Rinviati gli Europei di calcio, in ballo ci sono ora le Olimpiadi. Ed è un bel problema

Per la prima volta nella sua storia si giocherà in un anno dispari. Intanto il Comitato olimpico cerca una via d’uscita per non rinviare i Giochi. Il nodo delle qualificazioni
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17 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 08:01 PM
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foto LaPresse

Prima il calcio, ma ora a tremare sono le Olimpiadi. E l’idea di rinviare/perdere i Giochi è molto più devastante, da un un punto di vista sportivo, rispetto a quella del posticipo, deciso dall’Uefa, dell’Europeo di calcio al 2021. Perché al posto dell’Europeo, per dirigenti, calciatori, tifosi e perfino per i giornalisti, ci sarà comunque da divertirsi: la stagione estiva verrà riempita dai campionati e dalle Coppe – data probabile della finale Champions 27 giugno – e la perdita stimata per lo spostamento, tra i 200 e i 300 milioni, che esce dalla porta dell’Uefa, rientrerà dalla finestra delle Federazioni. Almeno questa è la decisione a cui dovrà arrivare una commissione nominata per far di conto: una tassazione equamente suddivisa tra le 55 federazioni, sulla base dei proventi dei diritti televisivi. Per la prima volta nella sua storia, cominciata nel 1960, un Europeo di calcio si giocherà in un anno dispari. E per la prima volta dal 1989 – quando chiuse i battenti il 25 giugno – un campionato di Serie A si spingerà così in là, anzi potrebbe anche sfondare il muro di luglio.
Euro 2020, il torneo itinerante che doveva prendere via a Roma il 12 giugno e terminare a Londra il 12 luglio è stato spostato al 2021, stesse date, a parte lo stacco di un anno (e di un giorno): 11 giugno-11 luglio. Anche se arriverà il “picco” e il contagio prenderà a scendere, secondo le speranze condivise, non era una buona idea avventurarsi, appena usciti da una pandemia, nel primo Europeo itinerante. A spingere il presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin, che ha tentato di tenere in piedi la baracca fino all’ultimo, sono state le federazioni nazionali, i sindacati dei calciatori e i club che premevano per chiudere i campionati nazionali. Sperando che questa follia venga sconfitta dalle restrizioni e dai primi caldi. Ceferin ha usato parole sensate (in questo periodo, a parte qualche minoranza, il buon senso si spreca): “Guidiamo uno sport vissuto e respirato da tante persone ma che è stato colpito da un nemico invisibile e veloce. E’ in periodi come questi che la comunità calcistica deve dimostrare senso di responsabilità, unità, solidarietà e altruismo. La salute è una priorità”.
Naturalmente la decisione non è stata indolore (l’Uefa ci ha tenuto a sottolineare che spostare “rappresenta un grande costo”), ma in questo momento con il virus ancora in espansione, non si può certo traccheggiare. E tra i più affranti per la scivolata al 2021 dell’Europeo ci siamo noi italiani, specialisti nel salto in lungo, avanti o indietro, sempre in bilico tra sogni di gloria e allegria di naufragi. In due anni e mezzo, siamo passati dal nichilismo post eliminazione dal Mondiale 2018 frutto del tracollo della nazionale di Ventura, alla convinzione che questo Europeo saremmo andati a vincerlo con il “gruppo” di bearzottian-lippiana memoria ben costruito da Roberto Mancini assemblando veterani e giovanotti. C’è materiale umano e tecnico di prim’ordine in azzurro, è vero. Abbiamo superato di slancio le qualificazioni con dieci vittorie su dieci partite. E quindi ci sentivamo già favoriti. Certo, da qui a vincere restavano (e restano) 23 squadre, ma noi siamo capaci di balzi enormi. Con la fantasia.
Lo sport si sposta più in là. Ha provato a resistere, pensando, soprattutto il calcio, di essere immune a quanto succede ai mortali, ma si è arreso all’evidenza. Collegato al rinvio dell’Europeo c’è quello della Coppa America. Pure questa si accomoda nel 2021. E si è aperta la caccia allo “slot” dove riposizionare gli eventi. Mentre gli Internazionali d’Italia di tennis (4-17 maggio) pensano a un rinvio e Wimbledon, con il tradizionale senso inglese di superiorità, resiste nelle sue date dietro i Doherty Gates, il Roland-Garros passa dal 20 settembre al 4 ottobre. Prossimi contagiati, i Giochi Olimpici. Un’Olimpiade non è un Europeo, il calcio è più alla mano. Il Comitato olimpico cerca una via d’uscita. Mantenere le date attuali (24 luglio-9 agosto) comporta una serie di problemi, primo fra tutti le qualificazioni. Numerose federazioni, infatti, non le hanno ancora completate. Ci sono tornei da disputare, selezioni da superare. Mentre il tempo si assottiglia, il calcio ha trovato una soluzione. Ma per le Olimpiadi non è così facile. Il prossimo slot è il 2022.