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Il Napoli e la vendetta di Aurelio De Laurentiis

Dopo l’ammutinamento dei giocatori partenopei, il presidente degli azzurri ingaggia Danny DeVito per punirli

14 Novembre 2019 alle 06:08

Il Napoli e la vendetta di Aurelio De Laurentiis

Foto LaPresse

Aurelio De Laurentiis ha convocato a casa sua a Los Angeles Danny DeVito. L’attore, che lo conosce da anni, anche se non immagina la richiesta, sa che vuole conforto, quando lo chiama senza preamboli. Infatti, appena lo vede gli dice: Danny, devi dirigermi un film. Che film? Hai presente “Il giudizio universale” di Vittorio De Sica? Sì, lo vuoi girare qua nella città degli angeli? No, sempre Napoli. Ma come faccio? E poi chi lo scrive? Tu. Io? Ma non so niente. Lo so, per questo chiedo a te. Bell’amico. Ma no Danny, capiscimi, ti aiuto io, ti dico tutto io. Sai che è successo a Napoli? No, io non guardo nemmeno più la Fox. Meglio. Ma come meglio, Aurelio. Danny, mi devo vendicare. Con un film? Conosci modi migliori? Un avvocato. Qua, in America, ma in Italia è diverso, ci vuole una cosa più grossa? Un avvocato obeso? Danny, allora non hai capito quanto sto male. Eh, no, mi parli di cose che ignoro, mi vuoi far fare un film su Napoli… Aspetta, scusa è mio figlio dall’Italia, devo rispondere. Torna dopo poco e guardando DeVito gli fa: si è fatto male anche Milik. Chi è Milik? Ahhhh, lascia perdere, ascoltami, te lo ricordi “Argo”? Ma che cosa è un esame di storia del cinema? Te lo ricordi o no? Sì. Ed è o non è una grande mossa politica? Sì. Aspetta, aspetta, mi stai dicendo che dobbiamo far evadere degli ostaggi dall’Italia? Ma no, cazzo, Danny. Guardami. Non faccio altro da mezz’ora. Ma non mi ascolti. Mi sottovaluti. Non saresti qua se lo avessi fatto. Ti ricordo che siamo entrambi sposati. Danny, la vuoi piantare di giocare? Ascoltami. Ok, ma posso anche guardarti? La mia squadra, il Napoli, mi ha disubbidito, si sono ammutinati e hanno offeso pesantemente mio figlio. Tuo figlio non è un genio. Questo lo so, ma è sempre mio figlio. Se la metti così. Posso continuare? Devi. Oltre loro anche il coach, Carlo Ancelotti, è apparso debole e prima mi aveva disubbidito. Posso fare una domanda? Vai. Ma è la tua squadra o la tua famiglia? Ecco, vedi, hai centrato il punto, quel poco di sangue italiano che ti scorre ancora dentro non senza difficoltà sta arrivando al cervello. Devi affrettarti prima che riscenda, dai finisci, che altro c’è? C’è che perdono, anzi pareggiano che è peggio, che è la cosa che odio di più come dice coso, quello, il brasiliano. Jobim? Ma che Jobim, Pelé. Scusa, Aurelio, e quindi? E quindi devo umiliarli. Con un film? Certo, i film restano, i tribunali passano. Ma loro han chiesto scusa? Ma che, timidi sms. Poi dei Capannelle tatuati hanno tentato di rapinare due dei calciatori? Capannelle è un altro calciatore? Ma no, è un personaggio di Mario Monicelli, ne “I soliti ignoti”. Non lo ricordo. Fa nulla. E dietro c’è la camorra? Magari, dicono che li mando io, tu capisci? Se l’han detto: denunciali. Non l’han detto, l’hanno lasciato intendere. Uhm. Chi? Le mogli. Ma se non possono provarlo? A Napoli la gente parla con i morti e i santi. Questo lo so. Figurati se servono prove per una accusa. E invece un film. Certo, un film fissa le cose. Mi stai dicendo che tu per vendicarti sei disposto a spendere un botto di soldi? No, ti sto dicendo che voglio fare dei soldi vendicandomi e avallando quello che la gente dice di me. E che dice, che sei un tiranno? No, che sono un pappone. Un che? A pimp. DeVito si rotola dal ridere mentre De Laurentiis si versa da bere. Scusa, Aurelio, ma questa cosa devo raccontarla a Martin. Dici che lui ci può aiutare? Io dico che ci vuole Mamet. Giusto, prendiamoli entrambi. Universal judgment? “Universal judgment. Today”. Mi piace, ma come viene? Una voce, la sera dell’ammutinamento appena i calciatori sono tornati a casa, annuncia che ci sarà il giudizio universale proprio come nel film di De Sica, e quella voce la sentono solo loro, nemmeno le mogli, cominciano a chiamarsi e a pentirsi, raccontando i pensieri, le opere e le tantissime omissioni. Un grosso scherzo. Eh, no, poi alcuni vengono uccisi. Sei sicuro? Sicurissimo. Se li fai uccidere da un killer approvi le accuse peggiori. Nessun killer, sarà la voce a portarli alla pazzia e alla morte. Così diventa un thriller. Meglio.

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