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I cattivi pensieri dell'inContentabile

A cosa avrà pensato Conte dopo avere visto Roma-Juventus

L'Inter ha capito che può approfittare di questo periodo di prove bianconere per fare il vuoto. Ha però un ostacolo da superare per essere la più forte

Giuseppe Pastore

I nerazzurri di Antonio Conte sono una squadra alpha, atleticamente dominante con qualche integralismo tattico e il centrocampo più forte della Serie A. I guai possono arrivare quando si insinua il tarlo del pensiero

Si chiama over-coaching ed è un vizio a cui si espongono tutti i grandi manager traboccanti di ambizione e creatività, meglio se aiutati da rose miliardarie e manipolabili come il mazzo di carte di un prestigiatore (chi ha detto Guardiola?). Non si tratta solamente di riempire la testa dei propri atleti di troppe indicazioni, troppi concetti, troppe urla: ad altissimi livelli è anche la voglia di siglare a lettere maiuscole un risultato, una vittoria, un campionato; l'umano desiderio di essere protagonista come e più di quelli che vanno in campo. Altro che “l'allenatore bravo è quello che non fa danni”, come predicano certi tecnici finti preti o furbacchioni alla Max Allegri. Un allenatore umile è come un veneto astemio: ce ne sono, ma è raro.

  

Il memorabile 4-3 dell'Inter alla Fiorentina è come il vaso di Rubin, una di quelle illusioni ottiche che studiavamo alle medie: cosa ci vedi, un calice o due profili neri su sfondo bianco? Si può inorridire al modo in cui la difesa D'Ambrosio-Bastoni-Kolarov si è fatta portare a spasso dal 37enne Ribery oppure sbalordire all'improvvisa ricchezza di alternative e modi di andare in gol dell'Inter, che va ben oltre il “palla lunga a Romelu” che ha a lungo tenuto banco la scorsa stagione (Europa League compresa), come dimostra la splendida azione del 3-3 Sanchez-Hakimi-Lukaku, sotto pressione, a tre minuti dalla fine, contro una difesa schierata.

 

Una squadra muscolare non solo per il volume dei giocatori, ma anche nelle scelte e nella filosofia che sta dietro queste scelte, che fa diretto riferimento all'Inter di Mancini 2006-2008 che vinceva i campionati di fisico e di inerzia, sostituendo alla limpidezza del gioco una forza d'urto inarrestabile per almeno sedici squadre su diciannove. A giudicare dalla presentazione, l'Inter 2020-2021 è una squadra alpha che sfrutta benissimo la regola dei cinque cambi per terrorizzare psicologicamente l'avversario e alle brutte butta dentro contemporaneamente Vidal e Nainggolan – i quali per definizione non portano ordine e disciplina, ma caos, rumore, clangore di catene, la marmaglia di Mad Max: Fury Road che ti punta, ti schiaccia e ti soffoca negli ultimi venti metri.

 

Fin qui tutto bene. I guai possono arrivare quando in una squadra così atleticamente dominante si insinua il tarlo del pensiero. Il lavorìo di questo tarlo sembra essere già iniziato sabato sera, specialmente nella scelta di mandare deliberatamente allo sbaraglio il povero Eriksen, talmente spaesato e fuori luogo nella cagnara organizzata di Conte che il tecnico sembra averlo schierato apposta per andare in tv venti minuti dopo e dichiarare candidamente: “Vi è piaciuto? Abbiamo giocato col trequartista apposta per lui”. E invece nella lussureggiante rosa a disposizione del tecnico, sicuramente il migliore in Italia a farsi comprare giocatori forti e pronti all'uso, adesso il pallido prence danese è il terzo trequartista in gerarchia dopo Vidal e Sensi, e forse anche il quarto visto gli ottimi quindici minuti finali di Sanchez in quella posizione. La demolizione di Eriksen – com'è noto, voluto fortemente da Marotta lo scorso gennaio – e altre scelte spericolate come le ostinate panchine di Skriniar, palesemente sul mercato, lasciano intendere che la guerra tra Conte e il resto del mondo nerazzurro sia ancora allo stato liquido, benzina abbandonata sul pavimento di una fabbrica di fiammiferi. Eppure la visione di Roma-Juventus avrà acceso nella testa del tecnico non una lampadina ma un intero duomo di luci e lampadari: tutto quello di cui ha bisogno è essere la lepre, approfittare di questo periodo di prove bianconere per fare il vuoto, andare in fuga e respirare l'aria di alta montagna che lo aiuta a tenere lontani i cattivi pensieri.

 

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Delle mille domande che circondano questa rosa che l'inContentabile giudica ancora incompleta a una settimana dalla fine del mercato, una riguarda proprio lui: l'onda d'urto interista è in grado di reggere fino a fine stagione senza cambiamenti o necessita di un nuovo ordine tattico che vada oltre il feticcio della difesa a tre e sfrutti al massimo la potenza di fuoco del miglior centrocampo del campionato? Alta classifica vuol dire anche alta pressione e alta velocità: vista la rosa esperta ma non esattamente composta da serial-winners (a eccezione di Vidal, non a caso preteso oltre ogni limite), i passeggeri si aspettano lucidità proprio dal loro capotreno da undici milioni di euro a stagione, il prezzo giusto per la famosa mentalità vincente.

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