il foglio sportivo

Hamilton non è un cannibale

Umberto Zapelloni

Ambientalista e vegano, il quasi sei volte campione del mondo di Formula 1 catechizza tutti sui comportamenti ecosostenibili bruciando benzina e guadagnando dagli hamburger senza carne

In settant’anni di storia, alla Formula 1 non era mai capitato di avere un campione del mondo ambientalista. Con Lewis Hamilton ci stiamo, però, abituando alle prime volte. Nel 2008 è stato il primo campione del mondo di colore. Nel 2014 è stato il primo campione del mondo rockstar. Nel 2015 è stato il primo campione del mondo con il corpo completamente ricoperto di tatuaggi. Nel 2017 è stato il primo campione del mondo vegano. Nel 2018 è stato il primo campione del mondo stilista. In Texas diventerà il primo campione del mondo ambientalista, con il rischio che dedichi il campionato a Greta e alle sue sorelline. Molto meglio quando lo dedicava a Nicole Scherzinger, l’ex leader delle Pussicat Doll, sua ultima fidanzata ufficiale.

 

Lewis Hamilton è nato per stupire fin da quando, ragazzino, si presentò a Ron Dennis, allora proprietario della McLaren, un santone della Formula 1, dicendogli: “Diventerò campione del mondo con te”. Attorno a loro risero in molti, non Ron Dennis che lo prese sotto la sua ala protettrice. Oggi Hamilton è alla vigilia del suo sesto titolo Mondiale, a uno soltanto da Michael Schumacher. I suoi avversari dicono che vince perché guida un’astronave chiamata Mercedes, ma basta vedere dove finiscono i suoi compagni di squadra per capire che ci mette tanto, tantissimo di suo.

 

Vincere però comincia a non bastargli più. Correre non gli riempie più la vita. È alla continua ricerca di nuovi stimoli, di novità con cui occupare la sua mente sempre in movimento come il motore della sua monoposto. Ha provato a cantare come i suoi amici rapper.

 


Illustrazione di Ugo Nespolo


 

Ha fatto il modello, poi si è stufato e si è messo a disegnare per Tommy Hilfiger la sua linea di moda. Si è fatto un primo piccolo tatuaggio, poi pian piano si è riempito il corpo con croci, frasi, leoni e una bussola. È diventato vegano, poi si è messo a dar da mangiare vegano, aprendo il suo ristorante a Londra, Neat Burger, dove un hamburger senza carne, ma “etico, sostenibile e delizioso” costa 8,50 sterline (per ogni vostro acquisto, però, sarà piantato un nuovo albero e vi verrà ricordato che “quel che mangiate avrà un impatto positivo sul vostro stomaco e sull’ambiente”. Non sono invenzioni, controllate pure sul sito: “Mangia un hamburger e pianta un albero”). Lewis fa tutto questo per se stesso. Ma non riesce a farlo “solo” per se stesso: non c’è mossa che poi non pubblicizzi su Instagram dove ha più di 13,3 milioni di follower e dove distribuisce saggezza – oltre che foto dei suoi due cani, Roscoe & Coco, che ovviamente hanno anche loro un bel profilo con 168 mila follower.

 

È proprio dai social che Lewis ha fatto le sue ultime prediche. Dopo aver parlato di religione (“Una domenica uscendo dalla chiesa ho capito quale fosse la direzione che dovevo seguire”), di moda, di cibo, aver mostrato qualcuna delle sue supercar, si è tuffato nella crociata ambientalista. Probabilmente la più imprevista e la meno credibile delle sue missioni. Almeno non l’ha fatto indossando uno dei suoi abiti di lavoro in cui campeggia il logo Petronas o stando seduto su una delle auto che consumano tre litri di carburante al chilometro. “In questo momento sono triste al pensiero di dove sta andando il nostro mondo – ha detto – L’estinzione della nostra razza diventa sempre più probabile man mano che noi continuiamo ad abusare delle nostre risorse. Il mondo è allo sfascio. I leader del mondo sono ignoranti oppure se ne fregano totalmente dell’ambiente. L’agricoltura è di gran lunga il maggior fattore inquinante, molto più dell’insieme di tutta l’industria della mobilità. Mi rattrista vedere tante persone, perfino amici stretti, che ignorano quanto accade ogni giorno. La chiave è l’educazione, e ci hanno insegnato che mangiare i prodotti animali era un bene per noi, ma ci hanno mentito per centinaia di anni”.

 

Lewis Greta Hamilton non ha fatto lo sguardo truce, ma ha continuato: “Mi ci sono voluti 32 anni per comprendere l’impatto che ho sul mondo e ogni giorno cerco di immaginare cosa io possa fare per migliorare. Voglio che la mia vita significhi qualcosa e sinceramente finora la mia vita non ha avuto alcun senso. Essere parte del problema non ha senso. Essere parte della soluzione invece sì, e mi batto per fare meglio. Vi invito a fare un po’ di ricerca, trovate la compassione che so avete dentro di voi per riconoscere quanto contribuite con la vostra alimentazione a mantenere fiorente l’industria della carne e di conseguenza la deforestazione, la crudeltà verso gli animali, la decadenza quotidiana dei nostri mari e del clima. Diventate Vegani (maiuscolo nel testo originale), è il solo modo per salvare davvero il pianeta oggi. Si può fare in un attimo: tutto quello che dovete fare è mettervelo in testa”. Vettel lo ha applaudito. Alonso e Raikkonen sono scoppiati a ridere a modo loro. “Tutti facciamo del nostro meglio per aiutare il mondo – ha commentato Raikkonen – ma presumo che noi, essendo piloti di Formula 1, non abbiamo un grande punto di partenza su questo tema. Voglio dire, siamo qua a bruciare benzina per decidere chi arriva primo, secondo e terzo, mi sembra assurdo che proprio noi diventiamo paladini di questa battaglia: se fossimo coerenti con la riduzione dell’inquinamento dovremmo semplicemente rimanere a casa”. Sembra quasi Vittorio Feltri quando parla di Greta. Anche Alonso non è stato tenero: “Io terrei le mie abitudini alimentari per me e non lancerei mai un messaggio come quello di Lewis. Non puoi dire una cosa un giorno e il giorno successivo fare il contrario. Tutti conosciamo lo stile di vita di Lewis e sappiamo che i piloti di Formula 1 prendono 200 aerei all’anno”. Lui ha risposto a modo suo. “Le critiche? Non passo molto tempo a leggere i commenti. È giusto che ognuno abbia le sue opinioni e cerco di non farmi colpire in modo negativo su queste cose”. Ma non contento ha aggiunto “Entro fine anno farò in modo di non permettere a nessuno di portare a casa mia plastica. Sto cercando di fare tanti cambiamenti nella mia vita. Sto cercando di volare di meno e quando lo faccio è con i voli commerciali. Ho cambiato la mia dieta, ed è una cosa drastica. Ho venduto molte macchine, ora ne ho anche una elettrica. Sto lavorando su programmi futuri, anche sugli interni di pelle della Mercedes per avere materiale artificiale. Anche nel campo della moda sto cercando di fare lo stesso. Tutta l’industria deve fare in modo che la F1 possa dare di più in tema d’ambiente”. Poi è sceso dal piedistallo, ha indossato la tuta ignifuga, messo il casco con il logo Petronas ben in evidenza, i guanti sponsorizzati da un marchio di orologi di lusso e spinto la sua Mercedes a toccare i 350 chilometri all’ora, bruciando barili di benzina...

 

Almeno quando brinda a una vittoria beve champagne e non chiede un succo di mele.

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