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Genio e sregolatezza? Se c’è un tennista costante questo è proprio Fognini

Con la vittoria storica ai Master 1000 il tennista ligure diventa numero 12 al mondo

22 Aprile 2019 alle 18:50

Genio e sregolatezza? Se c’è un tennista costante questo è proprio Fognini

Foto LaPresse

Subito dopo avere vinto il primo torneo Master 1000 della sua carriera sulla terra rossa di Montecarlo, Fabio Fognini è corso ad abbracciare tutto il suo staff. Più di tutti, ha tenuto stretto a sé suo papà Fulvio, che nella sera ha twittato: “E adesso posso anche morire”. Le vittorie servono a questo, a perdonare e a dimenticare.

 

Monte Carlo, Italia

È il pellegrinaggio tennistico del nord Italia quello verso il Monte Carlo Rolex Masters

 

Esattamente cinque anni fa, su questi stessi campi del Country Club di Montecarlo, il giocatore ligure aveva fatto una delle peggiori sfuriate della sua carriera, non la prima e nemmeno l’ultima. Durante gli ottavi di finale contro il francese Jo Wilfried Tsonga, allora numero dodici del mondo, Fognini, volutamente a favore di telecamere e rivolgendosi al suo staff che gli aveva consigliato di giocare con la testa, aveva urlato: “Sei una merda. Mettici la faccia, facile farlo quando tutto va bene, io ce la metto sempre. Perché non te ne vai?”. Perché non te ne vai?”. (“Ce l’avevo un po’ con tutti, da mio padre al coach, e ho perso la testa”, spiegherà Fabio poi). Quel giorno, il tennista italiano aveva abbandonato il campo umiliato e sconfitto 6-0 al terzo set, dopo che aveva giocato il primo in maniera perfetta. E allora giù fischi, insulti e tutto il repertorio di accuse che ormai lo accompagnano da una vita: campione mancato, talento sprecato, una promessa che non si è mai davvero avverata. L’anno scorso è stato lui stesso ad ammettere che alla fine della sua carriera avrebbe avuto tantissimi rimorsi e altrettanti rimpianti. Le sconfitte rimangono attaccate addosso come se fossero cicatrici; nel suo caso, poi, c’era l’aggravante di tutte le partite quasi vinte e poi calpestate, i potrei ma non voglio, l’insofferenza, le inutili urla contro chiunque, l’insolenza. Tutto qui? Senza la vittoria di Montecarlo la carriera del tennista ligure sarebbe stata una comune storia di talento sprecato? Talento sprecato a chi?

 

Fabio Fognini ha disputato il suo primo torneo da professionista a 15 anni, nel 2002. Due anni dopo, nel 2004, era entrato tra i primi 750 giocatori del mondo. Da allora non ha fatto altro che giocare a tennis: 626 partite sulla schiena. Da dieci anni è stabilmente tra i primi cento giocatori al mondo. Nel 2013, in pieno decennio dei cannibali, l’èra più brutale e ingrata della storia del tennis, quella dominata da Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, lui li ha guardati da vicino, in posizione numero 13. Lo sport è una conquista quotidiana. Ogni giorno, ad ogni torneo si ricomincia dallo 0 a 0. Il talento aiuta ma da solo non basta, non giustifica il proprio posto nel ranking. Bisogna meritarselo il proprio posto nella storia.

 

La rabbia di Fognini scagliata a casaccio troppo spesso ha offuscato le statistiche, la matematica e la cronaca, come se fosse l’unica cosa da sottolineare. Ma la verità è che alla fine è il risultato che conta e il giocatore ligure è uno dei pochissimi a essere a riuscito a battere per tre volte Nadal sulla terra rossa, il suo regno. Prima della semifinale di sabato scorso vinta 6-4 6-2, ci era riuscito nel 2015 a Rio de Janeiro e a Barcellona. Solo Djokovic è riuscito a fare meglio, con sette vittorie contro lo spagnolo sulla sua superficie preferita. Federer e Murray sono fermi a due.

 

Fabio Fognini ha nervi fragilissimi, pronti a esplodere sempre, la sua rabbia è autolesionista, fa male soprattutto a se stesso. Eppure, nonostante la sofferenza, le racchette spaccate, la frustrazione e la noia, a quasi 32 anni lui è sempre lì, tra i primi 20 giocatori al mondo. Domenica, dopo la vittoria a Montecarlo, ha raggiunto il suo best ranking, diventando il numero 12 al mondo. Non basta avere ricevuto in sorte la capacità di tenere in mano una racchetta per ottenere questi risultati. Bisogna sapere soffrire, avere voglia di scendere in campo ogni giorno, trovare la forza di “metterci la faccia”. Il tennis è frustrante, ingrato, non basta mai, c’è sempre un altro avversario da battere, le vittorie durano un giorno, al massimo due, comunque troppo poco. A Montecarlo, dopo aver rischiato di perdere al primo turno contro Andrej Rublev, Fognini ha battuto Zverev (il numero 3), Coric (numero 9), Nadal il numero uno al mondo sulla terra (numero 2 in assoluto). Ha toccato il fondo tante volte e altrettante si è rialzato. Talento sprecato a chi?

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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