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Iniziano i playoff di basket: tutti contro Milano, pure Milano

L'Olimpia non vince due scudetti di fila nel basket dal 1987. Se non ora quando? Parlano Dan Peterson e Dino Meneghin

18 Maggio 2019 alle 06:15

Iniziano i playoff di basket: tutti contro Milano, pure Milano

foto LaPresse

Sono rimaste in otto, ma solo una è obbligata a vincere. Il basket, che oggi comincia i suoi playoff per eleggere la regina dell’anno, ha una sola favorita d’obbligo: l’Olimpia targata Armani. Tutti contro Milano e Milano contro se stessa, i suoi fantasmi, le sue ombre. L’ultima volta che la squadra più titolata della nostra pallacanestro è riuscita a vincere lo scudetto per due anni di fila era il 1987. Allora i tricolori di fila furono addirittura tre. Il primo conquistato contro Pesaro (1985), gli altri due contro Caserta (1986 e 1987). Da allora ne sono arrivati altri cinque, portando il totale a ventotto, ma mai nessuno consecutivo. Erano ancora gli anni di Dan Peterson e Dino Meneghin. Senza scordare Mike D’Antoni… Negli ultimi cinque anni i tre scudetti di Milano sono stati inframezzati da quelli di Sassari e Venezia, due delle sette avversarie rimaste in gioco anche quest’anno.

 

L’Olimpia comincia la sua avventura contro Avellino. Da quando la serie si gioca al meglio delle 5 partite, l’ottava della stagione regolare non ha mai passato il turno. Se Milano fallisse subito, dovrebbe andare a nascondersi, anche se la squadra di Maffezzoli ha esperienza, profondità e nulla da perdere.

 

 

Poi affronterà la vincente di Sassari-Brindisi e anche lì dovrà accumulare ore di volo, ma pure in semifinale, in caso di sconfitta, l’unica via d’uscita sarebbe andare a nascondersi. Dall’altra parte del tabellone ci sono Cremona e Trieste e Venezia e Trento, la finalista dello scorso anno.

 

La Vanoli Cremona di Sacchetti, coach azzurro con vista sul Mondiale, è la sfidante più accreditata dopo il successo in Coppa Italia e il secondo posto in stagione regolare. Il budget delle due squadre non è paragonabile, il gioco neppure, visto che regge su due filosofie molto differenti. Ma lo sport è bello perché (Juventus a parte nel calcio, in Italia) non esistono vincitori prima di una palla a due. Simone Pianigiani, predecessore di Messina e Sacchetti sulla panchina azzurra, non ha mai perso un campionato cui ha partecipato da capo allenatore in Italia. Un piccolo grande record. Ma anche un piccolo grande rischio perché c’è sempre una prima volta in tutto nella vita. E arrivare a giocarsi i playoff scudetto con 30 partite di Eurolega in più sulle gambe è un peso che potrebbe farsi sentire, un po’ come l’infortunio di Mike James che difficilmente potrà rientrare prima della semifinale. Anche se la vera mancanza di Milano è quella di Gudaitis. Da quando il ginocchio del pivottone ha fatto crack, il potenziale dell’Olimpia si è drasticamente ridotto. “Non prendetemi per pazzo, ma io lo paragono al mio Meneghin, uno che non mollava la palla neppure se gli arrivava una gomitata in faccia”, dice Dan Peterson, il coach dell’ultima doppietta di Milano (poi diventata tripletta). “Il coach non è impazzito – risponde il monumento Meneghin – Gudaitis mi piace molto. È un vero pivot. Non è egoista. Difende, stoppa, tira. Ha fisico e carattere. Se solo lo servissero un po’ di più e meglio potrebbe diventare ancora più devastante. Con lui Milano sarebbe andata più avanti in Europa…”.

 

Ma basta parlare di assenti. Milano non può piangere su chi non c’è. Deve provare a rivincere. “Vi confesso che ai miei tempi in Italia era manche più difficile vincere, c’erano molte più squadre competitive – aggiunge il coach – Nell’anno del nostro grande slam perdemmo due volte con Torino che neppure entrò nei playoff… Perché Milano non riesce più a vincere due anni di fila? La gente dimentica le fatiche di Eurolega, 30 partite in più, 15 trasferte in più. E poi la pressione che ha addosso, obbligata a vincere perché è l’unica squadra di Eurolega di Milano… Quest’anno Virtus e Sassari hanno vinto le altre due coppe, ma chi se ne è accorto? Si parla solo di Eurolega e la pressione è tutta su chi la gioca”. “Il coach ha sempre ragione – dice Meneghin – ma nel basket di oggi con squadre zeppe di americani alla ricerca di un contratto da rinnovare può bastare una grande serata nel tiro da tre e ogni pronostico viene ribaltato: anche Avellino può essere un pericolo per Milano nonostante il roster dell’Olimpia, il suo budget, il suo ottimo allenatore. A questo punto della stagione entrano in gioco molti elementi e nulla è scontato. Cremona gioca a memoria, Venezia potrebbe confermarsi come grande realtà, Sassari può sorprendere. Di Avellino ho detto. Ci sono almeno quattro squadre che potrebbero far male a Milano”. A Dino non piace moltissimo il basket di oggi dove il play tiene la palla per 15/18” poi con un blocco o un pick and roll si cerca di liberare l’uomo per un tiro da tre. “A me piaceva un basket che coinvolgeva tutta la squadra. Oggi anche nella Nba tutto è molto più veloce, più atletico, ma anche terribilmente più monotono. Il 70 per cento dei giochi, se non di più, finiscono con un tiro da tre… ma non è per quello che vado meno al palazzo… ci vado meno perché sento le partite come quando giocavo… mi avvicino al Forum e comincia a prendermi lo stomaco…. Li guardo in tv e se giocano male spengo la tv e non mi rovino il fegato”. Se i giocatori di Milano vivranno le partite come lui, sentiranno il gioco come lui, gli avversari potrebbero anche restare a casa. Perché con il suo agonismo non ce ne sarebbe per nessuno vista la qualità e la profondità del roster. Ma Meneghin è il passato. E non è un caso che dai suoi tempi la doppietta non sia più arrivata.

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