 2015 alle 06:27

Una volta definita l’idea del business, si presenta il problema dei finanziamenti. Generalmente, nella fase di partenza i fondatori sono i primi investitori, poi vengono coinvolti i Business Angels, investitori con più ampie possibilità finanziarie per progetti più strutturati e avviati. Nella fase di sviluppo, fuori dal periodo critico, ci si rivolge a Venture Capital e man mano che ci si avvicina alla fase d’espansione, si creano rapporti con istituzioni finanziarie come Private Equity e banche. L’ultimo stadio è quello di rendere l’impresa pubblica o venderla.

 

La trattativa d’investimento tra imprenditori e Business Angel è stata messa al centro del popolare ed educativo tv show americano “Shark Tank”, diffuso in seguito alla crisi economica per dare slancio all’imprenditoria. Nato da un programma giapponese, “Dragon’s Den”, ed esportato in Inghilterra e Canada, quest’anno è stato lanciato in Italia da Mediaset per tre puntate tra maggio e giugno con lo stesso obiettivo.

 

Gli investitori sono cinque provenienti da diversi ambiti proprio per differenziare gli approcci d’investimento e il campo d’esperienza. Solitamente però, tutti gli investitori hanno dei comuni criteri di valutazione, e cioè stanno molto attenti a non investire in progetti troppo rischiosi e in mercati di nicchia. Secondo l’Associazione italiana dei Business Angel, gli elementi maggiormente valutati in un progetto imprenditoriale sono: la potenziale crescita del mercato; il team dei manager; le caratteristiche del prodotto/servizio e i ricavi attesi.

 

Innanzitutto, per quanto riguarda la figura degli investitori, l’età media, sia nella versione americana che italiana, si attesta intorno ai 54 anni. In America, sono tutti imprenditori partiti da zero che hanno costruito imprese con profitti milionari, come Robert Herjavec, Kevin O’Leary, Lori Greiner, Barbara Conrcoran, o miliardari nel caso di Mark Cuban. Quelli italiani sono, invece, i tre imprenditori Fabio Cannavale (Lastminute), Gianluca Dettori (Dpixel), Mariarita Costanza (Macnil-Gruppo Zucchetti), il pubblicitario Gianpietro Vigorelli e il presidente di Foppapedretti Luciano Bonetti. Il criterio di scelta dell’investimento deriva direttamente dalla loro esperienza e dal mercato in cui operano. Ad esempio, Dettoni ha più l’approccio da investitore, avendo fondato una venture capital, le sue domande si concentrano sui numeri. Vigorelli è più focalizzato sul marketing e sul design del prodotto, Bonetti si preoccupa dei canali della distribuzione, Cannavale della visione e delle aspettative future dell’imprenditore, mentre Costanza valuta il mercato del prodotto paragonandolo al proprio. Nell’approccio gli americani sono molto più competitivi e solo una volta hanno investito tutti sullo stesso prodotto, nel caso di Breathometer e con accordi comunque diversi 500.000 dollari per 15 per cento della società solo per Mark Cuban e altri 500.000 sempre per il 15 per cento diviso tra gli altri quattro. Nella versione italiana gli investitori sono stati più collaborativi e nel caso di tre startup hanno deciso di investire tutti insieme. Non solo gli sharks americani sono più competitivi ma sono anche molto più veloci a fare domande e a tartassare gli imprenditori con numeri e aspettative di crescita. Nella versione italiana questo processo è più lento e quando gli investitori decidono di tirarsi fuori dalla trattativa spesso non ne argomentano molto il motivo. In questo modo si perde la parte educativa presente nella versione americana, non riuscendo più a percepire appieno i criteri e la personalità degli investitori. Anche il formato del programma è diverso, la versione americana è più orientata a una versione tv show con una durata media di 42 minuti, mentre quella italiana si protrae in media per due ore, come un film.

 

L’incubatore Shark bites

A livello d’investimento, quello più alto è stato proposto dagli americani: Herjavec ha concluso un’offerta per tre milioni di dollari per il 25 per cento della società SynDaver Labs, un sistema innovativo di riproduzione del corpo umano in materiale sintetico. La più alta trattativa nella versione italiana è stata di settecentocinquantamila euro per il tre per cento di equity da parte di Cannavale per Airlite, una pittura innovativa naturale che purifica l’aria.

 

In entrambi i tv show, gli investitori investono i propri soldi e una volta concluso il programma, le trattative prese in diretta devono passare per un’analisi più accurata dei conti, due diligence, per la definitiva chiusura del deal.

 

Gli investitori italiani hanno creato un’incubatore, Sharks bites, sulla piattaforma Siamosoci, per finanziare tutte le startup con cui hanno preso accordi, cercando di stimolare l’interesse di investitori privati. Il Cda sarà guidato da Cannavale che guiderà le decisioni d’investimento ed exit. Le startup selezionate sono ancora in fase di sviluppo, gli accordi presi durante il programma riguardano venti progetti per un totale di quattro milioni e mezzo. Ora resta solo da vedere come e se verranno portati avanti.

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