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Risse e sorteggi Champions

Botte negli spogliatoi a Manchester, il Tottenham non batterà la Juventus

11 Dicembre 2017 alle 15:47

Risse e sorteggi Champions

Pep Guardiola esulta dopo la vittoria dell'Old Trafford contro lo United (foto LaPresse)

Manchester. Il fatto che voi italiani metteste “le quattro inglesi” tra i pericoli numero 1 per la Juventus nel sorteggio degli ottavi di Champions League rende merito alle vostre competenze, e anche un po’ alla vostra paraculaggine. Purtroppo sono anni che le inglesi in Europa fanno peggio del Milan in serie A, e non posso credere che qualcuno pensi che sfidare il Tottenham sia impresa proibitiva per la finalista più perdente della storia del calcio. Guardiola ha avuto il solito culo, e il suo Manchester City affronterà il Basilea, squadra specialista nello scomparire superati i gironi. Non male anche per Mourinho, il suo United giocherà contro il Siviglia, una dei 18 sparring partner di Real Madrid e Barcellona nella Liga. Peggio è andata ad Antonio Conte, con il suo malandato Chelsea che incontrerà i circensi del Barça in quella che tanti milanisti sperano essere la sfida che porterà il Finto capelluto sulla panchina rossonera finito il già imbarazzante interregno di Gattuso. In Europa League ci è rimasto l’Arsenal, dopo che l’Everton è riuscito a finire dodicesimo in un girone da quattro, che giocherà contro una squadra di cui ho già dimenticato il nome (e che proprio per questo eliminerà la banda di Wenger).

 


Alicia Verrando, fidanzata di Bernardo Silva, ha voluto festeggiare la vittoria del derby di Manchster con un bel bagno nella Manica (foto via Instagram)


  

Tornando alle cose serie, cioè la Premier League, non si può non parlare di Manchester United-Manchester City, la partita inglese più vista nel resto del mondo da sempre. Prima però fatemi alzare il calice per Wayne Rooney, rottame di classe che da solo sta tenendo in piedi l’Everton: il rigore con cui ha pareggiato il derby ad Anfield contro il Liverpool, dopo che la sua squadra era stata presa a pallonate pure dai raccattapalle, è una delle cose più vicine all’orgasmo che un tifoso possa provare. Ma veniamo al match della settimana. Va detto innanzitutto che la parte più bella del derby di Manchester è quella che non abbiamo visto, la maxi rissa negli spogliatoi dopo il fischio finale, dove – stando alle fonti che hanno parlato con i giornali – sarebbero state coinvolte venti persone tra giocatori e staff delle due squadre. In campo, prima, avevamo visto tre gol segnati grazie a tre errori difensivi, il solito United di Mourinho che non gioca, e però questa volta neppure segna, il City di Guardiola a tenere palla e provarci un po’ di più, ma senza che il codino unto di De Gea si scompigliasse mai. Hanno meritato i Citizens, spiegavano i pigri commentatori nel post partita, come se il calcio fosse un concorso non truccato e la meritocrazia servisse effettivamente a decidere partite, finali e centimetri di qua o di là dal palo. La cosa più imbarazzante sono stati i 20 minuti finali della partita, durante i quali la squadra di Guardiola ha abbandonato il guardiolismo per trasformarsi in un club di Football League Two: pallone tenuto vicino alla bandierina del calcio d’angolo, svenimenti assortiti ogni volta che un giocatore dello United respirava accanto a uno del City, con conseguente ingresso in campo di medici con defibrillatore e flebo, ritardi stile Trenitalia prima di battere le rimesse dal fondo e tutto il campionario completo delle perdite di tempo più insopportabili della storia del calcio. Giusto e sacrosanto, sia chiaro, ma al prossimo che mi viene a parlare del gioco spumeggiante, coraggioso, spettacolare e all’attacco del Catalano calvo, spacco un boccale di birra sui denti (vuoto, of course, la birra non si spreca mai). E a proposito di botte al pub, le botte che si sono dati Red Devils e Citizens negli spogliatoi fanno già parte della leggenda delle risse da spogliatoio.

 

Lunedì il Guardian ricordava l’epica (loro dicevano “infame”, ma sono pur sempre dei bacchettoni di sinistra) Battle of the Buffet del 2004, quando in un post Arsenal-United Sir Alex Ferguson venne colpito a fette di pizza in faccia. Poiché lo spogliatoio è luogo più omertoso di una cosca mafiosa, non sapremo mai la verità di quanto successo nella pancia dell’Old Trafford, resteranno le dicerie su un Mourinho indemoniato che insultava il portiere del City e un Lukaku particolarmente attivo nel menare le mani. Che non tutto quanto trapelato sui media sia vero lo dimostra un particolare decisivo: al momento non si ha notizia di Ibrahimovic coinvolto nel pestaggio. Impossibile. Certo, la curiosità rimane, e sarebbe bello che qualche giornale riuscisse a intervistare qualcuno dei giocatori protagonisti della rissa, o almeno un testimone oculare. Servirebbe un grande giornalista, uno di quelli che non hanno paura di fare domande scomode, e che sappia raccontare al meglio i sentimenti dell’intervistato. Solo un giornale al mondo ce l’ha, e mi duole ammettere che è un giornale italiano. Direttore Calabresi, cosa aspetti ad affidare questo scoop a Zurlino?

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