Il motivatore di Bonucci non motiva più

Il rigore beffa in Thailandia con il portiere che mentre esulta come un cretino viene beffato dal pallone che rimbalza in rete rischia di essere una terribile metafora del futuro che ci attende

Il motivatore di Bonucci non motiva più

I giocatori del Manchester City si sentono ormai talmente sicuri del loro gioco che si mettono a fare le rovesciate anche a centrocampo (foto LaPresse)

Manchester. Lo so, appena qualche settimana fa scrivevo su queste pagine che sarà l’anno del Manchester United di José Mourinho, e nel giro di due giornate i Red Devils hanno perso la testa della classifica in Premier League e già inseguono il City di Guardiola a 5 punti di distanza. La mia riserva di brandy mi permette di essere ottimista, pertanto mi adeguo alla linea editoriale e dico che sarà comunque l’anno dello United (un gol culone come quello di Rashford in Champions vorrà ben dire qualcosa). Tra meno di due settimane si gioca Chelsea-Manchester United, e i due allenatori hanno già iniziato a titillare i giornalisti con le loro polemiche infantili (ma quanto si divertono, Conte e Mourinho, ogni volta?).

 

Lo Special One si è lamentato degli allenatori che “non fanno altro che piangere e piangere”, Conte ha risposto che José “guarda spesso quello che succede al Chelsea, già lo faceva l’anno scorso, mentre dovrebbe concentrarsi su quello che succede alla sua squadra”. Questo basta per dare vita a imperdibili gag di Antonio Conte in conferenza stampa che chiede al giornalista “ma ti hanno pagato?” (comunque più elegante del “che cazzo di domanda” del serenissimo Sinisa Mihajlovic). Resto ottimista, dicevo, ma osservo preoccupato la fuga di Guardiola e tremo all’idea di un Pep campione d’Inghilterra. Soffro invece vedendo la brutta fine di Wayne Rooney. Che debba abbandonare il calcio prima di una fine ignominiosa l’ho già detto, ma guardarlo lottare per la salvezza in un Everton che farebbe fatica a pareggiare contro il Benevento è troppo. Il suo è un destino simile a quello di altri leader che scelgono di andare in squadre mediocri convinti di poterle risollevare con la propria presenza: si possono fare tutte le dietrologie complottarde del mondo sui cartellini rossi che una volta non arrivavano e adesso sì, ma è innegabile che la parabola discendente di Bonucci nelle ultime settimane è seconda in rapidità e mestizia solo a quella di Harvey Weinstein. Vedere giocare il capitano del Milan fa venire voglia di sintonizzarsi su una partita di metà classifica della Ligue 1 per ritrovare un po’ di qualità in campo. Il suo motivatore ha detto che a Leonardo “serve un bagno di umiltà”, a molti tifosi sembra invece che serva un bagno a Lourdes.

  


Anche la tifosa del Milan Claudia Romani, modella definita da alcuni “l’italiana più famosa a Miami” – evidentemente per le sue originali analisi sulla politica della Florida – non capisce perché la squadra di Montella non stia mantenendo le promesse dell’estate. Qui si dispera per l’espulsione di Bonucci contro il Genoa (foto via Twitter)


 

A sottolineare il momento sereno che vive l’ex difensore bianconero, il tweet in cui Bonucci si dissocia dalle sue parole. Un passo importante, soprattutto dopo essersi dissociato dal ruolo di difensore insuperabile. Gli appassionati rossoneri possono stare tranquilli, però: una volta cacciato Montella dopo la sconfitta contro la Juventus, pare ci sia già pronto l’unico che alla Fiorentina ha fatto peggio dell’Aeroplanino, Paulo Sousa. Obiettivo settimo posto sempre più vicino. Non potrebbe essere che così in un campionato in cui tra le prime cinque e le altre c’è la stessa differenza che c’è tra un libro di Ian McEwan e uno di Roberto Saviano.  Ammetto di invidiare il brandy che conservano nelle cantine di Benevento, deve essere di altissima qualità per farli continuare a dire che la salvezza è possibile. Sempre meglio che in Asia, il continente dei nuovi padroni del calcio: il video virale del rigore calciato sulla traversa con il portiere che mentre esulta come un cretino viene beffato dal pallone che rimbalza in rete rischia di essere una terribile metafora del futuro che ci attende. Fossi milanista o interista mi preoccuperei.

  

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