“Il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio”. Intervista ad Angelo Binaghi

Il presidente della Federtennis chiama il governo: “Ci appoggi per avere uno Slam. È meglio delle Olimpiadi. Potremmo anche realizzare le strutture per avere qualcosa simile a Wimbledon per 100 anni"

di
2 MAY 26
Immagine di “Il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio”. Intervista ad Angelo Binaghi

Foto Ansa

Presidente Binaghi dov’era il 30 maggio 1976, l’ultima volta che un italiano vinse gli Internazionali?
“Sicuramente non a Roma, direi a Cagliari, ma non ricordo se ho visto la partita in tv”.
Non dica che ce l’aveva già con Panatta allora.
“Assolutamente no. Per la mia generazione Panatta era un mito, quasi come Gigi Riva, anzi no, Riva lo era come Pietrangeli”.
Poi che è successo?
“Diciamo che come presidente ho avuto l’occasione di farne una conoscenza meno superficiale…”.
Comunque per i 50 anni dalla sua vittoria lo avete invitato?
“Come sempre e ci ha risposto che verrà”.
Sarebbe comunque ora di scrivere il nome di un italiano nell’albo d’oro del torneo.
“Più di così credo non si possa fare. Abbiamo quattro italiani nei primi 20, tutti adatti alla terra rossa. Abbiamo il numero uno al mondo e l’anno scorso, non scordiamolo, Paolini ha vinto il singolare femminile e il doppio con Errani”.
E in più non ci sarà Alcaraz. Un vantaggio?
“Ma ci saranno tanti altri giocatori che vogliono vincere. E poi ci si ricorda sempre di chi ha vinto, non di chi non c’era. Ci vorrà fortuna a partire dal sorteggio e speriamo Jannik non arrivi troppo stanco…”.
Gli Internazionali sono il quinto Slam della stagione?
“Roma ormai è il campionato del mondo su terra battuta in due set su tre. Per noi sono anche più di uno Slam perché rappresentano la storia della Federazione, oltre che il nostro asset più importante”.
Invidia qualcosa a Wimbledon, Roland Garros, Melbourne o New York?
“Solo lo status che noi ancora non abbiamo e dovremo fare di tutto per avere”.
Che cosa si può fare?
“Dobbiamo riuscire a spiegare bene al governo quale opportunità rappresenti. Spendiamo diversi miliardi per avere 15 giorni di Olimpiadi invernali… Potremmo anche realizzare le strutture per avere qualcosa simile a Wimbledon per 100 anni. È qualcosa che rende, non costringe a ripianare i bilanci”.
Con Sport e Salute avete ribaltato l’area del Foro Italico. Che altro si può fare?
“Mancano i trasporti, i parcheggi, la metropolitana, ci sono problemi con i taxi. Abbiamo il Pietrangeli che è il campo più bello del mondo, ma ormai il tennis è un fenomeno di massa con un pubblico straripante. È vero che grazie al comune e alla regione non ci sentiamo più degli intrusi nella città, ma dobbiamo rendere sempre più piacevole l’esperienza di quel mezzo milione di persone che non viene a vedere solo le statue del Foro Italico”.
Gli Internazionali sono un business per il territorio ?
“Quest’anno dovremo superare il miliardo di euro di impatto sul territorio”.
Il governo in questo momento sembra avere altri pensieri.
“Purtroppo si deve occupare di fatti sportivi di ben altra rilevanza e di cui capisco tutta la gravità. Dobbiamo riportare la loro attenzione su questi altri aspetti”.
Certo se la Federcalcio potesse fare come la Federtennis che una ventina di anni fa ripartì da zero.
“Non ripartì da zero, noi fummo il frutto di una rivoluzione, cosa che nel calcio non può avvenire”.
Spieghi.
“Noi eravamo quelli che oggi potrebbero essere un gruppetto di giocatori di Serie A che volessero guidare la Federazione. Il tennis non aveva un giocatore, una lira, un principio morale. Abbiamo cacciato tutti, cambiato tutte le regole e rivoltato la Federazione”.
Il calcio non può farlo?
“Non ci sarà nessuna rivoluzione perché non si sono le condizioni. Il Governo, anziché chiudere tutti i rubinetti come normalmente si fa quando si vuol far cambiare una Federazione che non funziona, ha continuato in questi anni a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti oggettivi, valorizzandone oltremodo la rilevanza sociale, quindi una rivoluzione dalla base non ci sarà”.
Il suo amico Malagò non potrà fare nulla quindi.
“Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti, allargherà il suo consenso, ma non farà la rivoluzione perché per farla ci vogliono due cose: le idee e la disponibilità di prendere decisioni impopolari che possano anche rendere antipatico chi se ne prende la responsabilità”.
In 12 anni di Coni qualcosa ha fatto, ma certo non si può chiedergli di diventare antipatico.
“Io in questi anni al Coni di idee innovative capaci di portare del valore aggiunto allo sport italiano ne ho viste ben poche e pensi che io, al contrario, mi preoccupo se mi accorgo di essere troppo simpatico, perché mi viene il dubbio di non essere riuscito a svolgere con la giusta incisività la mia azione di dirigente…”.
A proposito di Coni, le piace Bonfiglio presidente?
“Ma guardi, credo che, una volta eletti, tutti abbiano il diritto di avere il tempo necessario per far vedere la qualità delle proprie idee, sempre che uno ce le abbia. Purtroppo ha preso il Coni in condizioni disastrose, quando era già stato raso al suolo, gli sono rimaste quasi solo le medaglie da distribuire … sento dire che comunque avrebbe in animo di fare delle riforme, aspettiamo di vederle con grande curiosità”.
A quanti tesserati siete arrivati?
“Quest’anno dovremo arrivare intorno al milione e quattrocentomila. Più o meno come il calcio. Ma molto più che i tesserati contano i praticanti e gli appassionati. Gli ultimi dati ci dicono che calcio e calcetto hanno 6,5 milioni di praticanti, tennis e padel sono a 6,2 milioni”.
Prossimo obiettivo il sorpasso al calcio?
“Dobbiamo pensare a noi stessi, ma se riuscissimo a continuare a crescere cosi sarebbe inevitabile, fisiologico, Noi cresciamo molto da oltre vent’anni, loro sono grosso modo stabili e a meno che non succeda un fatto traumatico è inevitabile”.
Intanto dopo aver portato ancora il tennis a piazza del Popolo, state pensando all’Olimpico.
“Siamo in un’area contenuta tra Monte Mario e il Tevere. Da una parte il limite è l’Olimpico dall’altra le piscine”.
E poi, visto che Milano ospiterà dal 2027 il primo torneo sull’erba in Italia salverete anche San Siro?
“Non esageriamo, ma dopo gli Internazionali ci occuperemo anche di quello perché di campi in erba in Italia oggi non ne abbiamo”.
Il fatto che Banca Intesa abbia rinnovato per altri cinque anni l’accordo per le Atp Finals significa che resteranno a Torino?
“Non necessariamente, vuol dire solo che la più grande istituzione finanziaria del nostro paese, la seconda a livello europeo, ha deciso di confermare il suo appoggio alle Finals. Credo siano molto contenti di come stanno andando le cose e noi siamo orgogliosi di averli con noi”.
A Torino intanto siete entrati nella proprietà della Stampa.
“Torino per noi è stata una scoperta straordinaria, ci hanno accolto e sostenuto. Non potevamo restare indifferenti di fronte alle problematiche di un pilastro così importante per il territorio come La Stampa. E questa opportunità ci darà modo di creare delle sinergie con la nostra media company per promuovere il tennis, il padel e le Finals che comunque almeno per altri 5 anni resteranno nel nord Italia”.