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Noi, Bauscia tristi nell’anno del Maiale bastonato

Nel giorno del Capodanno cinese, l'Inter ha disputato la partita più triste dell’anno

4 Febbraio 2019 alle 20:14

Noi, Bauscia tristi nell’anno del Maiale bastonato

Foto LaPresse

Gli indovini cinesi dovranno farci l’abitudine. E con loro anche le miriadi di Fratelli Bauscia del Celeste Impero (ma almeno loro, domenica, hanno potuto distrarsi da quella tragedia di partita leggendo i led a bordo campo, sui quali scorrevano i messaggi di auguri inviati attraverso Weibo). Dovranno abituarsi, sì, gli indovini cinesi. Inizia l’anno del Maiale, è il segno zodiacale di vittorie e ottimismo, ma NOI siamo l’Inter. L’hanno comprata loro, i nostri cari padroni di Suning, e Steven Zhang, figlio ed erede, ormai abita tra noi.

 

Per festeggiare i nuovi padroni e i nuovi fratelli, domenica per la prima volta una squadra italiana (cioè noi) è scesa in campo con i nomi dei calciatori sulle maglie traslitterati in ideogrammi cinesi. E più prosternati di così, e più segno di affetto e di auguri di felicità di così. Ma NOI, noi siamo l’Inter. E non c’è anno del Maiale che tenga, o polvere di stelle.

 

Nell’anno del Maiale, nel giorno del Capodanno cinese, la Beneamata ha disputato la partita più triste dell’anno, o del mondo, ma di un triste che veniva voglia di leggere gli auguri cinesi sui led, anche a non sapere il cinese. E l’ha persa. Col Bologna. Cazzo. E nel gelo di San Siro c’era solo una cosa più triste: pensare a quanto soffrivano, laggiù a Nanchino. O quanto fossero perplessi, i nostri amatissimi Mandarini Proprietari: ma come, non è il nostro anno fortunato? Sì, ma c’è una sola cosa che può smentire pure l’oroscopo cinese: la pazzia dell’Inter. Dovranno farci l’abitudine: ogni anno a questo punto della stagione, più o meno al Capodanno cinese, i ragazzi hanno bisogno di uno psicoanalista, altro che dei fuochi artificiali. Ma come sarà l’ideogramma che significa “Bauscia triste”, che ci facciamo il led?

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Febbraio 2019 - 10:10

    Caro Maurizio Crippa, ha mai provato ad immaginare come avrebbe commentato il Gran Lombardo Gianni Brera la comparsa di ideogrammi cinesi sulle maglie dell’Inter beneamata. Il grande Gianni Brera che gia’ giudicava intollerabile oltreche’ offensivo che le pagine sportive di un quotidiano milanese e fossero dirette da un napoletano, pronto a difendere personalmente con i pugni la gran razza lombarda.

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