L'attesa azzurra al mondiale di atletica di Doha

Anna Chiara Spigarolo

Una viaggio a Casa Atletica dove i nostri atleti stanno aspettando le gare di Doha 2019

I grattacieli di Doha sono incastonati in mezzo al deserto. Al 29esimo piano del W Doha c’è Casa Atletica, piccola oasi per la Nazionale azzurra, pezzetto di design e cultura Italiana trapiantato in Qatar. “Casa Atletica dimostra che se istituzioni, imprese e professionalità fanno sistema, esce la migliore Italia”. Parola del ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili Vincenzo Spadafora, che ha scelto i Mondiali di atletica 2019 per la sua prima missione ufficiale all’estero. In Giappone c’erano quelli di rugby, in Gran Bretagna quelli di ciclismo. Il presidente dell’atletica Alfio Giomi sorride mentre Spadafora detta alla stampa italiana (più una decina di giornalisti qatarioti) spezzoni di agenda ministeriale: lotta al razzismo, parità di genere. “Lo sport deve fare sistema ed essere un’eccellenza italiana”.

 

L’atletica sui due temi ha fatto i compiti da tempo.

 

Le ragazze della 4x400 due anni fa erano diventate improvvisamente popolari perché – ehi! – sono nere. Non sembrano impressionate. Daisy Osakue, l’estate scorsa colpita da un lancio di uova nella sua Torino, raccoglie le lunghe treccine azzurre. Oltre a lanciare il disco per le Fiamme Gialle studia criminal justice in Texas e progetta di lavorare all’Onu. Parlando di donne, la conferma di Anna Riccardi nel Council della Iaaf, il massimo organismo dell’atletica mondiale, ha battezzato la spedizione azzurra. La romana è stata la terza eletta in ordine di preferenze. “Sono stata la prima donna a fare tante cose”, commenta piano. Dopo Olimpiadi e Mondiali sarà delegato tecnico – la massima autorità tecnico sportiva – anche qui a Doha, dentro a questa umidità che sembra un blocco solido e che spaventa maratoneti e marciatori. Si esce dall’ascensore sfiorando un oggetto bellissimo, una piccola serra di design che si controlla dallo smartphone, inventata da uno studio di architetti italiani con sede a Doha. Ci hanno messo dentro tre varietà di basilico e il profumo invade tutto il piano. Ogni tanto arriva un aiuto chef in divisa, ne prende un po’ e sparisce in cucina.

 

Di fronte al biliardino Stefano Baldini, il dio di maratona dei Giochi di Atene, e il cronista Nicola Roggero sono in collegamento con Sky Sport. Gianmarco Tamberi sfida chiunque a tennistavolo. Non gioca male e ha ancora la barba tutta intera. Le immagini dallo stadio invadono Casa Atletica, proiettate sulle pareti, sulle vetrate, sul cemento grezzo. Ogni pomeriggio c’è il cinema, con un palinsesto rigorosamente italiano. Sottotitolato per i qatarioti più curiosi. La comunità italiana ci viene volentieri, incoraggiata da un’ambasciata a Doha attenta e presente. L’ambasciatore Pasquale Salzano giovedì ha inaugurato Casa Atletica di fronte a un caffè, con un’intervista sulla web tv della Federazione. Si va in onda di continuo, anche di notte, perché la marcia e la maratona partono a mezzanotte: l’unico orario a cui ci sia una temperatura accettabile. C’è anche un tavolo dedicato al turismo: il presidente di Enit Giorgio Palmucci e il presidente di Cultura Italiae Angelo Argento hanno preparato un accordo con l’atletica, per promuovere il turismo sportivo e portare milioni di runner a correre le maratone italiane, sfruttando il traino di un patrimonio storico artistico unico al mondo. La musica è ovunque. Il pianoforte aspetta Mario Venuti, che arriva giovedì per suonare il nuovo album e chissà che non nasca una collaborazione con il maestro Giovanni Pasini e gli altri musicisti italiani della Qatar Philarmonic Orchestra.

 

Filippo Tortu e Yeman Crippa occupano la console dei videogiochi, esaltandosi un po’ troppo e disturbando la conferenza sulle sport cities che si tiene di fianco. Maurizio Damilano, il campione olimpico di marcia, sta spiegando che dovremmo fare tutti più sport all’aria aperta: migliora l’umore, la salute, e la spesa sanitaria ci guadagna. Il progetto ideato insieme a Fabio Pagliara, Federico Serra e Roberto Pella è semplice ma efficace: i sindaci di Anci mettono a disposizione i parchi cittadini, dove la Fidal allestisce percorsi per un’attività sportiva facile e all’aria aperta. Per ripensare gli spazi urbani all’insegna del benessere. Sono le nuove frontiere dell’atletica. Nei parchi, nelle strade e nelle piazze. Anche in mezzo al deserto.