Genoa-Milan lunedì alle 15. E chissenefrega dei tifosi

Jack O'Malley

11/01/2019

Genoa-Milan lunedì alle 15. E chissenefrega dei tifosi

Foto LaPresse

La scelta miope di spostare il match di Marassi. Il tedio dei giornalisti che si buttano su Pocho-Belen

Anticipiamo l'articolo di Jack O'Malley che potete trovare sabato 12 gennaio nel Foglio Sportivo in edicola con il Foglio del weekend.

 


 

Per una volta una polemica fatela fare anche a me. Resto sempre abbacinato dall’intelligenza organizzativa del calcio italiano. Quando poi si incontra con il lavoro serio e approfondito delle istituzioni mi affascina, come mi affascinano le bestie rare o le civiltà scomparse. In questi giorni furiosi di violenze e razzismi pare chiaro che la soluzione a tutti i problemi sia sempre e solo punire i tifosi. Gli ultras si menano per strada mentre la questura dorme? Chiudiamo la curva. Qualche cretino urla buu allo stadio? Chiudiamo lo stadio (però riempiamolo di bambini, così facciamo bella figura). Ventiquattro anni fa un tifoso del Genoa è morto durante gli scontri con gli ultras del Milan? Facciamo giocare Genoa-Milan alle tre del pomeriggio di lunedì. Geniale, no? In un colpo solo si calano le braghe di fronte a pochi tifosi che andrebbero fermati, gli si dà ancora più potere di ricatto e si impedisce alla gente di andare allo stadio o vedere la partita in tv. Con quale autorità?, si chiederebbe lo scrittore inglese Benson. Ma con quella che deriva dall’esperienza di vita vissuta in curva del ministro dell’Interno, che si ricorda degli scontri tragici del 1995 e suggerisce di fare giocare la partita al pomeriggio. E chissenefrega dei tifosi. Però poi, mi raccomando, lamentiamoci del fatto che sempre meno gente va allo stadio. E fingiamo di non ricordare che quando Spagnolo è morto, Genoa-Milan si giocava di pomeriggio.

 

Sono giorni terribili per i giornalisti sportivi, aridi come solo certi campi di periferia degli anni Ottanta, tristi come una sconfitta al 97’ con il Var, vuoti come la bacheca della Roma negli ultimi undici anni. Ci si aggira per le redazioni con lo sguardo annoiato, si aggiorna la timeline di Twitter sperando in una nuova polemica, si compulsano le stories su Instagram di calciatori e fidanzate dei calciatori sperando nella comparsa di un flirt, un bacio, una mezza tetta di fuori. In assenza di partite, esaurito il campionario di luoghi comuni e soluzioni finte contro violenza e razzismo, l’unica speranza sono i sussulti di calciomercato. Ma come in ogni sessione invernale, anche quest’anno gli affari grossi stentano a decollare, e fingere entusiasmo per il ritorno di Gabbiadini alla Sampdoria regge un paio d’ore al massimo. Ecco che allora si è costretti a rifugiarsi nell’abominio del giornalismo sportivo, soprattutto se fatto senza la classe e l’esperienza degli inglesi: il gossip. Come era palpabile l’altro giorno, sulle homepage dei quotidiani, la gioia di chi deve trovare sempre qualcosa per aggiornare il sito e raccattare clic: Lavezzi e Belén insieme in Uruguay? Quale migliore occasione per riproporre gallerie fotografiche della showgirl argentina mentre traduce Platone in tanga, rilanciare video in cui discute di tattica del fuorigioco e riparlare della storia d’amore finita con Iannone? E poiché il gossip è come il maiale, non si butta via niente: Lavezzi mette una foto di Nicole Minetti che fa la dj in una discoteca (e vi lamentate di Sfera Ebbasta…) ed ecco che si può titolare per un giorno che “tra il Pocho e Belén si intromette Nicole Minetti”. Già, Lavezzi: scopro solo grazie a questa avvincente storia che il calciatore argentino non solo gioca ancora, ma è anche il più pagato del campionato cinese. Al peggio non c’è mai fine.