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Il sogno di Kenin vale più di un portafortuna. L'americana vince gli Australian Open

Battuta Garbine Muguruza dopo tre set e due ore di una partita bellissima. Da lunedí sarà la settima giocatrice del mondo, la prima degli Stati Uniti

1 Febbraio 2020 alle 14:36

Sofia Kenin, la ragazza che a sette anni pensava di poter battere Andy Roddick rispondendo ai suoi servizi con dei vincenti, oggi, a ventuno anni, ha vinto gli Australian Open, il primo Slam della stagione. Dopo aver battuto la numero uno al mondo Ashleigh Barty, questa mattina ha vinto contro Garbine Muguruza dopo tre set e due ore di una partita bellissima.

 

“Il mio sogno si è ufficialmente avverato. Se ne avete uno anche voi, provateci”, ha detto Kenin subito dopo aver alzato il primo trofeo major della carriera. Ha giocato una finale senza errori e senza paura tra rincorse, recuperi, dentro stretti e come on gridati ogni volta che conquistava un punto.

 

Muguruza, che indossava un ciondolo rosso portafortuna al collo, dopo aver vinto il primo set ha lanciato un urlo di liberazione: la sua avversaria, a un set dalla sconfitta, non si è spaventata per niente. Ha ricominciato a giocare: chilometri su chilometri da una parte all’altra del campo, lungolinea e diagonali senza mai un’esitazione. E poi dialoghi con e contro se stessa, racchette lanciate, rabbia, occhi spiritati, il controllo della partita dal primo all’ultimo punto. 6-2 al secondo set e tutto da rifare per la giocatrice spagnola e il suo sguardo diventato di ghiaccio.

 

Il terzo set è di chi urla piú forte: Kenin non sta zitta un secondo, spreca una marea di energie per litigare con sè stessa, recupera ogni pallina dell’avversaria e la ributta in campo: è ovunque, la sua avversaria è costretta a prendere la riga e non è detto che basti. Infatti non basta.
Sul 2 pari Muguruza è avanti 40-0 sul servizio Kenin, tre break point che somigliano a tre match point. Kenin vede il baratro e lo ricaccia indietro, rimane attaccata alla partita, urla, fa sentire di avere ancora la voce, mentre la sua avversaria ansima, senza fiato, con il sudore gelido sulla schiena e gli occhi che cercano la sua coach Conchita Martinez per avere risposte “Ma cos’altro devo fare?”.

 

La ventunenne statunitense non riesce a stare ferma, Muguruza è paralizzata, le gambe non la seguono piú, tremano. Ha avuto una occasione e l’ha sprecata, anzi, ne ha sprecate tre su tre. Finisce la sua finale con un doppio fallo e gli occhi pieni di lacrime trattenute. Vorrebbe sprofondare. Il trionfo è a pochi metri da lei, dall’altra parte della rete, dove Sofia Kenin sorride e non ci crede, da lunedí sarà la settima giocatrice del mondo, la prima degli Stati Uniti, prima anche di Serena Williams.

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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