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contro le combine

Match-fixing, la battaglia invisibile: così l'Europa prova a fermare le mani delle mafie sul calcio minore

Francesco Caremani

Dal Group of Copenhagen alla task force Interpol, la rete internazionale contro le combine affina i suoi radar. Ma mentre crescono i controlli, il vero nodo resta l’espansione del betting su campionati fragili e manipolabili: lì dove le organizzazioni criminali trovano terreno fertile

Nel mondo delle combine esiste un’infrastruttura di controllo: il Group of Copenhagen, la rete europea che dialoga con la Interpol Match-Fixing Task Force, il braccio di polizia internazionale sulle scommesse clandestine. In Francia Corentin Segalen coordina la piattaforma nazionale contro la manipolazione sportiva. “Il mio ruolo, quando riceviamo un alert di potenziale manipolazione, è raccogliere quante più informazioni possibili e poi trasmetterle ai procuratori, alla polizia o a una federazione sportiva quando la questione riguarda solo il piano disciplinare”, spiega Segalen.

Tutto parte da un’anomalia nel mercato delle scommesse: “In genere un operatore o un regolatore individua un pattern inusuale: un crollo improvviso, un’inversione o sospensione delle quote, scommesse sospette su mercati derivati o da un conto appena creato, oppure una geolocalizzazione anomala delle puntate”.

Gli analisti della piattaforma incrociano quei dati con informazioni sportive, precedenti e intelligence sugli attori coinvolti. Se il segnale supera una certa soglia di gravità, “arancione” o “rossa”, il fascicolo passa alla magistratura.

Il Group of Copenhagen è il livello successivo, sovranazionale. “È la rete internazionale delle piattaforme nazionali contro la manipolazione sportiva. Scambiamo informazioni in modo sicuro tramite un sistema di notice, analizziamo il fenomeno usando il logbook e monitoriamo le grandi competizioni internazionali”, racconta Segalen. Il vero salto, però, non è solo tecnico: “Il principale risultato è che abbiamo costruito fiducia tra piattaforme nazionali, che oggi sono più disposte a condividere dati sensibili, e con il movimento sportivo, le forze dell’ordine, Interpol ed Europol, e i procuratori attraverso la rete MARS”. Senza questa fiducia, anche la Interpol Match-Fixing Task Force lavorerebbe quasi alla cieca.

Il terreno di caccia delle organizzazioni criminali resta la periferia del calcio: “Le competizioni più vulnerabili sono quelle più piccole, di livello inferiore, con risorse limitate. Poca copertura mediatica, bassi redditi per i giocatori, assenza di figure dedicate all’integrità, governance più debole”. Amatori, semiprofessionisti, giovanili e amichevoli: è qui che il costo per “comprare” una partita è più basso, e infatti in Francia è vietato scommettere su queste categorie “perché alcune partite amichevoli sono direttamente organizzate da gruppi criminali”.

Sul fronte dei dati, Segalen rivendica l’autonomia del regolatore pubblico: “In Francia non siamo dipendenti dai grandi provider, perché abbiamo un nostro strumento di analisi delle quote e un’architettura sicura che registra tutte le scommesse piazzate sul mercato francese”. Ma ammette che la capacità tecnica degli Stati è diseguale, e dove mancano competenze e accesso ai dati “le autorità devono fare maggiore affidamento sugli operatori e sui provider”.

Il punto più delicato è proprio qui, nel conflitto strutturale tra business del betting e integrità. “I fornitori di dati per le scommesse generano miliardi e offrono sempre più giocate su competizioni di quarta o quinta divisione, su partite di minorenni, su esiti facilmente manipolabili come il numero di ammonizioni”, osserva Segalen. La loro tesi è che “offrire tutto” serva a “proteggere tutto”. La sua risposta è secca: “Non è la mia posizione, né quella delle autorità pubbliche nel Comitato della Convenzione di Macolin. Le autorità pubbliche devono riprendere il controllo”.

Il paradosso è tutto qui: abbiamo costruito radar sofisticati – piattaforme nazionali, Group of Copenhagen, Interpol Match-Fixing Task Force – ma la partita decisiva si gioca sul perimetro stesso delle scommesse. Resta una domanda: chi stabilisce il confine tra il semplice gioco e l’azzardo, quello che rende il calcio più vulnerabile a chi lo usa per riciclare denaro?

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