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La maratona “molto italiana” di Lucio mentre Sinner supera Djokovic
Profezie smentite, pause caffè e lezioni di vita dai ventenni. Una goduria per il pubblico di Roma, che “non si batte”
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15 MAY 26

Foto Ansa
Classic Rublo
Forse la frase più bella l’ha pronunciata Andrey Rublev alla vigilia dei quarti di finale contro Jannik Sinner. In quel labirinto che è la sua mente il russo è riuscito a teorizzare questa formula: “Più Jannik vince, più si avvicina il momento in cui perderà”. Classic Rublo, maestro nel complicare le faccende semplici. In questi giorni a Roma viaggia con Marat Safin, ex numero uno al mondo, supercoach nel tennis e oltre. “Marat è quello che mi ha aiutato più di tutti. Hai presente quando apri il baule di una macchina per vedere cosa c’è dentro? Lui ha fatto lo stesso con il mio cervello” ha detto il russo a L’Equipe. Risultato? 6-2, 6-4 per il numero uno al mondo, che ha superato Novak Djokovic nel numero di vittorie consecutive nei Masters 1000: con questa sono 32.
Molto italiano
Il pubblico di Roma non si batte. Così dicono, i romani, dalle tribune. Era l’1.20 quando dal Centrale si è alzato un grido: “Ah Lucio, facce annà a dormì”. Prima era successo di tutto, compreso una interruzione, “smoke delay”, formuletta pare inventata per l’occasione, perché i fumogeni dell’Olimpico dove l’Inter festeggiava la vittoria in Coppa Italia, sono arrivati anche al Foro intossicando i giocatori, impedendo loro di vedere e mandando in tilt le macchinette. “E’ tutto molto italiano” si è letto su X. Ed è anche molto italiano il pubblico che chiedeva di andare a dormire ma infine è rimasto, e Luciano Darderi che non è uscito dal campo fino a quando non ha firmato l’ultimo autografo, alle 2.15 del mattino. Per l’azzurro è la prima semifinale in un torneo Masters 1000, in campo ha bevuto un caffè, anche questo, dicono gli stranieri “è molto italiano”.
Giovani emozioni
Succede che durante i giorni degli Internazionali d’Italia si giochi anche una tappa del Tennis Europe Junior Tour. In campo i migliori under 16 d’Europa. A uno di loro è capitato di fare il suo match di fianco al campo numero 5, dove si allena Sinner. Il ragazzino ha un rovescio a una mano che incanta il pubblico, che si mette a osservare un po’ lui e un po’ Sinner. Il numero uno se ne accorge, si ferma a guardare ammirato l’under 16 che fino a quel momento stava dominando contro un polacco. Poi però nota lo sguardo del campione su di lui e si blocca, va in tilt. Verrebbe voglia di andare a dargli una pacca sulla spalla, dirgli di non preoccuparsi, succede anche agli over 16.
Iga Swiatek non è mai andata via
Iga Swiatek ha ammesso che usa l’intelligenza artificiale ma mai per il tennis. Il compito principale di ChatGPT è leggere e rispondere alle mail al posto suo. Da qualche mese la allena Francisco Roig, ex team Nadal, e con Nadal si è allenata a Manacor poche settimane fa. L’ex numero uno al mondo ha vinto il torneo romano tre volte in carriera. Non aveva ancora giocato una semifinale nel 2026. Qualcuno le ha chiesto se fosse tornata. Lei ha risposto: “Perché dov’ero?”. Come se le giocatrici, e i giocatori, esistessero solo nel momento in cui vincono. Come se toccasse a una ventiquattrenne che in carriera ha vinto 25 titoli ed è stata la migliore al mondo per 125 settimane spiegare che è consentito perdere al primo, secondo, terzo turno in un torneo anche se hai il numero tre davanti al tuo nome.
Ventenni
Carlos Alcaraz non è a Roma e Roma sente la sua mancanza. Lo spagnolo, che salterà anche il Roland Garros per un infortunio al polso destro, ha rilasciato un’intervista all’edizione spagnola di Vanity Fair. In copertina appare sdraiato sulla terra, sorridente con canotta e pantaloncini sporchi di rosso. L’intervista è stata rilasciata prima dell’annuncio del suo stop a data da definirsi. E’ bellissimo essere un campione, sostiene il numero uno al mondo che poi aggiunge che a volte vorrebbe sentirsi soltanto un ragazzo di ventidue anni e fare le cose che fanno i comuni mortali. Nel 2025 da Roma era partita la striscia di finali tra lui e Sinner nei tornei principali. “Non c’è bisogno di odiarsi, anche quando stai lottando per le stesse cose per cui lotta il suo avversario”. La Sincaraz e i ventenni di oggi spiegati bene.