Il pasticciaccio brutto del derby di Roma ci dice qualcosa sullo sport in Italia

Il prefetto di Roma sposta il derby Roma-Lazio a lunedì 18 maggio e la Lega ricorre al Tar: la finale degli Internazionali di tennis e i problemi di ordine pubblico hanno cambiato il calendario dello "sport nazionale"

di
13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 01:08 PM
Immagine di Il pasticciaccio brutto del derby di Roma ci dice qualcosa sullo sport in Italia

Foto Ansa

Il pasticciaccio brutto si è spostato da via Merulana a Roma nord, zona Foro italico. Nessun omicidio per fortuna, solo lo spostamento del derby tra Roma e Lazio, da domenica alle 12.30 a lunedì 18 maggio alle 20.45Lo ha deciso il prefetto della capitale Lamberto Giannini dopo la valutazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Due i problemi: ordine pubblico e mobilità urbana per la sovrapposizione della finale degli Internazionali di tennis e la partita tra le due squadre di Roma.
Un pasticciaccio che era ben noto da tempo. Durante il sorteggio del calendario della Serie A 2025-2026 non avevano escluso la data del 17 maggio per il derby di Roma. Non è stata solo imperizia. Il calcio si è sempre considerato lo sport nazionale, l'unico sport nazionale, si è creduto sopra tutti gli altri e quindi praticamente intoccabile. Politica e istituzioni gli hanno permesso, con le decisioni passate, di credere che fosse davvero così. Il tennis però in questi anni è cresciuto moltissimo per seguito e importanza mediatica. Gran parte del merito è dei tennisti italiani: Jannik Sinner è il numero uno al mondo, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Luciano Darderi sono tra i primi venti della classifica Atp, Jasmine Paolini è tra le prime dieci del ranking Wta. E gli Internazionali di tennis da anni batte record su record di presenze.
Il fatto che quest'anno ci sia in tabellone pure Jannik Sinner ha reso il torneo ancora più esposto mediaticamente e partecipato. E così ciò che sembrava impossibile qualche anno fa, ossia che ci fosse qualcosa di più importante a Roma del derby tra Roma e Lazio si è verificato. La finale di un torneo internazionale di tennis non si può spostare, una partita di calcio che al massimo può valere la partecipazione di una delle due alle coppe europee sì.
A peggiorare le cose è arrivata la congiuntura del calendario della Coppa Italia che vede protagonista, oggi, la Lazio. Ciò ha provocato l'impossibilità di anticipare il derby a sabato o a venerdì, restava una sola possibilità: rinviare di un giorno la stracittadina. E, altra congiuntura sfavorevole al calcio, pure le partite di tutte le squadre in lotta per la qualificazione alla Champions League: ossia Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli. È il regolamento della Serie A che prevede la contemporaneità delle partite. Certo le regole della prefettura capitolina vieterebbero il derby in notturna, ma è la prefettura che decide. 
La Lega Serie A ha gridato alla lesa maestà invitando “con forza le Autorità di ordine pubblico a revocare il provvedimento di rinvio”, altrimenti, ha minacciato, “sarà costretta a reagire in ogni opportuna sede a tutela della competizione, degli interessi dei tifosi romani e del nostro campionato, nonché del nostro prodotto che, attraverso la mutualità, genera le risorse per il sostegno a tutti i livelli del calcio”. Classico atteggiamento di chi si sente sopra a tutti. E così Lega Serie A ricorrerà al Tar, assecondando così il vizio italiano di ricorrere sempre al Tar.
Ben più pragmatico è stato il commento dell'allenatore della Lazio, Maurizio Sarri: “Meglio giocare il derby di lunedì. È meglio per tutti e anche per noi che abbiamo 24 ore di riposo in più. Ma anche perché credo che le quattro squadre che si stanno giocando 80 milioni con la Champions non debbano farlo alle 12.30 di domenica”. Certo, Sarri ha parlato così anche per interessi personali, lo detto esplicitamente, ma anche perché uomo di sport, appassionato di ciclismo, uno che sa che non solo attorno al calcio si muove al paese.
Una situazione aggrovigliata nata per una “dimenticanza” nel giorno del sorteggio diventata un caso politico-diplomatico per eccesso di boria. Un errore calcistico che si è trasformato in un problema per il calcio e in un'evidenza storica: non c'è più solo il calcio in Italia, piaccia o meno al pallone azzurro.