il foglio sportivo – il ritratto di Bonanza

Cristiano Ronaldo e il mondo che non c'è

Alessandro Bonan

Sarri lo ha sostituito due volte, mettendone a repentaglio la fama di perfetto. Alla prima ha come trattenuto il grido, alla seconda si è ribellato, sfidando l’allenatore, ignorando i compagni, chiudendosi in un silenzio che sa di futura vendetta

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Ci sono uomini eccezionali che si muovono nell’ombra. Nessuno sa chi sono, la loro esclusività sta anche nella discrezione con cui vivono la propria differenza. Poi ci sono uomini eccezionali a cui piace apparire, mostrare quanto di bello siano o sappiano fare. Cristiano Ronaldo, appartiene alla seconda categoria. Segna e mostra gli addominali, esce dal campo e sfida chi ha osato toglierlo dalla scena. Nessun giudizio morale, nessuna sentenza del tipo: la prima specie di uomini è migliore della seconda. Ma di certo un Cristiano Ronaldo fa discutere, un uomo nell’ombra non provoca alcun dibattito. Di lui non si parla, che sia bello o brutto, alto o basso, simpatico o antipatico. Si sa solo che esiste, senza preoccuparsi di conoscere nemmeno il posto dove viva.

 

Cristiano Ronaldo (nome e cognome sempre, come se fosse un profumo, una marca di moda, che so Jean Paul Gaultier, Pierre Cardin, Giorgio Armani) si dice sia un’azienda, non più semplicemente un calciatore. È certamente vero, visto i soldi che sposta. Ma è questo il punto: quanto l’essere economicamente prezioso determina una persona? La curiosità è antropologica, prima che morbosamente giornalistica. Chi è Cristiano Ronaldo? In quale mondo vive un uomo che non solo è ricco, ma sa di poter spostare la ricchezza, non solo è famoso, ma sa di poter accrescere la fama di chi gli sta intorno, non solo è bello, ma sa di poter giocare la carta della bellezza come sfregio a chi bello non è, non solo è importante, ma sa di poter far pesare questa importanza contro chi espone al pericolo questa sorta di supremazia? È il caso, quest’ultimo, di Sarri, anche detto Maurizio, senza per forza passare dal nome e cognome in sequenza. Lo ha sostituito due volte, mettendone a repentaglio la fama di perfetto. Alla prima Cristiano Ronaldo, altrimenti chiamato CR7, marchio di moda come Louis Vuitton è LV, ha come trattenuto il grido, alla seconda si è ribellato, sfidando l’allenatore, ignorando i compagni, chiudendosi in un silenzio che sa di futura vendetta. Magari tutto questo è suggestione, solo l’avventata conclusione di un popolo, quello a cui appartiene chi scrive, che non capisce cos’è la gloria, vorrebbe forse viverla (nel caso, povero me!) ma non la sa comprendere a fondo. Magari è proprio così, non è facile dare spiegazioni sicure in tal senso. Ma la domanda di cui sopra merita una risposta, lasciata in sospeso solo per ricordare i fatti. E la domanda era: in che mondo vive uno così? È il mondo delle nuvole, dove passano aerei tutti d’oro, e gli uccelli sono soltanto di una specie, bianche colombe. È un mondo da cui si guarda la terra che sembra un punto lontano, dove tutto è niente e questo niente è tenuto insieme in maniera inspiegabile. È un mondo che esiste per pochi ma che molti, è facile immaginarlo, vorrebbero frequentare. E dal quale, insieme a Cristiano Ronaldo, guardare verso il basso, con un senso di superiorità vertiginosa, la vita che scorre. E in mezzo a questa vita, seguire con un pizzico di compassione tutti quegli uomini che vivono nell’ombra. Uomini normali ma forse, proprio per questo, eccezionali.

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