La calma di Jashari nel rumore di San Siro

Dal Bruges al Milan, tra sogni e sacrifici: “Sono un ragazzo umile che vuole l’Europa”

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28 MAR 26
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Ardon Jashari durante la semifinale di Supercoppa italiana contro il Napoli (foto Epa via Ansa)

Ci accoglie a Milanello con un sorriso e un “Forza Milan” che sa di autentico. Ardon Jashari ha la faccia da bravo ragazzo, uno di quelli “senza barba lunga e orecchini” come avrebbe sottolineato Silvio Berlusconi. “Molti non conoscendomi pensano che io sia arrogante – racconta al Foglio Sportivo – ma è esattamente l’opposto. Sono un professionista umile, molto concentrato a dare il massimo in campo per la squadra, ma anche un ragazzo di 23 anni che ama sorridere e stare in compagnia. In spogliatoio c’è un bellissimo clima con i miei compagni – aggiunge – gli allenamenti sono intensi ma non mancano momenti di svago, specie a pranzo con Modric e Pavlovic. Mangiano accanto a me, dovreste conoscerli…”.
Ardon Jashari è arrivato a Milano da predestinato lo scorso agosto, dopo una lunga trattativa tra Milan e Bruges terminata con la firma con il club rossonero fino al 30 giugno 2030. “Me lo ricordo bene quel periodo – sorride – avevo terminato la stagione con il Bruges, avevamo vinto la Belgian Cup, ed ero tra i calciatori più forti in rosa. Il club non voleva assolutamente cedermi, la sua posizione era chiara nei miei confronti. Io parlavo ogni giorno con il mio agente, sapendo del forte interesse del Milan. Ero in vacanza a Ibiza, con la mia fidanzata, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare”.
Che sensazioni ha avuto in quel momento?
“Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi e questa cosa mi entusiasmava molto. Dall’altra avevo un rispetto enorme per il Bruges. Volevo solo trovare la soluzione migliore per entrambi. Certo, come fai a rifiutare un club così importante come il Milan”.
Cosa ha accelerato il suo arrivo a Milano?
“Il lavoro di tutta la dirigenza, circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto. Ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida”.
Un traguardo che ha coronato un percorso giovanile fatto di alti e bassi.
“Proprio così. La mia carriera, specie nel settore giovanile, non è stata semplice. C’è stato anche un periodo, prima di diventare un calciatore professionista, in cui ho pensato che il calcio potesse diventare un semplice hobby. Giocavo nel Lucerna e nel frattempo avevo iniziato un praticantato in ambito commerciale. Mi piaceva, avevo il mio ufficio e i miei colleghi erano simpatici, ma il destino aveva scelto altro per me. Dopo pochi mesi in squadra abbiamo cambiato allenatore e la mia vita si è trasformata” .
A proposito di allenatori, con Allegri che tipo di rapporto sta coltivando?
“Lui è un maestro per me, cerco di imparare moltissimo. Ha grande esperienza. Mi parla spesso, dice di inserirmi di più, di giocare con intensità e di andare anche al tiro se abbiamo l’occasione. Mi sprona a migliorarmi anche in allenamento, anche perché nel corso degli ultimi anni la mia posizione in campo è molto cambiata”.
Il suo percorso assomiglia sempre di più a quello di Andrea Pirlo.
“È vero, da trequartista a regista. Pirlo è stato il mio idolo da ragazzino. Mi ricordo le sue giocate, erano perfette. Lui e Redondo mi hanno ispirato molto, giocavano con una serenità e una lucidità in campo impressionante. Sapevano dettare i tempi del gioco in qualsiasi momento”.
Come si arriva al fischio di inizio con questa tranquillità, ha una routine personale, un porta fortuna o semplicemente una playlist adeguata alla tipologia di partita?
“Nulla di tutto questo in realtà. Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto. E poi ogni volta che indossi la maglia rossonera l’adrenalina sale”.
Il numero 30 dietro quella maglia è stato casuale?
“Assolutamente no. Io quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e pensai che se mai fossi stato un calciatore avrei voluto lo stesso numero. Per la verità in quel periodo sapevo poco. Difensore, centrocampista o attaccante era la stessa cosa, volevo solo il pallone e divertirmi. Diversi anni dopo quando iniziai tra i professionisti in Svizzera mi dissero che avrei potuto scegliere il mio numero preferito ma solo dopo il 20, quindi chiesi il 30 con orgoglio”.
Una richiesta fatta anche alla dirigenza rossonera.
“È stata una delle prime richieste, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato”.
Messaggio inoltrato in italiano o inglese?
“Sono sincero, in inglese. L’italiano lo sto studiando ogni settimana, mi impegno molto. Sto prendendo lezioni insieme a Füllkrug. Detto tra noi io sono più bravo, ma diamo entrambi il massimo, come in campo”.
E fuori dal campo?
“Sono una persona molto calma e riflessiva. Mi piace passare il tempo libero con la mia famiglia, fare una cena fuori tutti insieme, il cibo italiano è molto buono. Mangio di tutto, pasta e riso nello specifico, anche se non ho un piatto preferito. Scelgo la moda alla cucina a dire la verità”.
Cosa non manca nell’outfit di Ardon Jashari?
“Mi vesto casual ma elegante. Mi piace apparire ordinato, con qualche colore acceso. In Italia ci sono moltissimi brand di alto livello, trovi sempre la soluzione ideale per ogni occasione”.
E chissà quante occasioni e nuovi obiettivi ci saranno con la maglia rossonera da qui ai prossimi anni.
“Sono qui per vincere. Per me, per la squadra, per i tifosi. Voglio dare il massimo ogni giorno, con entusiasmo e professionalità. Mi auguro di vestire questa maglia ancora per tanti anni. Adesso però dobbiamo pensare partita dopo partita, il nostro obiettivo è tornare in Champions League tra le squadre più importanti di Europa. Sappiamo che dobbiamo lavorare duro, ma questo non ci spaventa”.
Ardon Jashari, testa, spirito e talento da valorizzare. Quanto dobbiamo aspettare ancora per il primo gol con la maglia del Milan?