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Al Giro calcoli esatti danno risultati sbagliati. La vittoria di Ballerini a Napoli
Al tutti giù per terra dei velocisti a 400 metri dall'arrivo, non hanno partecipato Davide Ballerini e Jasper Stuyven, gli unici tra i primi del gruppo a commettere quel piccolo errore che gli avrebbe precluso la possibilità di vittoria
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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:32 PM

La vittoria di Davide Ballerini a Napoli (foto di Gian Mattia D'Alberto per LaPresse)
A volte può capitare che un piccolo errore si trasformi in un'intuizione giusta. Il piccolo errore rimane un errore, sono gli eventi poi a trasformarli nella migliore intuizione possibile. Quella di oggi l'ha avuta Davide Ballerini, primo al traguardo di Napoli.
È accaduto tutto ai quattrocento metri dall'arrivo della 6a tappa del Giro d'Italia. Il gruppo era allungato, nei chilometri precedenti le squadre dei velocisti avevano dato vita a una battaglia per portarsi in testa al gruppo. Una battaglia vinta dalla Unibet Rose Rockets, la squadra di Dylan Groenewegen a poco più di un chilometro dall'arrivo.
Avevano fatto i calcoli giusti gli uomini dell'olandese. Con un finale del genere, con due curve negli ultimi settecento metri su sampietrini – per di più in leggera salita – e un tornante ai meno quattrocento, l'equazione era chiara: chi primo esce dall'arrivo primo arriva al traguardo. I velocisti i conti di solito li sanno fare.
L'equazione era talmente chiara che imponeva un procedimento unico per permettere una perfetta riuscita: tenersi all'esterno del tornante. Certo si faceva più strada, ma la velocità di percorrenza in curva era maggiore e con 350 metri solo da pedalare una velocità d'uscita dalla curva più aumentava di molto la possibilità di vittoria.
I calcoli erano giusti, però davano il risultato sbagliato. Perché i sampietrini quando sono bagnati da due gocce di pioggia diventano un piano inclinato che porta qualsiasi cosa a terra. Elmar Reinders è finito al suolo, Dylan Groenewegen lo ha seguito. E così tutti i corridori più veloci del gruppo, tutti in fila indiana nel fare la cosa giusta.
Davide Ballerini e Jasper Stuyven non erano riusciti a fare la cosa giusta. Si erano trovato all'interno della curva, a pedalare più lentamente degli altri. Per questo sono rimasti in piedi
Davide Ballerini dovrebbe scrivere una lode alla lentezza, o quanto meno ringraziarla. Perché Davide Ballerini è rimasto in piedi, dalla curva è uscito per primo e per primo è riuscito a giungere all'arrivo. Almeno quell'equazione era giusta. Ha vinto davvero il primo corridore uscito dall'ultima curva. Jasper Stuyven non è riuscito a raggiungerlo.
I velocisti possono però consolarsi. E non perché di arrivi in volata ce ne saranno, buon per loro, ancora. Perché i calcoli peggiori li hanno fatti Luca Vergallito, Martin Marcellusi, Manuele Tarozzi e Mattia Bais. I quattro erano evasi dal gruppo nonostante la possibilità di arrivare fosse zero. Hanno pedalato a distanza di tiro, si sono affannati in una speranza vuota. Poco male. Il ciclismo è pieno di speranze riposte male. Eppure c'è ancora gente che andare in bicicletta sia la cosa più bella del mondo – dopo altre cose che non è il caso di approfondire – e che ancora continua a faticare sui pedali.
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