La generosità di Alesi che svela le follie della Formula 1

Fabio Tavelli

L'ex ferrarista costretto a vendere la sua F40 per finanziare la carriera del figlio Giuliano in Formula 2. Un gesto che dovrebbe far riflettere sull'ottusa incapacità del Motorsport di rinunciare alle proprie sconsiderate grandezze

“Un giorno mio padre al termine di una discussione generazionale di quelle non leggere sentenziò: 'Ti toglierai il pane di bocca per darlo a tuo figlio!'”. Fu un terzo grado di giudizio che mi mandò al 41bis per qualche tempo. Oggi Jean Alesi annuncia di aver venduto la sua Ferrari F40 per finanziare la carriera di suo figlio Giuliano in Formula 2. E tutto ciò scatena al solito l’esercito in servizio effettivo e permanente di chi ha talmente pochi fatti propri su cui investire tempo ed energia, che non trova di meglio che farsi quelli degli altri. Lo faccio anch’io, dicendo: bravo Jean! I fatti. Il Motorsport ha raggiunto un livello di impazzimento ormai fuori controllo. I costi sono esplosi al punto che anche nelle categorie inferiori per disputare una singola stagione ci vogliono capitali folli. E per finanziare tutto questo circo serve un costante flusso di entrate da parte degli sponsor. Che, e non ci vuole un premio Nobel in economia per comprenderlo, in tempi come questi stanno attenti anche allo zero virgola e se possono tagliano senza se e senza ma.

 

La Ferrari F40 di Jean, pilota amatissimo ancora oggi quando gira per il paddock, stava in garage a far bella mostra di sé. Diciamo che apparteneva al superfluo. Per tacer del suo mantenimento, comprensivo di bollo e assicurazione (a occhio non cifre proprio per tutte le tasche). La stagione di F2 di Giuliano costa all’incirca 1 milione e 800mila dollari. La vettura in garage è andata via insalutata ospite per 1,2 milioni. Oggi trovare quasi 2 milioni di sole sponsorizzazioni è un’impresa che nessun manager (nemmeno quelli molto bravi come Mario Miyakawa) è in grado di compiere. E allora ecco il cuore di papà. La F40 era come un assegno circolare, Jean alla voce “parco macchine” non è certo sfornito e di sicuro non si metterà a viaggiare in metropolitana.

 

Invece di guardare al dito, ovvero al gesto di cuore di Jean che ogni padre che potesse farebbe per i propri figli, nessuno guarda alla Luna. Ovvero alla ottusa incapacità del Motorsport di decrescere felicemente prima di impiccarsi alle proprie sconsiderate grandezze. In Formula 1 presto rischiamo di avere Gran Premi dove si sentirà poco il rumore delle auto non perché sono ibride ma perché sono poche. Tra dieci anni potrebbero esserci solo Lance Stroll e i suoi figli e cugini. La categoria Stroll.  E nelle categorie minori si sfideranno solo i figli di Zio Paperone (non quello di Walt Disney, però, lui avrebbe respinto Giuliano lontano dal suo deposito con mezzi poco urbani). Per tacer del rischio che qualcuno meno avveduto di Jean Alesi si faccia prendere troppo la mano e per aiutare il figlio mandi in vacca aziende e posti di lavoro altrui. Jean ha venduto una macchina, non ha lasciato a casa nessuno senza stipendio. Sono soldi suoi. Ora però Giuliano oltre a sapere quanto grande è la generosità di suo padre sa anche che ha un motivo in più, anzi 1 milione e 200 mila motivi in più, per andare forte.

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