L'ultima battaglia di Tom Dempsey

Leonardo Rafanelli

L'ex kicker dei New Orleans Saints è morto a causa del Covid-19. Per 43 anni è stato l'unico giocatore di football americano a realizzare un field goal da 63 iarde (e nonostante una menomazione fisica)

Nella Pro Football Hall of fame a Canton, in Ohio, c’è una scarpa strana. Si interrompe poco dopo la caviglia, non ha spazio per le dita dei piedi, ed è facile intuire che il suo proprietario non le avesse. Quello che è più difficile immaginare, è che proprio con quella scarpa è stato calciato uno dei più celebri field goal della storia del football, segnando un record che è rimasto imbattuto per 43 anni, dal 1970 al 2013.

 

Di questa scarpa si è tornato a parlare in questi giorni, perché il nome del giocatore che la indossava, Tom Dempsey, è comparso in una statistica che poco ha a che fare col football: quella delle vittime del nuovo coronavirus. Di battaglie, Dempsey ne aveva combattute tante: quella per giocare, prima di tutto, visto che era nato senza le dita del piede destro e della mano destra. Quella per andare avanti dopo che l’uragano Katrina aveva spazzato via la sua casa di New Orelans. E negli ultimi anni, quella battaglia quotidiana e dolorosa che deve combattere chi riceve una diagnosi di Alzheimer. Tom Dempsey, in qualche modo, ce l’aveva sempre fatta, ma non questa volta: la malattia ormai nota come Covid-19 ha portato via anche lui a 73 anni. A un certo punto c’era pure stato un miglioramento che aveva acceso le speranze, ma non è bastato: le sue condizioni sono precipitate, ed è morto sabato scorso.

   

Da quel momento sono riapparse sui social e sui giornali le immagini del suo storico calcio, e i passaggi di una storia che merita di essere raccontata.

 

 

Tom Dempsey era nato il 12 gennaio 1947 a Milwaukee e aveva giocato a football al Palomar College nella contea di San Diego, in California. Giocava come kicker e come defensive lineman, e si racconta che nei placcaggi, nonostante i limiti fisici, sapesse colpire duro. Nessuna squadra professionistica però lo aveva preso in considerazione, finché non fu ingaggiato dai New Orleans Saints nel 1969. Qui fece subito una buona stagione, ma non c’era modo di immaginare che pochi mesi dopo si sarebbe ritrovato a scrivere la storia di questo sport.

  

Vale la pena premettere che quello del kicker è un ruolo complicato: per come è strutturato il gioco del football, entra spesso in campo in situazioni al limite, ed è più facile farsi ricordare per gli errori che per le imprese. Certo, quell’8 novembre del 1970, era difficile immaginare una situazione più sul filo: i New Orleans Saints stavano perdendo 17 a 16 contro i Detroit Lions. Mancavano due secondi alla fine della partita, e l’unica speranza era mettere a segno un calcio da 63 iarde: lontano, molto lontano, se si pensa che di solito questi tentativi si fanno al massimo da 52 iarde.

 

Non ci credeva più nessuno, in Louisiana, tanto che alcuni tifosi hanno raccontato di aver sentito l’esito dell’azione alla radio nel parcheggio, dato che si erano già avviati verso casa rassegnati all’ennesima sconfitta. Ma quel pallone, rimasto in aria per un tempo interminabile, cadde appena oltre i pali, consegnando la vittoria ai Saints tra le esultanze di tutti: tifosi, commentatori, persino arbitri.

 

Sono immagini sfocate di un’altra epoca e di un altro football, a cui negli anni il mondo della NFL ha guardato con ben poca retorica. Non mancarono polemiche su un presunto vantaggio che Dempsey avrebbe ottenuto grazie alla sua “scarpa speciale” (anche se una successiva analisi della trasmissione Sport Science di ESPN sembrerebbe dimostrare che con quella calzatura il margine di errore fosse al contrario più ampio rispetto a quello di una scarpa normale). Per scoraggiare tentativi di quel tipo le porte sono state posizionate più lontane dal campo, ed è stata introdotta quella che è diventata nota come la “Tom Dempsey rule”, in base alla quale anche chi gioca con un arto mancante deve indossare scarpe con una superficie paragonabile a quella degli altri giocatori.

 

A tutto questo, Dempsey ha sempre risposto col piglio e l’umorismo che lo contraddistinguevano: “Ok, perché non provate voi a calciare un field goal da 63 iarde a due secondi dalla fine indossando una scarpa quadrata? Ah, sì, pure senza dita dei piedi”, disse una volta ai giornalisti.

 

La battuta pronta non gli mancava anche nelle situazione più amare: visitando i resti della sua casa distrutta dall’uragano Katrina, disse alla moglie: “Sai quei nuovi mobili che desideravi? Mi sa che ci serviranno prima del previsto”.

 

Prima di ritirarsi, Tom Dempsey ha giocato anche nei Philadelphia Eagles, nei Los Angeles Rams, negli Houston Oilers e nei Buffalo Bills, segnando 252 trasformazioni e 159 field goal. Le squadre, a quel punto, lo volevano. Il suo record è stato battuto nel 2013 da Matt Prater dei Denver Broncos, di una sola iarda nell’aria ben più rarefatta delle Montagne Rocciose. E nessuno, a oggi, ha mai fatto di meglio.

  

Il capitolo finale di questa storia lo ha scritto il coronavirus, con una conclusione che lascia un retrogusto amaro. Ma fu proprio Dempsey a dire, dopo Katrina, che neppure un uragano può spazzare via i ricordi. Ed è bello pensare a queste parole riguardando le immagini di quel calcio da leggenda.

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