Obiettivo 3: l'altro capolavoro di Alex Zanardi

L'associazione, fondata nel 2016 con la moglie Daniela Manni, solo nel 2024 ha portato alle Olimpiadi ben dieci atleti. Nata per dare un’opportunità, per avvicinare allo sport chi forse non si sarebbe mai immaginano sportivo e tantomeno un campione, ha cambiato la vita a tanti

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2 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 01:22 PM
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Alessandro Zanardi ha vissuto moltissime vite diverse e non si tratta solo dell’essere stato un campione nello sport e anzi in più di uno sport, cosa rilevantissima e già di per sé fuori dall’ordinario, ma dell’aver fatto vedere ad altri la possibilità di vivere pienamente una vita in maniera diversa, nuova e spesso esaltante. Zanardi è stato un riferimento non solo simbolico come spesso sono i campioni dello sport, figure che danno il buon esempio, che mostrano cosa vuol dire unire talento a tenacia, fatica a intelligenza. Lui fu molto di più perché fu questo e fu anche e sempre un uomo capace di risollevarsi dalla polvere e da un dolore indicibile risollevando dalla polvere e dal dolore molti altri insieme a lui. Non fu solo un esempio, fu un compagno di strada capace di spronare e di mostrare un senso là dove la dove anche ogni significato, ogni motivo di vita sembrava essere stato per sempre cancellato. Era un uomo pratico e quindi era un visionario vero, uno che non si fermava o demoralizzava soprattutto quando le cose diventano terribilmente complicate e faticose fino a fare un male bestia. Cercare compagne e compagni di viaggio, farli crescere, maturare e dare loro tutto quello che poteva essere necessario per rimettersi in gioco. Così Zanardi diede vita nel 2016 - insieme a sua moglie Daniela Manni - a Obiettivo 3 che solo nel 2024 ha portato alle Olimpiadi ben dieci atleti. Un’associazione nata per dare un’opportunità, per avvicinare allo sport chi forse non si sarebbe mai immaginano sportivo e tantomeno un campione. 
Obiettivo 3 offre così la possibilità a chi è disabile di praticare uno sport e quindi spesso di restituire una vita piena, emotivamente e atleticamente coinvolgente. Un percorso che richiede degli strumenti fondamentali e che si basa su quattro domande apparentemente molto semplici: quale sport ti piacerebbe praticare? Ti serve una handbike o un altro mezzo tecnico? Quale sarebbe ipoteticamente la tua categoria di appartenenza? Con la tua forma di disabilità qual è la disciplina più adatta a te? Questo il punto di partenza o meglio per ripartire per ritrorvarsi con se stessi e con gli altri. Tornare a misurarsi a darsi un senso, un lavoro faticosissimo che Zanardi illuminava quotidianamente con una gioia e un divertimento da matti, lui che aveva da sempre avuto un rapporto magico con quel sentimento che c’entra poco con il rischio e molto con il cuore: il coraggio. Le storie degli atleti seguiti da Obiettivo 3 sono storie di persone comuni capaci di fare cose fuori dal comune, sorprendendo e sorprendendosi. Donne e uomini che rappresentano il meglio dello sport di questo paese, dalla ciclista Lucia Nobis alla triatleta olimpica Myrta Pace, dall’arciere Riccardo Bruno alla sciatrice Valentina Zago. Alessandro Zanardi ha salvato la vita a molte persone, lo ha fatto con la pratica, con la sua presenza e con la sua infinita gioia di vivere. È un uomo - fatto estremamente raro in questa parte di mondo - che ha dato più di quanto ha potuto ricevere e chiunque ne sia stato anche solo leggermente illuminato sa che ha un debito nei suoi confronti, un debito che va speso nel rispetto di se stessi e nell’aiuto verso il prossimo. Non solo parole, ma pratiche e fatti, sudore e fatica, gioia e un sorriso bellissimo.