Maurizio Sarri (foto LaPresse)

Sarri, Conte e quella garanzia inglese

Jack O'Malley

Avere allenato in Premier League non basta, ma fa figo. Adesso forza Liverpool e Tottenham

Di Maurizio Sarri è stato già detto e scritto tutto in questi giorni, e come sempre succede il suo carro si è riempito subito più del mio pub il venerdì sera. Chi ne perculava lo stile si è sperticato in lodi per la semplicità della sua tuta, chi di solito castiga i cattivi costumi sorrideva complice davanti alla foto della sigaretta fumata in panchina, chi per anni lo aveva dipinto come un piagnone ne esaltava la vittoria in Europa come la prova che sì, è lui l’allenatore adatto per vincere oltre il confine. Lui giustamente se ne frega, lascia che gli esperti del linguaggio dei segni decifrino cosa gli ha detto Lichtsteiner a fine partita (“fatti pagare bene”? “la Nutella si spalma sul pane”? “hai visto quella figa in tribuna”? Chissà) e si gode il momento di gloria. Era arrivato alla finale contro l’Arsenal da sfavorito, con uno spogliatoio apparentemente più spaccato di Ribery dopo una sbronza, e diverse botte di culo grazie alle quali aveva passato alcuni turni. Contro aveva una squadra brillante, in forma, allenata da un manager che ha tre Europa League sul comodino accanto al tubetto di gel. Sarri ha dominato, giocato la partita perfetta, ricordato a noi inglesi che lo abbiamo stimato poco quest’anno che il calcio britannico può fare grande anche uno che fino a pochi giorni fa non aveva vinto niente.

 

Andrà alla Juventus? Non lo so, penso di dormire lo stesso, soltanto mi chiedo se sarà un attore adeguato per i canali social dei bianconeri, chiamati a rispondere al profluvio di video hollywoodiani messi in rete dall’Inter venerdì mattina per annunciare il trapianto dell’ex juventino Antonio Conte tra i ciuffi nerazzurri di San Siro. Sono un vecchio conservatore, trovo questo genere di intrattenimento più superfluo delle chiacchiere sul tempo prima di ordinare una birra – sul nuovo allenatore interista ha ragione Marco Materazzi: tutto bello, ma adesso vediamo se vince sul campo. Impresa non semplice ma neppure così impossibile, dato che fare meglio di qualunque allenatore dell’Inter degli ultimi otto anni non comporterà sforzi sovrumani. Nessuno sa se Conte farà la fine di un altro ex bianconero che su quella panchina fallì, Marcello Lippi, o se ripeterà le vittorie di un altro già juventino, Giovanni Trapattoni. Io so solo che sia lui sia Sarri hanno una garanzia in più: entrambi hanno vinto allenando una squadra inglese, peraltro la stessa. Che non basta, ma fa figo.

 

Io intanto mi godo l’apoteosi massima di sabato sera: la finale di Champions League tra Tottenham e Liverpool, la sorpresa e la certezza di questa edizione in campo a Madrid – dove sono abituati a vedere lo spettacolo misero della Liga spagnola. La cosa più commovente però succede a Londra, con lo stadio degli Spurs che per una notte, quella della finale appunto, diventerà un pub con 62.000 clienti fai da te: partita trasmessa sul maxischermo e possibilità per tutti di portarsi da casa l’alcol da bere. Io ho rifornito la cantina come poche altre volte, per celebrare il calcio inglese che è solo all’inizio del suo grande ritorno. E chissenefrega se gli allenatori sono stranieri e i bomber pure. Se avete dei dubbi su come si gioca a calcio sui campi di sua Maestà guardate la Nazionale dei Tre Leoni alla Nations League. L’antipasto per gli Europei del prossimo anno. Cheers.