Ma come si fa a litigare una settimana per il calendario

In Italia vi fate male da soli. All’Arsenal dico: prima o poi una grande vittoria arriva per tutti

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16 MAY 26
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Foto Ansa

Non pensavo che il calcio italiano, dopo avere toccato il fondo già da qualche anno, avesse ancora voglia di scavare e farsi seppellire dal ridicolo, eppure le vicende sullo spostamento delle partite “che contano” in questo weekend dimostrano che la voglia c’è eccome. L’inutile finale di Coppa Italia e gli Internazionali di tennis a Roma hanno complicato il calendario che vede il derby della Capitale in programma alla penultima giornata, e lo capisco, ma vi assicuro che anche da sobrio non trovo ragioni per spiegare fino in fondo la grottesca pantomima che ne è nata, tra minacce di non presentare la squadra, polemiche sugli spostamenti delle partite annunciati come se fossero ritardi dei treni, dichiarazioni avvinazzate sulla finale di coppa al livello di una finale Champions e naturalmente la gara a chi ha il seguito più lungo tra mondo del calcio e mondo del tennis, che grazie a un giocatore che vince giocando contro sagome cartonate pensa ormai di essere lo sport più seguito del mondo.
Calma, anche se fa schifo il calcio è ancora quello che muove più gente e interessi (nessuno riempirà piazza del Duomo se Sinner vince gli Internazionali), il problema è l’impressione che dà di sé chi lo gestisce. Come diciamo a Oxford, cazzi vostri: noi fermiamo il campionato per la finale di FA Cup tra Chelsea e Manchester City oggi, non abbiamo il problema di calendarizzare un frizzante Pisa-Napoli in contemporanea con un roboante Como-Parma (e annessi sgrillettamenti sugli allenatori giovani). Guardiola ha la possibilità di alzare il diciassettesimo trofeo da quando è alla guida dei Citizens, il Chelsea ha l’occasione di salvare una stagione finora più inquietante del mondo sognato da Paolo Sorrentino in cui ci sono soltanto Sergio Mattarella e gli artisti (spoiler: alla fine muoiono tutti di fame).
I Gunners giocano lunedì sera contro il Burnley, sono padroni – come si dice in modo originale – del proprio destino e probabilmente non hanno tempo di pensare a quello che succederà tra due settimane in quel di Budapest (che adesso piace di nuovo tanto ai sinceri democratici): la finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain. La squadra di Luis Enrique è in ciabatte da settimane, e probabilmente sta architettando nuovi mirabolanti schemi per confondere gli avversari: falli laterali sbagliati apposta, giocatori che fingono di allacciarsi le scarpe per far cadere l’avversario che indietreggia, gara di rutti nel tunnel che conduce in campo, segnarsi un autogol per far credere agli altri di aver vinto e poi punirli quando meno se lo aspettano, una danza della pioggia. Il risultato della finale sembra scontato, ma ai tifosi dei Gunners voglio dire di stare tranquilli: le grandi vittorie – così come le birre ordinate al bancone del pub e quelle altre cose che ora non nomino – prima o poi arrivano.