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Un presidente amato e la classe di Mancosu. Così risorge il Lecce di Liverani

Nel 2012 scivolò dalla serie A alla Lega Pro in pochi giorni. Ora, forse, si avvicina il momento del grande ritorno

11 Febbraio 2019 alle 06:16

Un presidente amato e la classe di Mancosu. Così risorge il Lecce di Liverani

Foto LaPresse

Dalla serie A alla Lega Pro nel giro di tre mesi. Il 13 maggio 2012 l'ultima giornata di campionato sancisce una retrocessione del Lecce già certificata nei turni precedenti, il 10 agosto successivo si abbatte la sentenza della Commissione disciplinare per la vicenda scommesse. È il filone che aveva come epicentro Bari e che per lunghi mesi stravolge la vita di società e tifoserie varie. Il Lecce vi finisce dentro per il derby del 15 maggio 2011, quello vinto 2-0 in trasferta e quello passato alla storia per la goffa autorete di Andrea Masiello. Soprattutto quello che, agli atti giudiziari, alla fine risulterà non combinato perché, alla proposta dello stesso Masiello di aggiustare la partita, lo spogliatoio del Bari si rifiuta di collaborare: tra tutti i match, l'ultimo da vendere agli occhi di un tifoso, anche colluso, rimane sempre il derby. Il maldestro intervento del difensore sul campo arriva quando il Lecce è già sull'1-0 e passa,nel successivo clima infuocato dell'inchiesta, come supporto alla tesi di una gara venduta. Ci pensa una sentenza del Tnas, a inizio 2013, a ristabilire l'ordine delle cose. Un ordine in cui si scrive che quella partita fu invece regolare e che arriva troppo tardi per rimettere le cose a posto. Il presidente Pierandrea Semeraro era già stato condannato per tentata combine, con responsabilità diretta della società, quindi punibile con la massima pena. Quella che scaraventa il Lecce in terza serie senza possibilità di eventuali correzioni, vista la tempistica della sentenza del Tnas.

 

Nel frattempo il club ha cambiato proprietà, passando alla famiglia Tesoro (protagonista di una gestione controversa della Pro Patria e di un presunto tentativo di acquisizione del Torino). La continuità gestionale non assicura però una vita serena, falliscono i tentativi di un ritorno in serie B e - al contempo - rischia di fallire la società stessa. Un passaggio evitato dalla discesa in campo di Saverio Sticchi Damiani, esponente di una delle famiglie più importanti della città. Una famiglia di avvocati, con uno studio fondato dal padre Ernesto, in cui lavorano Saverio, il fratello Andrea e una trentina di legali. Sticchi Damiani è ben conosciuto oltre i ristretti confini di Lecce. È professore di Diritto amministrativo all'Unisalento ed è un grande esperto di Diritto sportivo, con studio a Roma. Difende Semeraro, nella vicenda che si chiude con la “non-combine” per Bari-Lecce, difende Fabio Lucioni ai tempi del Benevento, per una vicenda di doping. Lucioni che diventa uno degli ingressi più importanti nella squadra che, oggi, sta cercando di tornare in serie A.

 

Dopo aver guidato la cordata di imprenditori locali a rilevare il Lecce nel 2015, dal 2017 Sticchi Damiani è diventato presidente. Un presidente che i tifosi apprezzano per aver salvato il club, per aver ottenuto risultati (la promozione dalla serie C la passata stagione) e per la sana abitudine di non tirarsi mai indietro. Come quando, la notte prima del match con la Salernitana, insieme con un gruppo di persone va a togliere la sabbia in eccesso dal terreno del Via del Mare per evitare il rinvio della partita. Il socio forte della società sta in Svizzera. Si chiama René De Picciotto, uno dei finanzieri più solidi della Confederazione elvetica. Origini pugliesi, affari nel settore alberghiero e delle cliniche private, nel Lecce vede un affare sportivo e imprenditoriale. Al centro, come sempre capita, il rifacimento dello stadio (dove è ospite fisso Graziano Pellé, quando rientra dalla Cina che nel frattempo lo paga 15 milioni di euro all'anno). A contorno, iniziative immobiliari in città. E una squadra che, da neopromossa, si è piazzata nelle zone alte della classifica.

 

Il tecnico è Fabio Liverani, punto di riferimento a centrocampo del sorprendente Perugia che fu di Serse Cosmi. Da allenatore un esordio incolore in serie A con il Genoa, passando direttamente dal settore giovanile alla prima squadra per essere bruciato in poche domeniche da Enrico Preziosi. È arrivato la passata stagione, dopo quattro giornate, per sostituire Roberto Rizzo, e ha subito conquistato la promozione. Ha un gioco più redditizio in trasferta (18) che in casa (16), perché la sua squadra ama muoversi negli spazi. Il punto di riferimento è Marco Mancosu, quello di mezzo di tre fratelli calciatori: il più grande è Matteo, attaccante appena rientrato dal Canada per giocare con l'Entella, il più piccolo è Marcello. Esordisce in A a 18 anni a Cagliari, poi si perde in C, dove tutti lo descrivono come uno che fa la differenza. Come sta capitando a Lecce, dove è fondamentale nel 4-3-1-2 di Liverani. Ovviamente lui è quell'”1”, uomo di raccordo e di fantasia, miglior marcatore della squadra (7 gol) insieme con Simone Palombi. Una squadra che, giornata dopo giornata, crede nell'impresa, in cui è appena approdata una vecchia conoscenza come Panagiotis Tachtsidis, in cui Jacopo Petriccione è un giovane da seguire e in cui è rimasto Lucioni: a gennaio era vicino al trasferimento al Sassuolo, bloccato dopo una riunione plenaria della dirigenza. La serie A, allo stato attuale, non è un'ipotesi di studio. Meglio provarci con le forze migliori.

Leo Lombardi

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