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L’app tagliacode che conquista le poste inglesi. Gli occhiali che piacciono agli americani

Fa sempre piacere sapere che qualcuno ci prova. Che va in giro per l’Europa nel tentativo di realizzare una compagnia digitale globale.

26 Marzo 2015 alle 06:28

Fa sempre piacere sapere che qualcuno ci prova. Che va in giro per l’Europa nel tentativo di realizzare una compagnia digitale globale. Sono ancora una rarità i leader autoctoni nel Vecchio continente, tanto è vero che Alberto Onetti di SEP, il programma comunitario di incentivazione delle start up, li ha ribattezzati “unicorni”, animali leggendari a cui però bisogna pur credere. Roberto Macina, 30 anni, ci sta provando in una specialità tutta italiana, le code. E’ già al servizio della Royal Mail in Gran Bretagna e negli ultimi giorni è stato visto a Madrid nei corridoi di Telefónica, una delle grandi compagnie mondiali di telecomunicazioni. Con la società spagnola il dialogo è aperto per capire come utilizzare Qurami (con l’accento sulla a), l’app pensata nel 2011 durante una delle abituali code nella segreteria di Ingegneria, Università Roma III. “Possibile che non ci sia una soluzione per evitare di perdere tanto tempo della propria vita aspettando? È possibile creare una nuova azienda che abbia come obiettivo la riduzione dei tempi morti?”, così Macina ricorda la domanda che diede origine all’impresa. La risposta fu subito sì. I risultati, tre anni dopo, sono più che incoraggianti. Qurami è già usata da diverse università, in tutti gli uffici pubblici di Roma e presto sarà anche adottata dal comune di Milano. Come funziona? Si scarica l’app sullo smartphone e in tempo reale si può vedere qual è la situazione dello sportello dove si ha necessità di andare. Si ritira un ticket digitale e si viene avvertiti poco prima che arrivi il proprio turno. Nell’attesa si fa quel che si vuole. Questo, del resto, vuol dire Qurami, fusione fra queue (coda) e curami: prendersi cura della coda. Chi usa l’app non paga nulla, l’azienda che la propone come servizio paga un abbonamento alla start up.

 

Qurami ha già raccolto quasi un milione di euro e nell’ecosistema è un piccolo caso perché è la prima start up partecipata da una banca, Unicredit. Aiuta quando si va all’estero. Anche se le poste di Sua Maestà, Macina, se l’è conquistate da solo: “Ho scritto su Linkedin a un manager delle Royal Mail. La sperimentazione è quasi finita e a maggio ci sarà il lancio”. Poi c’è la Spagna, ma anche la Turchia. E le Poste italiane? Arriveranno, rispondono da Qurami, trattative in corso. Comunque Macina e il suo team non vogliono pensare solo alle code. C’è altro nella missione dell’azienda: risparmiare tempo. Ed entro il 2015 tireranno fuori qualche nuova idea per salvare pezzi di vita.

 

 

Cambiare montatura

 

Pensata per l’estero è la start up Quattrocento. Perché produce e vende occhiali, che sono il prodotto italiano con il maggiore tasso di esportazione (98 per cento). Perché punta tutto sul valore che nel mondo si attribuisce ancora all’artigianato made in Italy. E perché ha un nome che costringe a usare una parola italiana, portando subito in un’atmosfera tra Umanesimo e Rinascimento. E infatti gli americani l’hanno già notata, anche se ha poco più di un anno di vita. Forbes, la bibbia della ricchezza yankee, l’ha messa, unica europea, in una lista di start up da tenere d’occhio nel 2015. “Se l’avessimo chiamata 400, con il numero, come pensi che l’avrebbero pronunciato gli americani? Noi vogliamo che l’italianità sia ben chiara”, spiega Eugenio Pugliese, 27 anni, fondatore insieme con la coetanea Sharon Ezra. Lui con le umane scienze c’entra poco visto che è laureato in Finanza; lei viene da Israele, la Start up Nation, e fa la designer. Perché hanno deciso di puntare sugli occhiali? Trovo sempre affascinante andare a scovare le ragioni di una scelta che (quasi) sempre si nascondono nelle storie personali. “Sono cresciuto nel negozio di ottica della mia famiglia, in Calabria. Ci passavo tutto il tempo dopo la scuola e durante le vacanze”, ricorda con la nostalgia di un quasi adulto Eugenio. A Milano c’è la Bocconi, dove lui fa il suo corso di studi, ma c’è anche la moda, che attira Sharon. Si incontrano, come capita a tanti ragazzi, si piacciono. E decidono che la coppia può funzionare anche per fare start up. “Dovresti cambiare montatura”, ti dice Eugenio appena ti vede, se porti gli occhiali. Ti propone una di quelle disegnate da Sharon e prodotte da artigiani del Cadore: è possibile sceglierne tre sul sito, arrivano a casa e quelle che non vanno si rimandano indietro. Prezzo unico: 105 euro lenti comprese. Presto ci sarà la prova virtuale in 3D. “Abbiamo presentato i nostri primi modelli l’anno scorso nel FuoriSalone della DesignWeek”, ricorda Pugliese. “Quest’anno ci saremo di nuovo. Contiamo di vendere 15 mila pezzi entro la fine dell’anno”. Intanto Quattrocento ha trovato una squadra di testimonial volontari: i giovani tenori del Volo, che hanno vinto l’ultimo festival di Sanremo. “Li ho incontrati per caso. Gli ho fatto vedere gli occhiali e sono subito piaciuti”, racconta Eugenio. Avete capito il tipo?

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