Quando San Siro fischiò pure Pelé

Il romanzo dello stadio, ormai avviato alla pensione, raccontato in 100 date, più una

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17 MAY 26
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Chiamatelo come volete. San Siro, Meazza o anche Olimpico di Milano adesso che ne avrebbe il diritto, ma sta per andare in pensione. Raccontare San Siro in 100 date (più una) è stata una bella impresa perché su quel prato rifatto migliaia di volte non sono sfilati soltanto i più grandi campioni della storia del calcio, ma anche papi, cardinali, rocker, cantanti d’opera, pugili e rugbisti. Una storia piena, fino alla cerimonia inaugurale dei Giochi d Milano Cortina che ha riportato sotto i riflettori uno stadio già sulla via della rottamazione anche se proprio negli ultimi giorni ha inaugurato una straordinaria passeggiata sul tetto per gli appassionati del genere e i maniaci del selfie.
Per celebrare con la dignità che merita San Siro, Claudio Colombo e Fabio Monti, due firme note del giornalismo sportivo italiano con un glorioso passato al Corriere della Sera, hanno selezionato 100 date (più una) e ci hanno scritto attorno un libro (edito da pagine disparse Meravigli) che si legge come un romanzo in cui il grande protagonista è uno degli stadi dove si vede meglio il calcio al mondo. Perché San Siro non avrà bagni, ristoranti, adeguate sale vip, ma in pochi stadi permettono di vedere il calcio così bene, anche se in quest’ultima stagione in molti avrebbero da ridire sulla bellezza del gioco offerto dalla metà rossonera del pianeta milanese.
È domenica 19 settembre 1926 quando Adalberto di Savoia, duca di Bergamo, inaugura lo stadio di San Siro, dedicato alla piccola chiesa che sorgeva nel vicino quartiere di via Masaccio e non al primo vescovo di Pavia, città di cui San Siro è patrono. E’ proprio questa la prima delle 100 date da ricordare con tanti di ritagli e fotografie dell’epoca. Uno stadio nato per volontà di Piero Pirelli che era il presidente del Milan e voleva un impianto all’inglese che restasse nella storia, uno stadio da 35 mila spettatori (26 mila seduti, gli altri in piedi), costruito solo per il calcio e quindi senza pista d’atletica. Tutto comincia con un derby amichevole finito 6-3 per l’Inter. Vi lavorarono 120 operai e in tredici mesi e mezzo l’opera fu completata. Potete pure sorridere pensando a quanto tempo ci è voluto oggi solo per decidere che cosa fare di San Siro. Si lavorò dal primo agosto 1925 al 15 settembre 1926 e quattro giorni dopo si era già in campo. Costo dell’operazione: 5 milioni di lire. Ma dopo le prime partite della Nazionale azzurra (contro Cecoslovacchia e Austria) ci si rende conto che lo stadio è già piccolo per la voglia di calcio dei milanesi milanisti (l’Inter gioca ancora all’Arena, “più centrale e più snob” la definiscono gli autori). Lo stadio passa al Comune nel 1935 e comincia a crescere: quattro anni dopo può ospitare 55 mila spettatori e nel 1940 ci trasloca anche l’Ambrosiana Inter. Un unione destinata a proseguire nei secoli, anche quando nascerà il nuovo San Siro di cui presto Milan e Inter dovrebbero mostrare il progetto definitivo.
Ripercorrere la storia di San Siro attraverso queste 100 date fa bene alla memoria. Ci passano Piola, Skoglund, Liedholm, Angelillo, Lodetti, Rivera, Mazzola e perfino i loggionisti che il 12 maggio 1963 fischiarono Pelé. Il Brasile campione del mondo nel 1958 in Svezia e quattro anni dopo in Cile, arriva a San Siro per giocare in amichevole con gli azzurri. Ci sono 71 mila paganti per vedere Pelé che però è stanco e acciaccato e dopo 26 minuti esce tra i fischi. San Siro non perdona. L’Italia vince 3-0 e quella sera nasce la leggenda del Trap che ha fermato Pelé anche se il diretto interessato sorridendo spiega: “L’ho fermato senza nemmeno un fallo per il semplice fatto che faceva fatica a stare in piedi”. Comunque dopo il disastro cileno per l’Italia è una ripartenza, quella che ci vorrebbe adesso…
San Siro che nella sua storia ha ospitato anche tre finali ci Coppa dei Campioni/Champions League, apre le sue porte anche alla grande boxe ospitando il match tra Benvenuti e Mazzinghi il 18 giugno 1965. Due ragazzi nati nello stesso anno, ma che rappresentano due mondi diversi. “Sandro è il beniamino del popolo; Nino piace alla gente che piace. Sono clava contro fioretto, la boxe ai suoi antipodi mirabilmente interpretata da due campioni purissimi”. Anche le borse sono da grandi serate: 22 milioni per il campione, 15 per lo sfidante con un incasso previsto di 140 milioni. A bordo ring sfilano le stelle del cinema che non vogliono perdersi il derby della boxe. Finisce con Benvenuti che, dopo aver lasciato il match in mano al campione per cinque round, a venti secondi dalla fine del sesto compisce l’avversario con un montante destro devastante. Mazzinghi si rifarà il 26 maggio del 1968 battendo a San Siro il coreano Ki Soo Kim che aveva portato via la corona a Benvenuti a Seul.
Ci sono i 9 gol del Milan all’Atalanta del 15 ottobre 1972, un record non ancora battuto o la prima volta del calcio femminile il 24 settembre 1974 con un’Italia-Scozia finita 3-0, ma raccontata un sole cinque righe sul Corriere della Sera. C’è l’ultimo derby di Rivera e Mazzola del 3 luglio 1977 (2-0 per i rossoneri). Il 27 giugno 1980 finalmente entra la musica: il concerto di Bob Marley inaugura un genere destinato a riempire lo stadio ogni estate con musica di ogni tipo e genere, anche se quella sera degli anni Ottanta resta qualcosa di indimenticabile. Cento date sono davvero poche per raccontare tutto, ma bastano a rendere immortale la storia di uno stadio che è stato molto di più di un semplice stadio.