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La morte del Real è fortemente esagerata. Almeno con Casemiro

La sconfitta contro l'Atletico Madrid in Supercoppa europea e la rivincita dei mediani. Perché più di Cristiano Ronaldo i Blancos sono dipendenti dal loro centrocampista difensivo

16 Agosto 2018 alle 17:17

La morte del Real è fortemente esagerata. Almeno con Casemiro

Foto LaPresse

Un giocatore non fa una squadra. Ottavio Bianchi, il tecnico dello scudetto del Napoli di Maradona, lo ripeteva spesso per convincere giornalisti ed esperti. E forse, sussurravano i maligni, per convincere pure se stesso. Un giocatore non fa una squadra, lo ha ripetuto per tutta l'estate anche Julen Lopetegui, allenatore che per il Real Madrid ha dovuto rinunciare ai Mondiali con la Nazionale spagnola. Appena arrivato ha visto partire il suo giocatore più forte, quello che "ogni tecnico vorrebbe allenare" (lo disse alla firma del contratto con i Blancos). Cristiano Ronaldo è partito per Torino, a Madrid è rimasto un grande vuoto, quello di chi crede che le tre Champions League di fila avessero soprattutto una firma, quella del portoghese. E il 4-2 con il quale l'Atletico Madrid ha battuto le Merengues in Supercoppa europea sembra confermare tutto.

 

Peccato che la morte prematura del Real Madrid causa abbandono di Cristiano Ronaldo sia fortemente esagerata. Lo dimostrano i nomi che riempiono lo scacchiere attuale dei Blancos, quei Benzema, Bale, Marco Asensio, e quelli che prima o poi lo riempiranno, i Vinícius Júnior, i Lucas Vasquez, i Borja Mayoral, gente dal futuro assicurato, dicono in Spagna. Lo dimostra, soprattutto, il primo tempo e mezzo della partita: Real attento e padrone del gioco al punto da ribaltare con facilità una partita che si era aperta con la rete di Diego Costa. Anche perché con gente come Kross, Isco e Modric in mezzo al campo uno che faccia finire la palla in rete lo si trova facilmente.

 

 

Se il Real di Lopetegui fallirà non sarà certo perché non ha più il portoghese. Basta guardare alla partita di Tallinn. Perché se esiste tra le Merengues un giocatore che non ha eguali, che regola il baricentro della squadra, questo non era Cristiano Ronaldo e neppure uno degli altri, tanti, giocatori da copertina in maglia bianca e malva. E il paradosso, in uno sport che ha sempre amato e lodato chi la palla la mette in rete, o al massimo chi permetteva agli altri di segnare, è che questo giocatore si muove davanti alla difesa, i palloni li recupera, i falli li fa e sul tabellino dei marcatori non figura (quasi) mai. Carlos Henrique Casemiro, per tutti soltanto Casemiro, ha dimostrato ieri (e non solo ieri) che per fare un buon racconto non bastano protagonisti efficaci, ma anche la sostanza di una trama. Quella che lui tesse nell'ombra, soprattutto quella che lui scioglie alle speranze altrui.

 


Foto LaPresse


  

Real Madrid - Atletico Madrid 2-4

Il tabellino dice che contro l'Atletico, alla sua uscita dal campo al minuto settantasei, il Real Madrid vinceva 2-1. Che il gol di Diego Costa, il secondo, è arrivato al minuto settantanove, gli altri due nel recupero. Sembra una coincidenza, forse lo è, anche perché sul gol dell'attaccante dei Colchoneros pesa soprattutto l'errore grossolano di Marcelo. Quello che non dice però il tabellino è che, indipendentemente dal gol di Diego Costa, dopo l'uscita di Casemiro il Real è stato incapace di arginare il gioco a centrocampo dei biancorossi. E non è la prima volta che accade. "Combatte per la palla e aiuta i difensori centrali. Se la squadra attacca e si espone, c'è bisogno di un giocatore come Casemiro; aiuta a sostenere il sistema, perché il sistema è lui che lo manovra", aveva detto Zinedine Zidane nel novembre del 2017 dopo aver rischiato più volte di subire gol dal Las Palmas all'uscita del brasiliano (la partita finì comunque tre a zero).

 

Casemiro rappresenta la rivincita del mediano, quello troppo spesso ignorato, a volte bistrattato, che nessuno vede, la cui maglia non va mai a ruba e molte volte ce ne si dimentica facilmente. E' la rivincita dell'ordine sulla fantasia, del senso della posizione sul senso scenico. Casemiro è la nemesi di Cristiano Ronaldo, la sua imprescindibilità è la conferma che Nereo Rocco aveva ragione a dire che "Trapattoni vale Rivera se non di più e chi non lo capisce è perché di calcio non ne capisce". Conferma soprattutto che un'estate fa Zidane faceva bene a dire che non aveva bisogno di altri attaccanti quando Robert Levandowski venne avvicinato al Real, ma di un altro Casemiro. Lopetegui sembra non averlo capito: "Non credo che dopo la finale cambi qualcosa nel mercato del club", ha detto ieri sera. Ossia: "L'unica aspettativa che ho dal mercato è un attaccante", aveva detto una settimana fa.

 

Casemiro forse non farà alzare in piedi il Bernabeu per un colpo di tacco, un dribbling o una rovesciata, ma è sicuramente quello che attaccanti e centrocampisti avversari ricordano più facilmente. Raccontò Sivori che nella sua carriera aveva visto tanti giocatori forti, ma solo uno era davvero indispensabile: Luis del Sol. "Avere giocato con del Sol mi ha fatto capire che il calcio non è solo lustrini, deve essere anzitutto sostanza". In poche parole: "Se non c'è chi fa legna mi spiegate come ci si può scaldare?". La domanda l'aveva fatta Gerd Müller una decina di anni fa chiudendo il solito discorso inutile su chi fosse più importante tra lui e Franz Beckenbauer nel grande Bayern Monaco degli anni Settanta. Davanti alle settemila persone che aspettavano la presentazione della squadra disse: "L'unico che ci permetteva di stare al caldo era Rainer Zobel. E stare al caldo ti permette di ragionare e giocare meglio".

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