Birtles, Shaw e la mongolfiera di Eurogol: quando Aston Villa e Nottingham Forest vincevano l'Europa

Questa sera a Birmingham si gioca una semifinale di Europa League che profuma di nostalgia. Quarant'anni fa, in un quadriennio memorabile, le due squadre inglesi conquistarono due Coppe dei Campioni a testa, imprese irripetibili celebrate da un rotocalco televisivo, un settimanale bolognese e due giocatori che quasi nessuno ricorda più

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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 06:21 AM
Immagine di Birtles, Shaw e la mongolfiera di Eurogol: quando Aston Villa e Nottingham Forest vincevano l'Europa

Un'immagine della partita d'andata tra Aston Villa e Nottingham Forest (foto Epa, via Ansa)

Questa sera al Villa Park di Birmingham Aston Villa e Nottingham Forest giocano la semifinale di ritorno di Europa League (all’andata 0-1). Dopo anni di quasi anonimato, Villans e Garibaldi Reds tornano a calcare una ribalta di prestigio. Un po’ meno di prestigio di quando, quasi mezzo secolo fa, vincevano le allora Coppe dei Campioni.
Alla fine degli anni Settanta, quando facevo il liceo e il consumo di calcio era severamente contingentato, la mia modica quantità era costituita dalla lettura del Guerin Sportivo e dalla visione di Eurogol. Quei due appuntamenti settimanali, dopo anni di autarchia pallonara, bastavano a soddisfare un bisogno di moderato esotismo (erano o no gli stessi anni di storie disoneste e di pakistani neri?).
Eurogol era un “rotocalco sportivo” che trasmetteva, oltre ai gol, gli highlights che però si chiamavano “azioni salienti” delle partite di Coppa della sera prima. Andava in onda il giovedì perché all’epoca le partite di Coppa (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe o Coppa Uefa) si giocavano tutte di mercoledì. Nella sigla c’era una mongolfiera colorata a cui era appesa una caravella con due silhouette che mi ricordavano il Barone rampante o quello di Munchausen, benché all’epoca conoscessi assai meglio altri due baroni: Nils Liedholm e Franco Causio. La musica, tra coretti femminili e svolazzi di Hammond, mescolava samba e jingle pubblicitari: scopro adesso che s’intitolava Oui-bon, d’accord ed era firmata dagli Albatros, il gruppo di Toto Cutugno prima che diventasse Toto Cutugno, e che lo lasciassero cantare. Conducevano Gianfranco De Laurentiis e Giorgio Martino, le forze giovani dell’allora redazione sportiva della RAI. Il titolo è sopravvissuto alla trasmissione (in onda fino al 1994): eurogol è il sostantivo che tuttora indica la rete realizzata con un potente tiro da fuori area.
Il Guerin Sportivo era l’altra finestra sul football europeo. Io ero un bravo e diligente studente, ma le pagine del settimanale bolognese le compulsavo molto di più del Pazzaglia e del Villari. Nel 1978 il Guerino aveva istituito un premio, il Trofeo Bravo, conferito al miglior giocatore under 23 delle Coppe Europee. A scorrere l’albo d’oro delle prime edizioni, non pare che la giuria di quegli anni godesse del talento del vaticinio: bisogna aspettare il 1985 ed Emilio Butragueño per trovare un nome che sarebbe entrato nel Gotha dei fuoriclasse, da Van Basten a Maldini, da Roby Baggio a Del Piero, da Ronaldo a Buffon, da Messi a CR7. Chi si ricorda più, ad esempio, di Garry Birtles, Bravo 1979, o di Gary Shaw, Bravo 1982? Io, modestamente, sì. Il primo giocava nel Nottingham Forest, il secondo nell’Aston Villa.
Garry Birtles partecipa all’incredibile favola del Forest di Brian Clough che, in un formidabile quadriennio (1976-80), passa dalla Second alla First Division, vince da neopromossa il titolo – caso mai più accaduto da allora nel campionato inglese – e poi, per due anni consecutivi, la Coppa dei Campioni (più Coppe di Lega e una Supercoppa UEFA). Prima di allora il Nottingham Forest, nato nel 1865, terzo club professionistico più antico d’Inghliterra (e quindi del mondo) dopo i cugini-rivali del Notts County e lo Stoke City, tra i fondatori della Football League, aveva vinto soltanto due volte la FA Cup (1898 e 1959) e il suo miglior risultato in First Division era stato il secondo posto nel 1966-67. Garry Birtles, nato a Nottingham nel 1956, coi Garibaldi Reds è protagonista per tre stagioni: segna 50 gol in 129 partite, gioca da titolare entrambe le vittoriose finali di Coppa dei Campioni, nell’1-0 contro il Malmoe nel 1979 e nell’1-0 contro l’Amburgo nel 1980, in cui è anche autore dell’assist a Roberston. L’anno successivo passa allo ManUtd, senza fortuna. Ritorna al Forrest di Clough e mette a referto, in cinque stagioni, un più che dignitoso ruolino (151 partite e 46 gol) privo però dei gloriosi successi precedenti. Insieme a Birtles giocavano Peter Shilton, lo Zoff dei Tre Leoni; il terzino destro Viv Anderson, primo giocatore di origine afro nella storia della Nazionale inglese; il talentuoso attaccante Tony Woodcock e l’indimenticabile Trevor Francis, autore del gol-vittoria nella finale contro il Malmoe, amato anche in Italia alla Samp e all’Atalanta.
Storia parallela è quella di Gary Shaw. Come Birtles era di Nottingham, Shaw, classe 1961, era di Birmingham, la città dell’Aston Villa, nobile decaduta del calcio inglese. Nato nel 1874 e, come il Nottingham fondatore nel 1888 della Football League, i Villans hanno vinto i primi sei titoli tra il 1894 e il 1910 e, pur conquistando sette FA Cup e tre Coppe di Lega, hanno atteso settant’anni – e Gary Shaw e compagni – per vincere il settimo. Shaw, vera bandiera della squadra, dal 1978 al 1987, ha firmato il successo in campionato (1980-81) cui sono seguiti Coppa dei Campioni (vittoria in finale contro il Bayern Monaco: l’1-0 lo segnò Peter Withe, l’attaccante che quattro anni prima nel Nottingham Forest lasciò il posto di titolare a Birtles), la Charity Shield e la Supercoppa Uefa. La brillante carriera di Shaw (209 partite e 75 gol) viene irrimediabilmente compromessa nel 1986 da un infortunio in una partita contro il Nottingham, altro bizzarro incrocio. Compagni di Shaw in quei Villans di inizio anni Ottanta sono un capitano di lungo corso come il centrocampista scozzese Des Bremner e una vecchia conoscenza del calcio italiano, Gordon Cowans, tre anni al Bari. Gary Shaw è morto nel 2024 a seguito di una caduta accidentale in casa: aveva 63 e una folla infinita ha partecipato al suo funerale al Villa Park.
Dagli anni dei loro successi alla partita di questa sera Aston Villa e Nottingham sono retrocessi più volte (il Nottingham anche in terza serie), hanno vissuto altalenanti cambi di proprietà (il Nottingham dai kuwaitiani ai greci; l’Aston Villa dagli americani, ai cinesi e infine a una cordata egizoo-americana), ma per fortuna continuano a indossare due tra le maglie più belle del mondo: il Garibaldi Red quelli del Forest, il Claret & Sky i Villans.