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La gran lezione del ct dell’Under 20

“Gli arbitri hanno sempre ragione”. Un messaggio che va oltre lo sport

12 Giugno 2019 alle 20:46

La gran lezione del ct dell’Under 20

Paolo Nicolato (foto LaPresse)

Onore e lode a Paolo Nicolato, il commissario tecnico dell’Italia Under 20 uscita martedì sera in semifinale dal Mondiale per colpa del Var, la moviola. Proprio allo scadere, l’arbitro ha prima convalidato e poi annullato il gol che avrebbe portato la partita con l’Ucraina ai supplementari. Ha visto un braccio troppo largo di un giocatore azzurro, quasi una gomitata, il fischietto brasiliano Raphael Claus. Peccato che l’abbia visto solo lui e i colleghi davanti al monitor. Episodi del genere, in ogni partita, ne accadono a bizzeffe e il piatto per ore di trasmissioni televisive in cui sfogare rabbia e delineare complotti era servito. Ma ecco entrare in scena il ct Nicolato, che ferma tutti e dice l’impensabile, almeno alle nostre latitudini: “Sono sempre dalla parte degli arbitri e credo nella loro buona fede, ma dal campo mi sembrava solo che avesse allargato il braccio per difendere la palla, non un fallo da punire. Potrebbe essere stato un errore, ma non un’ingiustizia”. Il concetto è chiaro: gli arbitri sono uomini e come tali sbagliano. Così come un attaccante può calciare sul palo a porta vuota, così un direttore di gara può prendere un abbaglio. Succede. In un mondo dove la rabbia e l’urlo hanno gioco facile a dominare sul silenzio e la razionalità, l’aplomb britannico di Nicolato fa quasi impressione. C’est la vie, così va, insomma. Pazienza, il calcio è un gioco, non facciamola troppo grossa. Anche se brucia tanto essere eliminati a un passo dalla gloria.

 

Il messaggio va al di là dei pur ampi confini calcistici: è una sterzata – o un tentativo di sterzare – prima di tutto culturale per un paese che di certo non brilla per sportività (non lo ha mai fatto, neanche in epoca di gentiluomini con il Borsalino in testa) e che ha fatto della rissa da talk-show una sorta di status applicabile a ogni campo, dalla politica al calcio, dal teatro alla strada. Una lezione tanto normale quanto, ahinoi, sconcertante.

Redazione

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