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Sono troppe 32 franchigie in Nba?
Alle squadre attuali si aggiungeranno quelle di Seattle e di Las Vegas dalla stagione 2028/29. Il rischio della troppa abbondanza e la necessaria rivoluzione del modello Nba per non rischiare l'implosione
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8 APR 26

Foto Ap, via LaPresse
Che l’Nba potesse decidere, dopo 22 anni dall’ultima volta, di allentare i cordoni di accesso a una delle leghe più ambite del mondo era cosa nota da tempo. Non ha dunque stupito il via libera arrivato con il voto favorevole dei proprietari: l’espansione da 30 a 32 franchigie, a meno di ribaltoni attualmente difficili da pronosticare, sarà dunque realtà. Le città individuate non rappresentano affatto una sorpresa: il ritorno di Seattle, l’ingresso di Las Vegas. Nel primo caso, viene assecondato l’auspicio di tantissimi tifosi sparsi in giro per l’Nba: una piazza storica che fu costretta alla relocation degli allora SuperSonics per via dell’impossibilità di migliorare la KeyArena. La proprietà, all’epoca guidata da Howard Schultz, cedette la franchigia a un gruppo di investimenti di Oklahoma City: era il 2006, servì un anno per rassegnarsi all’idea dello spostamento della squadra da Seattle per notificarlo all’Nba, con la nascita degli Oklahoma City Thunder a partire dalla stagione 2008/09. Quanto a Las Vegas, nel giro di poco tempo rischia di passare dall’avere zero franchigie nelle principali leghe statunitensi a poterne vantare quattro: quella che un tempo era ritenuta una città adatta solamente per eventi “one shot”, dalla boxe al wrestling, ha già da qualche anno cambiato volto, oltre a essere diventata la sede della Summer League Nba.
Adesso dovranno arrivare le offerte e i miliardi in entrata saranno spartiti tra gli altri proprietari, con una redistribuzione che dovrebbe garantire, nel peggiore dei casi, un introito di circa 650 milioni di dollari a franchigia. Ma se dal punto di vista economico non c’è dubbio che si tratti di un affare più o meno per tutti, le domande iniziano ad affiorare quando si affronta la questione sotto il profilo più squisitamente tecnico.
L’ultimo ad avanzare dubbi è stato Tracy McGrady, ex stella, tra le altre, di Houston e Orlando: “Stiamo già vedendo tante franchigie che scelgono di perdere partite per avere più chance al draft: perché dovremmo aggiungerne altre due? Penso che al momento non ci sia abbastanza talento nella lega: squadra come Brooklyn e Washington, in questa fase della stagione, sono inguardabili. Capisco che si debbano aumentare i ricavi, ma non c’è abbastanza talento per creare altre due squadre: il livello medio si è abbassato”.
Oltre al nodo del tanking, vale a dire franchigie che scelgono di sacrificare intere annate con la prospettiva di poter scegliere i migliori prospetti in uscita dal college o in arrivo dall’Europa, una piaga che sta affliggendo il commissioner Adam Silver a tal punto da indurlo a valutare seriamente un cambio di regolamento, c’è poi da affrontare quello del calendario: come verrebbe rimodulato in caso di ingresso di altre due franchigie? La prospettiva è chiaramente fissata in avanti, con la stagione 2028/29 indicata come quella di partenza della nuova struttura. Ma in una lega in cui i big devono già gestirsi con il bilancino durante la regular season per evitare infortuni e usura che potrebbero rivelarsi pesanti nella post-season, la domanda sul rischio di un calendario già più fitto delle 82 partite di regular season sta prendendo piede. Ma alla fine, l’unico linguaggio comprensibile per i proprietari è quello del dollaro. Tutto il resto non conta.