Il giorno in cui la Scozia può smettere di essere solo Glasgow

A Celtic Park l’Hearts si gioca un titolo che manca dal 1960. Sarebbe il primo campionato scozzese fuori dall’Old Firm da oltre quattro decenni

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15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:24 PM
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Tifosi dell'Heart of Midlothian (foto SNS Group via Getty Images)

Lo scudetto fuori dal duopolio: questa è la speranza che si respira in uno dei campionati meno competitivi d’Europa. E stavolta non c’entra il solito discorso sul sistema italiano. Siamo nel nord della Gran Bretagna dove il calcio scozzese non è un’appendice folkloristica della Premier League: è un universo chiuso, con i suoi riti, i suoi rancori e soprattutto il suo monopolio. Da quarantun anni il titolo di campione di Scozia finisce puntualmente a Glasgow, spartito tra Celtic e Rangers come fosse una proprietà condominiale.
Nel pomeriggio di questo sabato, al Celtic Park, questa abitudine potrebbe spezzarsi. In questa stagione è successo qualcosa che non si vedeva da decenni. L’Heart of Midlothian arriva all’ultima giornata con un punto di vantaggio sul Celtic: ottanta punti contro settantanove. Ai “Jambo” basta non perdere per prendersi il primo campionato dal 1960 e interrompere un dominio lungo oltre quattro decenni. Un soprannome che, per una volta, potrebbe suonare come una rivincita storica: nasce da “Jamtart”, rima cockney di “Heart”. Ai biancoverdi serve invece vincere per difendere il proprio territorio e prendersi il quinto titolo consecutivo. Fino a mercoledì sembrava tutto archiviato. Gli Hearts avevano fatto il loro dovere in una stagione condotta quasi sempre in testa, mentre il Celtic inciampava a Motherwell e il campionato sembrava scivolare verso Edimburgo. Poi, nel recupero, il VAR ha rimesso tutto in discussione.

Il rigore che ha riaperto
tutto

Al novantasettesimo minuto di Motherwell-Celtic, John Beaton viene richiamato al monitor. Un contatto confuso in area, uno di quelli che fino a pochi anni fa sarebbero evaporati nel rumore di fondo. Dopo la revisione, rigore. Gol e corsa al titolo riaperta.
La reazione di Derek McInnes, tecnico degli Hearts, è stata tutt’altro che diplomatica. Ha parlato di una decisione difficile da accettare. In Scozia basta molto meno per riattivare l’antico sospetto che, quando entra in scena l’Old Firm, l’eterno derby cittadino di Glasgow, il peso della storia finisca per inclinare il campo. Non servono complotti. Basta guardare la memoria del campionato, dicono a Edimburgo.

Il fantasma del 1986

Per i tifosi degli Hearts il trauma ha una data precisa: 3 maggio 1986. All’ultima giornata bastava un pareggio a Dundee per vincere il titolo. Finì 2-0 per i padroni di casa, con doppietta di Albert Kidd, tifoso dichiarato del Celtic. A Glasgow, intanto, il Celtic travolgeva il St Mirren e si prendeva lo scudetto per differenza reti. Da allora gli Hearts non l’hanno più rivisto.
È anche per questo che la partita pesa più dei novanta minuti. Non rappresenta solo il finale del campionato. È una resa dei conti con quarant’anni di memoria scozzese.

Perché conta così tanto

La Scozia calcistica non ha le risorse della Premier League. Non ha fondi sovrani né mercati sterminati. Ha però stadi pieni, identità fortissime e un sistema che continua a ruotare quasi esclusivamente attorno a Celtic e Rangers. Per questo un titolo degli Hearts avrebbe un significato che supera la classifica. Sarebbe una frattura dentro un ordine consolidato, la prova che il campionato scozzese può ancora concedersi un imprevisto.
Alex Ferguson ce la fece con l’Aberdeen negli anni Ottanta. Da allora nessuno c’è più riuscito. Ora tocca agli Hearts provarci. Alle 13:30 italiane, al Celtic Park, si gioca qualcosa di raro: la possibilità che la storia, per una volta, scelga davvero di cambiare strada.