Corno alle Scale è un panettone con un unico versante

Dal 2004 di Simoni e Cunego alla nona tappa del Giro 2026: Corno alle Scale è una salita di santoni, apparizioni e giornalisti che si pentono.

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17 MAY 26
Immagine di Corno alle Scale è un panettone con un unico versante

Foto Getty Images

Nel 2004, quando il Giro d’Italia scoprì Corno alle Scale, la verità vera è che a Gaggio Montano, ai piedi della montagna, c’erano la sede e la fabbrica della Saeco, sponsor della squadra di Gibo Simoni, invece la verità romanzata è che si trattava di un omaggio alle piste, non asfaltate ma innevate, dove Alberto Tomba si era innamorato dello sci. Quel giorno vinse proprio Simoni, da solo, slalomista anche lui, in senso contrario e ostinato, se non verticale almeno obliquo. Il distacco fu più simbolico che temporale, e quelli della Saeco esultarono di doppia felicità. Sembrava l’inizio di una marcia trionfale, si rivelò invece quello di un dualismo, sportivo e caratteriale, all’interno della stessa squadra con Damiano Cunego, quel giorno secondo a 15 secondi, subito ribattezzato il Piccolo Principe.
Nell’Appennino fra Emilia e Toscana, Corno alle Scale è un panettone che si affronta da un unico versante, quello del Bolognese, da Marzabotto in falsopiano fino a Silla (329 metri), quindi, ancora per Gaggio Montano (595 metri), a Querciola (823 metri, gran premio della montagna di terza categoria), una breve discesa prima di salire da 716 metri ai 1471 del Corno, 10,8 km alla pendenza media del 6 percento e massima del 15 percento. La tappa di questo Giro d’Italia del 2026 – è la nona – comincia da Cervia e serpenteggia per 184 km. L’arrivo in salita farà la differenza. Minima.
Prima di arrivare al rifugio Cavone (la cima del Corno sfiora i 2mila metri), si passa per la Madonna dell’Acero, in memoria di un’apparizione della Vergine a due pastorelli. In montagna anche i corridori hanno visioni divine, e spesso si tratta proprio della Madonna. A volte stravedono solo perché sono cotti, bolliti, stravolti, altre volte perché raggiungono santuari e chiesette. La Madonna della Guardia protegge Genova e minaccia i velocisti (ma… lentisti sui tornanti), la Madonna del Ghisallo custodisce il ciclismo (il Museo voluto da Fiorenzo Magni, con le bici-reliquie di Gino Bartali e Fausto Coppi) e caratterizza il Giro di Lombardia, il Monte della Madonna si erge come la regina (a pedali) dei cieli ma anche dei Colli Euganei, Montevergine di Mercogliano (Avellino) era un’altra salita sacra nelle tappe del sud, in Francia – a Labastide-d’Armagnac – si prega sangue, sudore e lacrime nella Chapelle Notre Dame des Cyclistes, un luogo di culto, dove i paramenti sacri sono le maglie (e le biciclette) di San Jacques Anquetil e San Raymond Poulidor, San Eddy Merckx e San Luis Ocana. Su YouTube circolano video con Madonna in bicicletta, ma è un’altra: Veronica Ciccone (nessuna parentela con Giulio Ciccone, da Chieti, scalatore della Lidl-Trek), la cantante di Bay City, Michigan, ma di origini anche lei abruzzesi, che pedala per redimersi dai peccati di ugola e ritrovare la forma perduta.
A mezz’ora di auto, a cinque ore a piedi, ma a poco o niente in linea d’aria dal rifugio Cavone, c’è Enzo Biagi. Il giornalista e scrittore è sepolto a Pianaccio, dov’era nato nel 1920. Nel 1948 Biagi seguì il Giro d’Italia, c’è una foto che lo ritrae felice e contento, gli occhiali con le lenti scure da sole, su una Topolino scoperta con la targa del quotidiano sportivo “Stadio”, non sulla strada del Corno alle Scale ma su quella dolomitica del Pordoi o forse del Falzarego. Era la tappa in cui celebrò, troppo frettolosamente, “la vecchiaia” di Bartali. “La vecchiaia ha raggiunto Bartali due chilometri prima del Passo del Falzarego. Io l’ho vista arrivare, ho visto l’istante in cui si è avvicinata a ‘Gino’. La vecchiaia ha detto a Coppi: ‘Vai, vai’ e l’atleta si è allontanato leggero; ha detto invece al campione al tramonto: ‘Resterò io a farti compagnia, perché è ormai la tua ora. Devi portarmi con te’”. Bartali non gliela perdonò, finché Biagi non gli avrebbe chiesto scusa.
 
(fine della quarta puntata – continua)