Calcio ad alta quota

Leo Lombardi

Non solo sport invernali: tra le Alpi, il Südtirol-Alto Adige ha sdoganato definitivamente anche la passione per il gioco del pallone. Con un allenatore che è una vecchia conoscenza della Serie A

Terra di sportivi, l'Alto Adige. Inevitabilmente legati alle caratteristiche del luogo, e quindi tanta, tantissima neve: straordinari sciatori (ieri Gustav Thöni, oggi Dominik Paris), eccellenti biathlete (Dorothea Wierer), splendidi slittinisti (Armin Zöggeler). Rare le concessioni ad altre attività, anche se oggi Jannik Sinner viene considerato tra i papabili al futuro podio mondiale del tennis. E il calcio? Roba da ritiri estivi - con amichevoli contro squadre dal nome romantico (Rappresentativa Monti Pallidi su tutti) - per le società di serie A. Oppure da dilettanti e da eroismi per la gente del posto, data la poco favorevole condizione logistica. Qualche eccezione nel corso degli anni c'è stata, certo: perfino la montuosissima Valle d'Aosta ha avuto un Sergio Pellissier. I più anziani ricordano Klaus Bachlechner, difensore di tanto Verona e tanto Bologna, con una Coppa Italia nell'Inter 1981-82. Più recentemente Stefan Schwoch, re degli attaccanti in serie B, con 135 reti in carriera. Mai, però, una società con la forza di affacciarsi a un livello medio-alto.

 

Si era visto il Bolzano, protagonista di qualche faticata stagione in C negli Settanta e poi sepolto tra i dilettanti. Oggi ci prova il Südtirol-Alto Adige, che sul campo ha raccolto l'eredità di chi lo ha preceduto e nelle aspirazioni ambisce a qualcosa di più alto: rappresentare una zona alpina dalla fortissima identità, sempre galleggiante tra il desiderio di riunirsi alla casa madre di lingua tedesca e una realtà che la vuole dentro i confini italiani. Un progetto nato a Bressanone nel 1974, proseguito a Bolzano e che nel nome racchiude l'aspirazione di andare oltre i confini cittadini. Una realtà atipica nel panorama italiano, a cominciare dalla struttura societaria. Il 90% appartiene a un amplissimo gruppo di soci, in cui Hans Krapf (fondatore di Duka, solida azienda leader nelle cabine doccia) è l'uomo forte con il suo 25%. Il restante 10% appartiene all'associazione sportiva dilettantistica cui fanno riferimento le squadre giovanili dell'Alto Adige. Un'associazione a cui tutti possono iscriversi, diventando di fatto sostenitori del club: un azionariato popolare come si vede nella vicina Germania oppure in grandissime società come Real Madrid e Barcellona.

 

Il Südtirol-Alto Adige si è affacciato tra i professionisti nel 2000 e, da allora, non si è più mosso. Un club Generazione Z, che punta a diventare un punto di riferimento per i giovani altoatesini che vogliono giocare a pallone senza essere costretti ad allontanarsi. Nei primi anni di serie C l'esempio era stato Thomas Bachlechener, figlio di Klaus e attaccante in maglia biancorossa. Oggi lo è Manuel Fischnaller, anch'egli attaccante e appena tornato alla base dopo un lunghissimo viaggio a ritroso da Catanzaro. Un calcio per tutti reso possibile dal Centro sportivo Maso Ronco, un gioiello situato tra le montagne ad Appiano (non Gentile, ma Sulla Strada del Vino) con due campi in erba, due sintetici, uno di dimensioni più ridotte e strutture moderne: qui la Germania ha svolto la preparazione per il Mondiale 2018. La prima squadra gioca invece a Bolzano, nell'antico Druso che si sta rimettendo a nuovo con un cantiere aperto e in evoluzione, zona per zona. Appuntamento a marzo 2021, per ospitare 5.500 spettatori e una squadra ambiziosa. Quella di oggi non ammette mezze misure: soltanto tre pareggi, con quattordici vittorie da una parte e sette sconfitte dall'altra, che la pongono in alto nella zona playoff nel girone B di serie C. In panchina siede Stefano Vecchi, tornato dopo sette anni. Da calciatore aveva raggiunto il top nel Brescello, con un pareggio per 1-1 imposto alla Juventus di Claudio Lippi in Coppa Italia nel 1997: Antonio Conte aveva risposto al vantaggio di Arnaldo Franzini. Una breve gloria cancellata dal 4-0 per i bianconeri nella gara di ritorno. Da allenatore ha firmato un periodo d'oro nella Primavera dell'Inter dal 2014 al 2018, vincendo quello che c'era da vincere tra campionato, Coppa Italia e Primavera e lanciando calciatori come Nicolò Zaniolo. Si era affacciato anche in prima squadra, chiamato a gestire il post-licenziamento di Frank de Boer e Stefano Pioli. La passata stagione ci aveva riprovato in prima persona, ma l'avventura al Venezia era durata lo spazio di sei partite. Un congedo frettoloso, senza quel tempo che - invece - vogliono concedergli a Bolzano. Quello che serve per costruire qualcosa di duraturo e di mai visto.

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