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Jasmine Paolini: “Ecco come imparo dalle sconfitte”
"Ogni ko dà qualcosa e serve per imparare. La fortuna che abbiamo nel tennis è che ci sono continue chance per fare meglio. Cerchiamo sempre di analizzare le sconfitte per capire come possano essere utilizzate per il futuro”, dice l'attuale numero 8 al mondo del ranking WTA
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11 APR 26

Jasmine Paolini. Foto Ansa
Ha impugnato per la prima volta una racchetta a cinque anni e alla prima lezione di tennis, ricorda con il solito sorriso stampato sul viso, era “emozionatissima”. Non avrebbe mai immaginato dove sarebbe arrivata e ora Jasmine Paolini può continuare a dipingere con le sue traiettorie un futuro tutto da giocare. L’attuale numero 8 al mondo del ranking WTA sta vivendo un’annata un po’ complessa, eppure non si demoralizza. Tornata da Miami, è atterrata a Venezia per incontrare alcuni bambini allo Sporting Life Center di Breda di Piave (Tv), per un meet & greet organizzato da Acqua Dolomia, di cui è ambassador. Si illumina quando si parla dei più piccoli, tanto da ammettere di aver pensato di farsi una famiglia, “ma non è il momento”. E così alla Jasmine 15enne che lasciò casa per andare al centro federale di Tirrenia, direbbe di “Crederci di più fin dall’inizio. Ho impiegato un po’ di tempo a farlo e questo mi ha fatto maturare un po’ in ritardo… ma ognuno ha i suoi ritmi. Alla fine del 2023 ho iniziato a giocare meglio e poi ho vinto il WTA 1000 di Dubai. Ho iniziato a prendere consapevolezza che potevo far bene pure nelle occasioni più importanti: da quel momento è andata sempre meglio”.
Adesso, c’è chi parla di un calo fisico e tecnico. I risultati, però, sono in crescita e la toscana minimizza. “Credo che sia normale, non si può sempre essere al top, sono contenta di come siano andate le ultime settimane, mi sono sentita bene in campo, cerco di rimanere positiva e allo stesso tempo provo a normalizzare il fatto che ci possano essere momenti in cui non si è al massimo. Sono sotto i riflettori e spesso è necessario allontanarsi dai social e affidarsi alle persone vicine. Cerco di isolarmi per trovare quello che sto cercando: continuità a livello di tennis alto. Sono fiera di come gestisco tutto e tento di volermi bene, seppur non sia facile”. Saper gestire la pressione, in uno sport in cui si sta spesso soli in campo, con la mente che rischia di andare altrove, è un’arte. “Lo sport deve essere una passione. Durante le partite si è un po’ più nervosi, ma provo a pensare a quello che devo fare e a 'riportarmi' al momento. Al massimo, la cosa peggiore che può succedere qual è? Perdere? Non c’è una sconfitta che mi abbia insegnato di più; ogni ko dà qualcosa e serve per imparare. La fortuna che abbiamo nel tennis è che ci sono continue chance per fare meglio. Cerchiamo sempre di analizzare le sconfitte per capire come possano essere utilizzate per il futuro”. In vista, c’è così la superficie del cuore, la terra rossa, quella che sporca le scarpe e che lascia segni indelebili sul terreno, la superficie dove ha raggiunto la prima finale Slam al Roland Garros e dove ha vinto gli Internazionali di Roma, in singolare e doppio. “È la superficie su cui sono nata, quella che conosco meglio. Peccato che ormai ci giochiamo poco durante l’anno perché quasi tutti i tornei sono sul cemento. Non avrei nemmeno mai sognato di vincere Roma, vedremo che sensazioni proverò a tornarci. Ora ripartiamo con la Billie Jean King Cup 2026 a Velletri (oggi con il tie di qualificazione, ndr). Avremo alcuni giorni per allenarci e ritengo non ci possa essere modo migliore per iniziare. In vista del Roland Garros è difficile sbilanciarsi, ci sono tante che stanno giocando bene. Aryna Sabalenka ha dimostrato una continuità incredibile e l’anno scorso ci è andata vicino, vedremo… C’è anche Rybakina che da fine anno sta inanellando successi e con lei anche altre: il livello della top 10 è alto”.
Paolini è ancora lì, anche se il suo best ranking l’ha raggiunto quando a seguirla c’era Renzo Furlan: “Non penso a un suo ritorno. Ho un buon rapporto con lui, ci sentiamo ogni tanto, è una persona importante, se vogliamo anche un punto di riferimento. Con Sara (Errani, compagna di doppio e coach) abbiamo sempre parlato della parte tattica. Poi, certe esperienze le ha vissute prima di me, ci confrontiamo tanto e per ora sta andando tutto bene, continuiamo”. Commenta anche le parole dell’ex presidente Figc, Gabriele Gravina: “Se la poteva risparmiare. Non c’era bisogno, si stava parlando solo di calcio, tirare in mezzo altri sport in quel momento non ha avuto senso”. Infine, parlando di stereotipi e di come spesso venga dipinta la donna-atleta, dice: “C’è del lavoro da fare, ma siamo sulla strada giusta, sono cambiamenti che purtroppo richiedono tempo, ma lo sport può velocizzare questo passaggio. Bisogna partire dalla cultura delle persone. Noi tenniste siamo fortunate: è uno sport dove ci sono prize money quasi sempre uguali, non in tutti i tornei ed è vero che i match maschili attirano ancora più spettatori”.