La Juventus è al momento una mezza accozzaglia in cerca di un autore

Mentre Napoli, Inter e Roma vincono e convincono, mentre il Milan si dimostra ancora una volta squadra solida e quadrata, nella Torino bianconera abbondano incertezze
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6 OCT 25
Ultimo aggiornamento: 12:36 PM
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L'allenatore della Juventus Igor Tudor, foto LaPresse

Non sappiamo come sarà la stagione di Federico Bonazzoli, ma sappiamo che in sei giornate ha già realizzato due gol a San Siro. Né come sarà la stagione di Giovanni Simeone, ma da agosto ha già messo a segno due reti all’Olimpico. Vediamo la bellezza nel gol di Matías Soulé e nella traversa di Roberto Piccoli, nelle parate di Elia Caprile, ci si commuove per Christian Kabasele che segna e piange verso il cielo, i meme per il disinvolto derby dei presidenti meno amati, Lazio-Torino.
Poi però cala la sera e si fa sul serio: il Napoli vince da grande squadra, come l’Inter lo fa in maniera scintillante, la Roma forza una situazione avversa in perfetto stile Gasperini (sta determinando più del previsto) e il Milan mantiene intatta la sua forza e prospettiva. Gli azzurri soffrono e ribaltano il match grazie all’impeto di André-Frank Zambo Anguissa e alla vena europea di Rasmus Højlund, scelte più contiane di Antonio Conte stesso. E fin qui, nessun cedimento.
Per la prima frazione e tutto l’intervallo, però, i partenopei hanno dovuto convivere con la fastidiosa sensazione di buscarle da un squadra organizzata e concentrata, anche se alfine ancora ultima in classifica: il Genoa ai genovesi, considerato che Jeff Ekhator vi è nato non ancora diciannove anni fa, novembre 2006. La sua realizzazione è un vortice di padronanza tecnica e sfacciata gioventù, per tutti gli Ekhator sans papiers che sognano l’America nella nuova Italia (“Bayna”, Ghali).
Le pizze sopra le tavole italiane sono ancora fumanti che il grande classico è servito: Juventus-Milan è finita zero a zero per miracoli -la parata d’istinto di Mike Maignan a frenare l’urlo acrobatico di Federico Gatti - e per errori esiziali da parte rossonera, ma il campo ha sancito chi è più avanti e chi no. Volevano vincere, i ragazzi di Massimiliano Allegri: e ai punti qualsiasi giudice avrebbe distinto una squadra con i crismi a posto da una mezza accozzaglia in cerca di un autore.
Quale Allegri-a, se Igor Tudor cerca di mostrarsi più allegriano di Allegri, cambiar faccia cento volte, senza sapere invece che domani, una pacca sulla spalla e via: insomma Juve, non so più dove cercarti, in un modulo probabilmente non adatto e con interpreti che ruotano più che al fantacalcio Mantra. Le quattro battistrada convincono, ciascuna a suo modo, e dietro premono le fresche rampanti, Atalanta e Bologna: mai la zona Champions è stata meno scontata, dalle parti di Vinovo.
E un parte del problema sta nell’estrazione del centravanti di turno, bilanciando chi fa il suo da subentrante, Dušan Vlahović, e chi ci gira attorno alla ricerca di spiragli per la gloria, ovvero Loïs Openda. Ma la prima scelta estiva continua a sbagliare anche i tacchetti: sì, Jonathan David è tutto nelle pietre che (non) scaglia, come i suoi omonimi cantati dai Belle and Sebastian. Eppure coraggio, perché “it's not as if I'm being sent off to war / There are worse things in this world”.