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L'ultimo gol di Pelé: ha cacciato Messi dalle prime pagine

Jack O' Malley

Finalmente è finita l’esaltazione di Lionel, anche se il 2023 comincerà con il Pallone d’oro alla Pulce

È dovuto morire Pelé per mettere fine alla nauseante esaltazione di Lionel Messi che trasforma l’acqua in vino, resuscita i morti argentini e ascende in cielo per sedere alla sinistra del Padre Diego. È dovuto morire Pelé per farci sospendere il sempre più noioso dibattito su chi sia il più forte di sempre, Maradona, Leo o Cristiano Ronaldo. È dovuto morire Pelé per ricordare che il calcio moderno (inteso come gioco, non come puttanate di intrattenimento da stadi riscaldati in cui non si possono fare cori offensivi) esiste perché lui è esistito, ha giocato, inventato e soprattutto vinto tre Mondiali, da ragazzino e da uomo adulto. Avercene. 
Il migliore di sempre per me resta George Best, ma come Pelé davvero non c’è stato e forse non ci sarà mai più nessuno – e pace anche al Pelé politico e amico di Blatter, nessuno è perfetto. Brindo a lui, che ci ha evitato per qualche giorno di leggere articoli su quanto Messi sia stato decisivo nello spogliatoio argentino ai Mondiali o sulle sue origini italiane (da giorni pubblicate falsi alberi genealogici della Pulce, il cui nonno è già nato in sei o sette luoghi diversi, da Bergamo alla Sardegna). 

 

È ricominciata la Premier League, e questa è la nota lieta di un anno orrendo che finalmente finisce. Orrendo perché le squadre inglesi non hanno vinto nulla, per il resto la birra ha continuato a scorrere a fiumi, e poiché c’è la bionda c’è speranza. Pep Guardiola si è lamentato delle partite del Boxing Day, e per una volta devo dire che ha torto: dopo quasi due mesi di nulla serviva proprio un ritorno alla grande così. Vediamo se l’Arsenal riuscirà a suicidarsi anche stavolta: al momento gioca un calcio perfetto, vince e ha staccato quasi tutti in classifica. Ma è l’Arsenal, appunto, e quei fastidiosi del Manchester City non hanno mica intenzione di mollare. Alzo la pinta per Marcus Rashford, e per Ten Hag, il manager del Manchester United che ha avuto le palle di scazzare con Cristiano Ronaldo, portarlo alla rottura con il club in cui aveva vinto tutto prima del Real e fare rinascere l’attaccante inglese troppo depresso da quando ha sbagliato il rigore in finale dell’Europeo e la stampa progressista lo ha trasformato in eroe delle mense scolastiche dimenticandosi come al solito che il suo lavoro è fare il calciatore.

 

Brindo all’anno che comincia, in cui due squadre inglesi vinceranno Champions ed Europa League. Brindo all’anno che comincia e in particolare a Neymar, maestro di vita che in Psg-Strasburgo si è fatto espellere per doppio giallo in due minuti così da saltare la partita del 1 gennaio e sbronzarsi degnamente a Capodanno. Brindo all’anno che comincia anche se l’idea di un altro Pallone d’Oro a Messi mi fa venire l’asma e mettere mano alla bottiglia. Brindo all’anno che comincia, ma vorrei farlo con quello che bevono Infantino e soci alla Fifa, i quali sono riusciti a mettere l’Argentina vincitrice di Copa America e Mondiale seconda nel ranking delle Nazionali dietro al Brasile, ma soprattutto il Belgio – la più grande fuffa dell’ultimo decennio dopo Roberto Saviano – quarto. Ho evitato accuratamente di leggere gli articoli che spiegano perché la classifica è così: l’idea che ci sia anche un criterio dietro a questa cazzata è forse peggio della classifica stessa. Che poi l’unica classifica credibile sarebbe quella con l’Inghilterra fissa al primo posto.
 

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