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La lezione di garantismo sportivo di Bernard Hinault
L'ex campione francese sull'ossessione francese nei confronti di Pogacar. E ci ricorda qualcosa che troppo spesso dimentichiamo quando parliamo di sport: "Se si commettono errori, si viene puniti. Questo non significa che si debba essere perseguitati per il resto della vita"
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:34 PM

Bernard Hinault (foto Getty Images)
Bernard Hinault è stato uno dei più forti ciclisti della storia, l'uomo che fece arrabbiare l'avvocato Agnelli che per causa sua, anzi della sua squadra (la Renault) minacciò il patron del Giro d'Italia di allora, Vincenzo Torriani, di ritirare sponsorizzazione e le automobili al servizio della corsa. Bernard Hinault dicono che abbia un caratteraccio e che non abbia mai granché voglia di parlare. Per questo non parla molto. Quando parla però non dice mai scemenze, anzi. Sarebbe da ascoltare più spesso parlare il Tasso.
In un'intervista a RMC Sport, Bernard Hinault se l'è presa con la stampa e il giornalismo radiotelevisivo francese. In estrema sintesi ha detto che è ora che i giornalisti francesi la finiscano di vivere lo sport in chiave nazionalistica e continuare a gettare ombre, non sempre velate, sulle vittorie dei campioni. "Se Pogačar fosse francese, le sue vittorie le troveremmo perfettamente normali. Ed è proprio questo il peggio, ciò che mi fa male. Nessuno pone queste domande su Léon Marchand. Sta battendo tutti i record, vive e si allena negli Stati Uniti, ma è francese, quindi le sue vittorie le troviamo normali".
È dalla fine degli anni Novanta che in Francia aleggia lo spettro del doping sullo sport. Dallo scandalo Festina in poi, in Francia e non solo in Francia, tutti i grandi campioni del ciclismo sono stati al centro di sospetti, spesso senza prove, piccole illazioni, mezze frasi buttale lì in mezzo ad articoli pieni di non detti, buoni solo per mettere avanti le mani e poter dire in seguito io ve l'avevo provato a dire. Certo il ciclismo ha fatto di tutto per perdere la credibilità. Ha saputo però rimettersi in sella, tornare a pedalare, creare un sistema di controllo efficace - il passaporto biologico - per evitare di tornare a vivere gli incubi nei quali era finito tra gli anni Novanta e il primo decennio degli anni Duemila.
In Francia, i dubbi sulle vittorie di Tadej Pogačar derivano dalla presenza di Mauro Gianetti e Matxin Joxean Fernandez nell'organigramma della squadra del campione sloveno. Entrambi hanno un passato discutibile. Entrambi erano nello staff della Saunier Duval funestata dagli scandali doping tra il 2007 e il 2008. Entrambi però non hanno subito condanne che hanno portato a una radiazione dal ciclismo. Su Gianetti pesa anche un fatto di cronaca che gli accadde quando era ancora corridore: durante il Giro di Romandia del 1998 collassò e fu indotto in coma farmacologico. Le indagini rivelarono che ciò era stato causato dall'uso di perfluorocarburi (PFC), un sostituto sintetico del sangue che aumenta la capacità di ossigenazione del sangue.
Nell'intervista a RMC Sport, Bernard Hinault però sottolinea ciò che spesso non viene ricordato: "Pogacar ha un manager che ha commesso degli errori in passato. Ma se si commettono errori, si viene puniti. Questo non significa che si debba essere perseguitati per il resto della vita. Ha già pagato". Tutto ciò nello sport, e non solo nello sport, sembra però non avere più importanza. La dovrebbe avere.
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