LaPresse

Go Fast Risk Every Thang

Ken Block non era solo un pilota di rally. Era un videogame vivente

Umberto Zapelloni

La sua è una di quelle storie che fanno impazzire gli americani. Più di uno stuntman e delle corse, era un’azienda. E con i video virali è diventato una vera star. Fino all'incidente in motoslitta, che lo ha trasformato in leggenda

Ken Block non era solo un pilota di rally. Era un videogame vivente. Ti portava in macchina insieme a lui e ti faceva vivere le sue stesse emozioni. Lui rischiava, tu ti divertivi. Ha reso hollywoodiana e spettacolare la professione dello stuntman, anche se definirlo solo uno sfascia carrozze sarebbe sbagliato. Le sue auto lui cercava sempre di riportarle in garage perché l’adrenalina gliela regalavano salti e velocità, non gli incidenti. Il suo canale su YouTube ha quasi due milioni di iscritti, i suoi video più gettonati, le sue celebri Gymkhane sulle strade delle grandi città, da San Francisco a Londra, fino a Las Vegas, hanno superato i cinquecento milioni di visualizzazioni, su Instagram da 7,7 milioni di followers. Numeri pazzeschi. Non era solo un pilota, uno stuntman, era un’azienda. Come la DC shoes che aveva fondato insieme un amico in California nel 1994, a 27 anni, rivendendola poi nel 2004 a Quiksilver per 87 milioni di dollari. 

 

La storia di Ken Block è di quelle che fanno impazzire gli americani: era uno shoe tycoon con la passione per gli sport estremi come lo skateboard, lo snowboard e il motocross. A 36 anni, all’età in cui un pilota di solito si ritira, si è inventato rallysta. Ha cominciato tardissimo, ma come dicono i suoi amici lo faceva “balls out”, una frase che non ha bisogno di spiegazioni. Il suo motto era Go Fast Risk Every Thang. Vai veloce, rischia tutto. È quello che stava facendo con una motoslitta nello Utah. Solo che questa volta è rimasto schiacciato e i soccorsi non sono riusciti a salvarlo. Aveva 55 anni, tre figli, la maggiore dei quali, Lia, a soli 15 anni, sta seguendo la sua strada nei rally e proprio in queste ore avrebbe dovuto presentare sul canale YouTube del padre la sua ultima impresa, il recupero e il restauro di una vecchia Audi da rally.

 

Se non lo avete presente vi basterà cercare Ken Block su YouTube. Bastano pochi secondi di video per restare incantati. Con le auto fa evoluzioni da stuntman, salti, traversi, tondini tra gomme che fumano, motori che urlano. Quando ha cominciato a produrre video con la serie Gymkhana nel 2008 non c’erano ancora le attrezzature di oggi, ma lui già riusciva a portare gli spettatori in auto con lui. Evoluzioni riprese da più angolazioni, telecamere posizionato dovunque, dentro l’auto, fuori dall’auto, sugli ostacoli, in volo sopra o accanto alla sua auto lanciata su strade rigorosamente sbarrate al traffico perché comunque Ken aveva una regola: rischiava lui, al massimo nei rally rischiava il suo copilota, ma per gli altri non doveva esserci nessun rischio. Ai ragazzi diceva imitatemi in un video game non sulle strade. Le sue mitiche Gymkhane si sono evolute nel tempo nella serie Climbkhana e ultimamente nella serie Electrikhana girata con l’Audi, sua ultima partener automobilistica ufficiale, sulle strade di Las Vegas con un’auto elettrica.

 

Se scorrete i suoi risultati nei rally mondiali vedrete che ha combinato poco: 18 punti iridati in 25 gare corse tra il 2007 e il 2018. Ma quello era solo un sogno e comunque è diventato uno dei quattro americani a conquistare dei punti iridati in uno sport popolato dagli europei. Partecipare ai rally mondiali non è mai stata la sua la sua attività principale anche se nel suo primo anno in gara in America nel 2005 era stato Rookie of the Year nel Rally America Championship. Aveva un controllo dell’auto pazzesco, lo vedete da soli nei video che lo hanno trasformato in una star globale. Sulle strade americane ha vinto parecchio, agli X Game ha conquistato 5 medaglie, poi si è dedicato anche ai rallycross che hanno un loro campionato mondiale, concludendo al secondo posto con la sua scuderia la Hoonigan Racing. Ma è con i video virali che si è trasformato in vera star riuscendo ad abbinare la sua abilità al volante alle sue doti di uomo di marketing e di comunicazione. Prima di YouTube i suoi video impallavano il suo sito. Erano in alta definizione e richiamavano troppo traffico. Era più avanti della tecnologia a disposizione. L’esplosione di social ha moltiplicato i sui seguaci. Il suo ultimo post su Instagram riprendeva la sua motoslitta sotto una tonnellata di neve. Poi deve averla pulita, messa in moto e essersi lanciato verso il salto che lo ha trasformato in leggenda.

Di più su questi argomenti: