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Le colpe di Sarri e quelle di Collovati

Il calcio del Chelsea ha rotto. Uomini o donne, quando parliamo di tattica gli unici a capirci qualcosa siamo noi

24 Febbraio 2019 alle 06:05

Le colpe di Sarri e quelle di Collovati

Foto LaPresse

Maurizio Sarri ha rotto le balle, per dirla come la direbbero a Buckingham Palace. Ci eravamo cascati tutti, io compreso, a inizio stagione: il bel gioco, la rete di passaggi di prima, la tuta, la simpatica parlata toscana, persino le vittorie a inizio anno, avevano fatto pensare a tutti di essere di fronte a un nuovo fenomeno che avrebbe migliorato la Premier League. Peccato che l’illusione sia durata poco. Quando Liverpool e Manchester City hanno cominciato a giocare, il Chelsea di Sarri ha cominciato a sciogliersi. E dato che nel calcio va tutto bene solo finché si vince, con il passare del tempo dallo spogliatoio sono usciti scazzi, lamentele, accuse di preferenze e critiche alla dirigenza. Praticamente la sezione londinese del Pd. Le sei sberle rimediate dal City di Guardiola hanno ricordato a tutti che in Premier League c’è già un allenatore che ha rivoluzionato il gioco, ma non è toscano e si veste decisamente meglio. Dopo quel 6-0 si è cominciato a parlare di esonero di Sarri, poi sconfitto anche in FA Cup dallo United.

 

La vittoria di giovedì in Europa League contro il Malmö ha soltanto prolungato l’agonia fino a domenica pomeriggio: c’è la finale di Coppa di Lega, e in caso di vittoria Sarri si assicurerebbe forse la permanenza in panchina fino a fine stagione. Peccato che l’avversario sia ancora il City di Guardiola, che in Champions League ha dimostrato di avere la capacità di vincere le partite anche quando è più moscio di una telecronaca di Raisport. Certo il calcio è più imprevedibile del mio barista quando gli dico “fai tu”, ma vedo più probabile una vittoria di Calenda alle elezioni europee che un Chelsea vittorioso sul City (magari con gol dell’improbabile acquisto di gennaio, Higuaìn). Sarebbe bello, però, anche solo per vedere come esulterebbe nel caso Sarri: penso in un modo che farà passare il pacco verso la tribuna di Simeone in Champions contro la Juve per un’esultanza sobria.

 

Chi è stato poco sobrio è certamente Fulvio Collovati, che domenica scorsa a “Quelli che il calcio” ha fatto la famosa uscita sulle donne che gli fanno venire il voltastomaco quando parlano di tattica. Non l’avesse mai detto: ci ha costretti a vedere l’opinione pubblica trasformarsi in un mostro femminista con la testa di Michelle Obama e il corpo di Michela Murgia, e soprattutto ci ha fatto sorbire una settimana di banalità sul tema donne&calcio come non ne sentivo dai tempi in cui al pub eravamo tutti single. Da quello che ci teneva a farci sapere che non farebbe mai sesso con una donna che parla di calcio (e lo diceva chiaramente con il solo scopo di farci sapere che lui fa ancora sesso, metti che a qualcuna interessi…), a tutti quelli che per marcare la loro differenza da quel “troglodita” di Collovati hanno dovuto sbracare all’opposto, arrivando a sostenere che non solo – giustamente – una donna può parlare di tattica, ma che anzi le donne ne capiscono pure di più. Polemiche su Twitter, editorialesse sui giornali, Collovati punito che si scusa sui social con la stessa agilità di me che corro i 110 ostacoli alla quarta pinta di Guinness, processi sommari a chiunque nella vita abbia fatto una battuta sulle donne. Ma è così difficile capire che quando si parla di calcio e tattica è in realtà tutto molto semplice? Maschio o femmina che sia, l’altro non capisce quasi mai un cazzo, solo noi sappiamo come va messa la squadra in campo. Io adoro parlare di calcio con le donne, e sono per la parità totale: di solito le mando al diavolo durante una discussione sul 4-3-3 come mando al diavolo i miei amici allo stadio.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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